sabato 18 aprile 2026

Il ritiro sociale volontario al salone del libro di Torino 2026

 





Hikikomori racconta il silenzio. Quello dei ragazzi chiusi nelle loro stanze, estranei alla scuola, alla famiglia, alla vita. Il silenzio delle madri che non trovano più parole per farsi ascoltare. Il silenzio dei padri che si vergognano del dolore. Ma anche il silenzio fertile di un incontro inatteso: quello con Betta, che ha conosciuto la solitudine più nera e ne è uscita alla luce. In un centro di ascolto, un gruppo di ragazzi hikikomori si incontra per la prima volta. Non si parlano subito, non si guardano, ma Betta li accoglie in un clima di ascolto e silenzio. Le loro storie si svelano, c'è chi si è perso nel mondo digitale, chi è stato frantumato dal giudizio, chi ha smarrito la voce sotto il peso di un'esistenza che chiede troppo. Tra riferimenti filosofici, visioni notturne e una fede che si fa rifugio e rinascita, i ragazzi percorrono insieme il confine tra assenza e presenza, emarginazione e speranza. Il viaggio culmina in una consapevolezza condivisa, una nuova preghiera: "se ci sei, allora parlami, aiutami", che non è solo una supplica, ma un atto di coraggio. Hikikomori intreccia le voci di chi ha smarrito il senso e cerca, disperatamente, una ragione per rialzarsi 





PREMIAZIONE X EDIZIONE DEL CONCORSO LETTERARIO ADOTTA L'ORSO

Sabato 16 maggio, ore 10.30. Sala Madrid 

Con Chiara Bugnone, Marilisa Dulbecco, Martino Menghi, Laura Pompeo, Barbara Rossi, Camilla Savarè 

L’idea di indire un concorso aperto nasce dal lavoro dell’Associazione Cisproject, che dal 2008 è attiva con laboratori di scrittura e lettura presso la Casa di Reclusione di Milano-Opera. Il concorso si propone di far emergere le diverse forme di auto-isolamento dal mondo esterno, un delicato problema che riguarda sempre più persone di ogni età e condizione, attraversando fragilità e diversità vissute da molti come una colpa difficilmente confessabile.

Il 12 maggio 2024 ero al salone del libro alla premiazione del concorso "Adotta l'orso" e c'erano le solite frasi di rito in cui si spiegava il concorso e la mia mente era come al solito in pausa perchè sappiamo che ne sentiamo sempre di tutti i colori sul ritiro sociale, ma ben poche volte ci azzeccano, quando lui mi ha colpita con due frasi.

Anche un toro fa due passi indietro prima di andare alla carica e un ritiro potrebbe essere la migliore base di lancio per una bellissima vita
Grazie Martino Menghi, lei ha regalato la speranza a molti genitori disperati









CAPIRE GLI ADOLESCENTI

Venerdì 15 maggio ore 16.45. Padiglione 4 Sala gialla
Con Sara Baroni, Elena Buday, Marco Crepaldi, Alessandrta Marcazzan

Un confronto sulle diverse forme del disagio giovanile: dalla violenza sul corpo all’isolamento sociale.




La gara delle polpette alle melanzane

 




Nelle nostre chat di genitori poveri di hikikomori (ci siamo uniti perchè non potendo pagare nessuno ci vuole) vige la regola dell'empatia e dell'affetto 

La scorsa domenica, nella nostra casetta in campagna, sono andate a ruba due prelibatezze: una torta fatta da un nostro ragazzo e le polpette di melanzane fatte da una nonna sprint 

Dato che non si parlava di altro che delle polpette sprint della nonna sprint, ieri sera c'è stata la gara delle polpette, vinta .. e non poteva essere diversamente.. dal grande maestro di cucina Fabio Busetti 

Se vi volete cimentare anche voi vi lascio la ricetta 

Polpette di melanzane

ingredienti polpette di melanzane:

- 2 melanzane grandi

- pane morbido   strizzato(due panini)

- 2 uova 

- pecorino grattugiato

-prezzemolo tritato 

- pepe 

-un dente di aglio tritato 

- sale

procedimento:

-tagliare a tocchetti le melanzane e cuocerle nell'acqua 

- scolarle e farle raffreddare, strizzare molto bene, sminuzzare con la mezza luna. Aggiungere tutti gli ingredienti di cui sopra, se impasto risulta morbido aggiungere pane grattugiato.  Passare le polpette nel pane grattugiato e friggere fino a doratura. Dentro si può mettere qualsiasi salume che piace sminuzzato.

La casetta in campagna 


venerdì 17 aprile 2026

Grande, grandissimo, immenso Matteo Zicca




 IL GRIDO SILENZIOSO DEGLI HIKIKOMORI

Sempre più frequentemente si sente parlare del fenomeno degli hikikomori, termine giapponese utilizzato per indicare il ritiro sociale volontario.
Gli hikikomori, prevalentemente adolescenti ma anche giovani adulti e adulti, sono persone che decidono di ritirarsi dalla vita sociale, confinandosi nella propria casa o nella propria stanza.
Non esistono ancora cifre precise in Italia, ma diverse associazioni parlano di oltre 100.000 casi, con una tendenza che sembra destinata ad aumentare nei prossimi anni.
Parlare di questo fenomeno è importante perché, oltre alla salute e al benessere delle persone direttamente coinvolte, anche le famiglie e la società nel suo insieme ne subiscono le conseguenze sotto molteplici punti di vista.
Per questo motivo è fondamentale fare un po’ di chiarezza sull’argomento.
Innanzitutto, è importante chiarire che essere hikikomori non è un disturbo psichiatrico e non può essere considerato di per sé una sindrome o una patologia.
Le cause che portano al ritiro sono molteplici e variano da individuo a individuo. Tuttavia, ciò che spesso accomuna gli hikikomori è una forma di rinuncia ai modelli dominanti di una società che impone forti pressioni legate al successo, alla competizione e al conformismo.
A questo si aggiungono altri fattori rilevanti: la possibile comorbilità con disturbi preesistenti, una storia familiare complessa, una bassa autostima, difficoltà scolastiche, esperienze di isolamento o bullismo, un uso disfunzionale della tecnologia e delle relazioni digitali, e una difficoltà nella regolazione emotiva e nella gestione dell’ansia sociale.
Si tratta quindi di un fenomeno complesso e articolato, che non può essere esaurito in un unico post.
Alla luce di ciò, considerato che si tratta di una realtà da non sottovalutare, cosa si può imparare da tutto questo?
Dipende molto dal contesto e dagli obiettivi.
Per la società, questo fenomeno può rappresentare un segnale, quasi un campanello d’allarme, e allo stesso tempo un’opportunità per ricalibrare uno stile di vita che da tempo mostra crepe profonde.
Non riguarda solo gli hikikomori: l’aumento delle problematiche psicosociali diffuse ci indica chiaramente che qualcosa non sta funzionando. E le conseguenze si riflettono ovunque — nel lavoro, nelle relazioni, nella famiglia, nella scuola.
Forse è il momento di iniziare a ripensare il modello stesso di “normalità”: una normalità che spesso coincide con prestazione continua, efficienza, esposizione e confronto costante.
Serve il coraggio di immaginare una società più sostenibile e più umana, che metta al centro la persona nella sua complessità e non solo nella sua produttività.
Questo significa investire seriamente in educazione emotiva, prevenzione, ascolto, spazi di espressione autentica.
Significa riconoscere l’individuo come fine e non solo come mezzo, valorizzando percorsi non lineari, tempi diversi, fragilità e differenze.
Perché ignorare questi segnali oggi significa pagarne il prezzo domani, a livello collettivo.
Per quanto riguarda le famiglie, è fondamentale non sottovalutare il problema.
Un po’ per mancanza di strumenti, un po’ per vergogna o tabù, un po’ per la pressione della quotidianità, spesso i ragazzi coinvolti rischiano di sentirsi ancora più sbagliati, ancora più soli, ancora più “problema”.
È importante ascoltare senza giudicare, accogliere senza forzare, esserci senza invadere.
Ma soprattutto è fondamentale lavorare su sé stessi: i figli non hanno bisogno di genitori perfetti o solo efficienti, ma di adulti emotivamente presenti, consapevoli e oserei dire felici.
Un genitore che sta bene, che si conosce, che sa gestire le proprie emozioni, diventa automaticamente un punto di riferimento più solido.
Al contrario, un clima fatto di ansia, aspettative rigide o giudizio può amplificare il ritiro.
Chiedere aiuto non è un fallimento, ma una risorsa. Psicologi, educatori e altri professionisti possono offrire strumenti concreti per comprendere e affrontare la situazione.
E allo stesso tempo è importante creare una rete: scuola, servizi, famiglia devono dialogare, non lavorare in isolamento.
Serve pazienza, tempo e fiducia: uscire dal ritiro non è un processo lineare né immediato, ma possibile.
Infine, se sei una persona che si riconosce in queste parole, voglio dirti qualcosa.
Le tue scelte sono comprensibili e meritano rispetto.
La società può essere dura, a volte ingiusta, e questo è un dato di fatto.
Ma il tuo benessere viene prima di qualsiasi regola sociale.
Esistono persone che vale la pena incontrare, esperienze che possono sorprenderti, passioni che possono darti senso, valori che puoi costruire nel tempo.
E tutto questo può iniziare anche da piccoli passi, senza dover “tornare nel mondo” tutto in una volta, se necessario chiedi aiuto senza vergogna.
Smettila di paragonarti continuamente agli altri.
Le vite che vedi sono spesso solo una parte della realtà e spesso si tratta di maschere e finzione.
Impara, con i tuoi tempi, a conoscerti e ad accettarti. Nessuno è come te.
La tua unicità è la tua risorsa più grande e il dono più prezioso.
Non piacerai a tutti, riceverai critiche, incontrerai ostacoli. Fa parte del gioco.
Ma ciò che conta davvero è costruire una vita che abbia senso per te, non per gli altri, non secondo i canoni imposti, ma secondo la tua identità, i tuoi valori, la tua sensibilità.
Non devi essere perfetto. Devi essere vero, devi essere TU!


Scritto molto bene, bravo. Condivido tutto, è sulla mia stessa linea. Valentina di Liberto


E Matteo ci ha portato bene oggi.. 160 ingressi!




Complimenti dott.Roberto Coni!




Certe parole ti scaldano il cuore poi quando vedi - lotta al bullismo - noi genitori di hikikomori ci si apre una luce, anzi un faro 

...

In un mondo che educa quasi esclusivamente alla prestazione, ci stiamo dimenticando dell'unica cosa che ci rende davvero umani: la capacità di sentire l'altro. Sembra che l’unico obiettivo sia superare qualcuno, arrivare davanti, occupare un posto a scapito di un altro. Ma questa ossessione per il primato sta solo creando un vuoto profondo nelle relazioni tra i ragazzi.
Insegnare l’empatia non ha nulla a che fare con la teoria. È una pratica quotidiana che serve a capire che chi abbiamo di fronte non è un rivale da battere, ma una persona con la propria complessità. Quando un adolescente impara a non vedere l'altro come un ostacolo al proprio successo, sta acquisendo una libertà che nessuna competizione potrà mai dargli.
E poi c’è la gentilezza. Non è cortesia o debolezza di carattere. È una scelta di forza. In un contesto che spinge all'arroganza e alla risposta pronta, essere gentili richiede una stabilità emotiva notevole. Significa saper gestire un conflitto o una divergenza senza dover necessariamente prevaricare o umiliare chi si ha davanti.
Dovremmo smettere di celebrare solo i traguardi individuali e iniziare a dare valore a come i ragazzi stanno insieme. Se continuiamo a lodare solo chi emerge, perderemo di vista l'importanza di chi sa collaborare e sostenere.
L’empatia e la gentilezza sono le uniche basi solide su cui costruire una comunità che non sia solo un insieme di solitudini che corrono l’una contro l’altra.
È ora di cambiare le priorità di ciò che riteniamo importante .



Il giusto parere del dott.Martino Menghi






 Il 12 maggio 2024 ero al salone del libro alla premiazione del concorso "Adotta l'orso" e c'erano le solite frasi di rito in cui si spiegava il concorso e la mia mente era come al solito in pausa perchè sappiamo che ne sentiamo sempre di tutti i colori sul ritiro sociale, ma ben poche volte ci azzeccano, quando lui mi ha colpita con due frasi.

Anche un toro fa due passi indietro prima di andare alla carica e un ritiro potrebbe essere la migliore base di lancio per una bellissima vita
Grazie Martino Menghi, lei ha regalato la speranza a molti genitori disperati



giovedì 16 aprile 2026

IL PARERE DI FABIO BUSETTI SUL RITIRO SOCIALE





Opportunità e importanza della "rete"

Quando si parla di ritiro sociale volontario, i nostri ragazzi hikikomori, si è soliti cercare chiarimenti appoggiandosi a numeri, indagini di società, statistiche, per poter capire la diffusione di questo doloroso disagio…
Purtroppo non sappiamo le cifre esatte, si parla di 200.000 famiglie, ma siamo convinti che siano molti di più!
Giornalmente parlo di questo problema e immancabilmente mi rispondono con una situazione nota di ritiro tra conoscenti o familiari… quindi si, crediamo siano molti di più e che si veda solo la punta dell’iceberg!
Il problema è molto difficile da affrontare, perché le concause sono tante e spesso diverse in ogni situazione.
Ma una cosa è certa, tutte portano al ritiro volontario dalla società, rifiutando qualunque tipo di relazione e spesso inizia proprio dai rapporti familiari, dove i ragazzi non sono ascoltati, non sono capiti, forse per via dei nostri dogmi spesso errati, che consideriamo un successo: la scuola, il lavoro, insomma l’affermazione sociale come individuo che produce.
Ma non si parla mai di qualità della vita, di umanità, di amore, valori che, per i nostri ragazzi, sono necessari.
Ciò che però non si riesce ancora a vedere, è che il ritiro sociale volontario è una vera e propria rivoluzione sociale silenziosa, dolorosa, per chiunque la stia vivendo in prima persona.
Ma allora, perché si tenta in tutti i modi di “curare” questo disagio?
Non sarebbe meglio rimboccarci le maniche, cercare di capire il perché, lasciando andare i dogmi di cui siamo farciti?
Noi abbiamo scelto questa strada, l’ascolto, continuando ad aprire porte al fine di migliorare la qualità di vita, perché crediamo fermamente una cosa… I nostri figli hanno ragione!
Quindi, se riusciamo a vedere le grandi potenzialità di questi ragazzi, ecco che potremmo renderci conto che che possono diventare… un’opportunità!
Si, proprio un’opportunità, per migliorare la società attuale, ormai allo sbando e sono proprio i nostri ragazzi che ce la stanno offrendo su un piatto d’argento, con la loro voce del silenzio!
Ma per poter perseguire questo obiettivo è necessario partire dalla sinergia, dobbiamo cioè spogliarci delle nostre convinzioni e cercare un confronto tra tutti gli attori coinvolti, quindi ragazzi, genitori, scuola, lavoro, professionisti, istituzioni, insomma facendo rete, dove si è tutti alla pari, e nessuno è più bravo dell’altro!
E, forse, riusciremo davvero ad avere un mondo migliore!






mercoledì 15 aprile 2026

STORIA DI INDACO





 A quasi 100 puntate della meravigliosa trasmissione INDACO di radio ERRE18 la casa degli artisti APS, sento la necessità di raccontare come tutto è iniziato 

Un giorno Maria Clapan mi dice: - Senti Lina, vuoi venire con me in radio che parliamo di hikikomori? 

Per me era un periodo negativo, perchè iniziavo ad avere delle delusioni sia familiari che sociali e non ne avevo voglia, ma Maria ha insistito e sono andata 

Quando ho visto l'ambiente e Gianluca Gobbi mi sono illuminata d'immenso 

Io sono un po' strega e non mi sono mai sbagliata nella mia lunga vita. Se una persona l'ho considerata vera al primo impatto si è poi dimostrata tale, se l'ho considerata falsa s'è poi stra dimostrata falsa 

Gianluca Gobbi è tanta roba 

Il primo viaggio in macchina di me e Maria è stato accompagnato da un euforico Fabio Busetti, che in seguito ha fatto parte del team di comando e regia 

Pensate che io e Fabio e Gianluca abbiamo una chat di whatsapp di coordinamento nella quale non è nemmeno necessario scrivere, ci capiamo a telepatia 

Da quel ottobre 2024 abbiamo intervistato genitori, ragazzi, professionisti, giornalisti, insegnanti, artisti e, purtroppo, solo un hikikomori adulto perchè gli adulti temono di essere riconosciuti

Comunque il nostro vanto è di "non una puntata buca"

Un giorno che  Gianluca Gobbi non era riuscito a registrare, a mezz'ora prima della puntata, ho beccato mio marito in mountain bike in collina con gli amici e gli ho detto.. devi dire qualcosa 

Bè.. è stata una delle poche volte che mio marito ha detto cose giuste 

Quindi cari amici .. aiutateci se siete interessati alla giusta informazione e supportate l'on Daniela Ruffino che ha fatto una proposta di legge che potrebbe cambiare il corso delle nostre vite 

Vi vogliamo bene 

Lina

facebook.com/ERRE18aps 

erre18.com 

erre18.com/programmi/indaco/




Il ritiro sociale volontario al salone del libro di Torino 2026

  Hikikomori racconta il silenzio. Quello dei ragazzi chiusi nelle loro stanze, estranei alla scuola, alla famiglia, alla vita. Il silenzio ...