martedì 16 settembre 2025

Se non facciamo attenzione finiremo come il Giappone

 Il sempre più grande interessamento della psichiatria al mondo del disagio sociale del ritiro volontario, ci fa preoccupare non poco, perchè è la causa scatenante del milione e mezzo di ritirati sociali in Giappone

Per non commettere anche in Europa lo stesso errore del Giappone consigliamo i libri di Carla Ricci














Ecco alcuni punti salienti dell'intervista rilasciata nel 2015

Inoltre, vale la pena sottolineare il cambiamento che è in corso in Giappone e che potrebbe influire su una nuova e diversa percezione del problema: esso consiste nel fatto che attualmente la maggior parte di Hikikomori sembra non siano più adolescenti, ma adulti. Sono informazioni emerse da dati attendibili e che presentano il fenomeno di questi “nuovi hikikomori” (così vengono chiamati), come esito della crisi economica che rende difficile mantenere il posto di lavoro, oltre che a trovarlo.

Misure per contrastarlo direi che sostanzialmente non possono esistere poiché il fenomeno è legato ad un sistema sociale che non può essere cambiato; quello che si fa è di sensibilizzare sul problema del bullismo, ritenuto una delle cause di hikikomori e anche del suicidio giovanile, piuttosto frequente in Giappone. Inoltre, poiché gli hikikomori non sono considerati malati (e in realtà non lo sono), essi non rientrano nel sistema sanitario, con tutti i limiti che questo comporta. Così, sono e rimangono chiusi in camera e la famiglia spesso "protegge” questa chiusura perché se ne vergogna e chiede aiuto solo se la situazione si rende insopportabile.

Inoltre (e questo è ciò che ho rilevato senza tuttavia che nessuno l’abbia ammesso), è difficile per lo psicologo procedere fino in fondo perché per farlo occorrerebbe scavare nelle relazioni famigliari e nel rapporto madre-figlio, elementi influenti nel percorso di auto-reclusione, ma praticamente intoccabili e tanto assunti culturalmente che a volte lo stesso specialista non le rileva. Le forme di aiuto che ho citato si riferiscono comunque ad adolescenti e giovani uomini, ma non i “nuovi hikikomori” per i quali le cose sono comprensibilmente diverse.

Quando il giovane comincia a pensare a ritirarsi fra le cause c’è certamente anche una prostrazione psichica, quindi una forma di depressione, ma non è, a mio parere, l’elemento determinante e solitamente non si protrae durante la reclusione con le peculiarità con cui si definisce la depressione e per questo si può definire a se stante. Chi entra in hikikomori sostanzialmente è solo stanco e vuole prendersi una sosta. E’ stanco a volte fisicamente, ma sostanzialmente è stanco di non sentirsi adatto e come gli altri, di non avere degli altri le stesse motivazioni e di non volerle neppure; non ci capisce più niente e desidera starsene solo e connesso.

In Italia la stragrande maggioranza delle news che parlano dell’hikikomori lo associano alla dipendenza da internet. Lei cosa ne pensa?


    Ecco che posso ricollegarmi a quanto appena scritto. Come spesso succede, è più facile imputare le cause di un fenomeno complesso a qualcosa che si mostra come una lampante e perfino ragionevole causa piuttosto che affondare il coltello nel problema, che significherebbe approfondire le cose con il rischio di non saperlo fare o di trovarsi davanti a qualcosa che non piace a nessuno.

    Ringrazio Lei e i suoi lettori per l’interesse. Vorrei concludere sottolineando nuovamente che per la volontaria reclusione non ritengo esista alcun intervento sociale risolutivo; per ripristinare ciò che è andato perduto non si può sperare neppure in alcuna portentosa cura farmacologica ma occorre trovare il modo di dare a questa perdita una sensata ragione e possibile sostituzione. L’unico luogo che può porsi tale obiettivo è quello più vicino all'hikikomori, sia realmente che metaforicamente, cioè la sua famiglia. Mi riferisco a quelle famiglie che armate di buona volontà siano veramente interessate a mettersi davvero in discussione, senza domandarsi perché abbiamo un figlio chiuso in camera, proprio loro che per quel figlio hanno fatto tutto quello che potevano. Quei genitori che ancor prima di voler fare uscire il figlio, siano pronti a riformare i loro ruoli e guardare dentro a se stessi con coerenza e sincerità abbandonando le mistificazioni con cui hanno convissuto di cui spesso non ne sono neanche consapevoli. Questo sarebbe sufficiente per mettere in movimento un diverso “ambiente emotivo” che influenzerebbe tutti, compreso il figlio rinchiuso








    martedì 2 settembre 2025

    DISAGIO GIOVANILE E SUICIDIO

     




    DISAGIO GIOVANILE E SUICIDIO:

    UNA TRAGEDIA CHE CI RIGUARDA TUTTI.
    Una ragazza di 16 anni si è tolta la vita dopo aver scoperto di essere stata bocciata per la seconda volta.
    È tornata a scuola per recuperare un oggetto e si è gettata nel vuoto.
    Una tragedia che ha lasciato senza parole compagni, docenti e preside.
    Una notizia di cronaca che non dovrebbe passare inosservata né ridursi a un titolo sensazionalistico: è il riflesso di un disagio giovanile profondo, diffuso e ancora sottovalutato.
    Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, un adolescente su sette soffre di disturbi mentali: ansia, depressione, disturbi alimentari, autolesionismo.
    Il suicidio è oggi la terza causa di morte tra i 15 e i 29 anni.
    Eppure, solo il 2% dei fondi sanitari globali viene destinato alla salute mentale.
    Dati che parlano chiaro: stiamo fallendo nella prevenzione e nella cura del benessere psicologico dei giovani.
    Le cause sono molteplici e complesse.
    Bullismo, discriminazioni, abusi, conflitti familiari, isolamento sociale, pressioni scolastiche e sociali.
    A questo si aggiunge una cultura che celebra solo la performance, il successo, l’eccellenza, e lascia poco spazio all’errore e alla fragilità.
    La scuola, che dovrebbe essere un luogo sicuro di crescita, spesso diventa teatro di competizione esasperata e giudizi.
    In tutto questo, dimentichiamo di insegnare una cosa fondamentale: la sconfitta è parte della vita e non definisce il valore di una persona.
    I giovani crescono con l’idea di dover essere perfetti, brillanti, senza sbagliare mai.
    Ma la verità è che nessuno è perfetto: la nostra forza sta nell’essere unici, non impeccabili.
    Sbagliare, cadere e rialzarsi è parte del processo di crescita; è ciò che costruisce forza e consapevolezza.
    Ma le responsabilità non sono solo del sistema scolastico.
    Genitori e insegnanti sono spesso assenti, impreparati o troppo severi, incapaci di cogliere i segnali di malessere dei ragazzi.
    Troppi adulti vivono inseguendo il giudizio sociale e riempiono i figli di aspettative, anziché accoglierli per ciò che sono.
    Se i genitori non imparano a essere un esempio di autenticità, di dialogo e di accettazione, come possiamo aspettarci che i ragazzi sviluppino fiducia in sé stessi?
    E poi c’è lo stigma: chiedere aiuto psicologico è ancora visto come debolezza o follia.
    Questo spinge tanti adolescenti a soffrire in silenzio, temendo di essere giudicati se raccontano il loro disagio.
    Serve un cambiamento culturale radicale: la salute mentale deve essere trattata come quella fisica, senza tabù, senza vergogna.
    Il problema non si risolve con slogan o commemorazioni: servono investimenti seri in psicologia scolastica, formazione per genitori e insegnanti, educazione emotiva nelle classi, spazi di ascolto reale. E serve il coraggio, come adulti, di guardare in faccia le nostre mancanze.
    Ogni adolescente che si toglie la vita non è solo una tragedia personale: è uno specchio che ci rimanda il fallimento di una società che non sa ascoltare.



    ROSSA PERPENDICOLARE

     




    Complimenti a questa insegnante che ha fatto una analisi più che perfetta del fenomeno

    Siamo così sicuri che li dobbiamo curare con gli psico farmaci gli hikikomori? Siamo così sicuri che siano loro a dover cambiare e non la società falsa?
    Sono parole sue
    Noi genitori la ringraziamo infinitamente cara Virginia. Lei ci da tanta speranza



    lunedì 1 settembre 2025

    UN BEL REGALO DELLA NOSTRA PRINCIPESSA

     





    Grazie Principessa…

    Eh sì… i nostri ragazzi sono supersonici, basta ascoltarli!
    Lei la chiamiamo la nostra principessa, perché oltre ad essere molto intelligente e sensibile, è anche bellissima.
    Nel suo ultimo viaggio in Grecia, insieme alla sua famiglia, ha avuto un pensiero per me (ma anche per altri genitori).
    Ha pensato bene, visto che amo cucinare, di regalarmi le famose olive greche di Kalamos.
    Beh ragazzi, quando le ho viste, non ho potuto fare a meno di emozionarmi, lo so, sono fatto così, ma pensare come un semplice pensiero possa far felice una persona beh… per me non ha prezzo!
    Questa sera, mio figlio ed io, abbiamo cenato con l’insalata greca che ho preparato, naturalmente con la ricetta originale, era buonissima!
    Pensate che alla fine della deliziosa cena, mio figlio mi fa… perché non conservi la confezione, per ricordo? E così ho fatto!
    È vero, la grande sensibilità dei nostri ragazzi è spesso un ostacolo difficile per loro ma… che meraviglia i loro sorrisi, quando ce la fanno, quando riescono! Darei qualunque cosa per vederli sempre con quel sorriso che tanto ci scalda il cuore!
    Buona cena a tutti, ma proprio a tutti!


    Tutto muta anche quando tutto sembra fermo





    Ricevo da una mamma e volentieri pubblico

    Sono nata da due genitori che mi hanno cercata in tardissima età e i primi 5 anni ho vissuto in campagna con mia nonna, perchè mia mamma era alcolista e non poteva guardarmi 

    A 6 anni ho dovuto venire in città, perchè al paesello non c'era la scuola e li è cominciato un incubo che è durato 48 anni ed è finito con l'interdizione di mia mamma che aveva comprato un appartamento in costruzione senza avere i soldi. Ho dovuto anche denunciare il costruttore che le aveva fatto un contratto 

    Ma torniamo all'infanzia. Con mia nonna uscivo con qualunque tempo a portare da mangiare a una signora anziana e povera che non aveva nulla, ma proprio nulla, nemmeno la legna per scaldarsi in inverno  

    Bè... il welfare di mia nonna funzionava molto meglio di quello statale di ora e io ho imparato cos'è la resilienza, l'onestà e mia nonna mi ha insegnato che chi non lavora non mangia 

    Certo mia nonna non poteva insegnarmi ad affrontare il cambiamento epocale di una generazione nata senza pc e che morirà col pc. Saremo studiati in eterno 

    Certo mia nonna partigiana non avrebbe mai e poi mai immaginato cosa fosse il ritiro sociale volontario

    C'è una cosa però che non è mutata negli anni: il valore della vita 

    Ma veniamo al ritiro sociale volontario, ovvero a quella storia che ho vissuto sulla pelle e che non pensavo mai e poi mai di vivere 

    I primi tre anni ero allo sbando. Non vi racconto nulla per non spaventarvi

    Poi ho trovato una famiglia. Centinaia di persone che mi volevano bene e quando non sei più sola nel tuo dolore trovi la forza di cercare una strada 

    Il ritiro sociale volontario di un figlio è difficilissimo da affrontare, ma non condivido chi dice che preferirebbe avere un figlio malato, in maniera da avere una chiara strada da percorrere 

    Non auguro a nessuno di passare cio' che sto vivendo io, ma è indubbio che questa esperienza mi ha migliorata

    Adesso vedo i miei sbagli, le numerose assurde aspettative, la mia ansia che ho riversato in famiglia pur non volendo, ma ho imparato tanto e sono una persona più matura 

    Solo vi raccomando di non stare mai soli, sennò vi crolla il mondo addosso 

    Soli siamo persi e il carico è meno pesante a portarlo in tanti 

    Ringrazio chi mi vuole bene ed è rimasto al mio fianco. Sono centinaia di genitori come me, che soffrono come me, che gioiscono delle piccole cose e che hanno la consapevolezza che i nostri figli non si adattano a questo mondo perchè sono 100 anni avanti 

    Non molate mai! Tutto muta anche quando tutto sembra fermo 



    RICARICHIAMO LE BATTERIE

     




    Ricarichiamo le batterie…

    Domenica mattina, insieme a tanti altri genitori, ci siamo ritrovati tutti insieme per un caffè, qui a Roma, al laghetto dell’EUR…
    Ci incontriamo sempre, appena possibile, ma non pubblicherò foto di noi, perché ciò che vorrei mostrare non lo puoi vedere, ma lo puoi solo sentire, con uno sguardo, un abbraccio, ed allora ritrovi finalmente un po’ di calore.
    Ho sentito la stanchezza nei loro cuori, la frustrazione di non riuscire ad aiutare i propri figli perché, purtroppo, si rimane sempre da soli.
    Ed è qui che dobbiamo combattere, iniziando da noi stessi, cercare sempre quella famiglia del cuore, che magari sulla carta non esiste, ma vi assicuro che è meravigliosa!
    Vi riporto uno dei tanti commenti che ho ricevuto…
    A presto!!! È bello parlare con voi
    Naturalmente ci siamo salutati con il cuore di nuovo acceso, con quella strana sensazione che ti invade come la neve, la speranza!
    Credo proprio che stiamo andando avanti, tutti insieme, in una strada che non conosciamo, ma finalmente non sentiamo più quella solitudine che tanto ci fa star male!
    Grazie a tutti, presenti e non, con tutto il cuore!



    OLTRE IL DANNO LA BEFFA

    Certo non avrei mai e poi mai pensato in questo maggio 2026 di litigare col C.A.F. - Se suo figlio ingegnere sono 10 anni che non lavora ha ...