mercoledì 2 settembre 2026

IL PARERE DI MATTEO ZICCA. B





Possiamo immaginare la fobia sociale e il senso di inadeguatezza come un fondamentale errore di valutazione e di percezione.

Senza entrare in contesti clinici, è interessante fare una riflessione sul rapporto che lega l'individuo al mondo.
Perché così tante persone soffrono sentendosi costantemente inadeguate, "sbagliate" o non all'altezza? Perché un semplice giudizio, una critica o un pettegolezzo riescono a incrinare l'autostima, e perché un'assenza, una brutta parola o un determinato comportamento possono ferire così profondamente?
È un tema vastissimo che può essere utile approfondire con uno psicologo.
Ad ogni modo vale la pena focalizzarsi su tre aspetti fondamentali.
Il primo è la valutazione.
Tendenzialmente si tende a farsi un'idea di una persona o di un comportamento molto rapidamente, lasciandosi guidare dall'emotività. Da un lato si sopravvalutano gli altri, convincendosi che siano tutti migliori, più bravi e perfetti; dall'altro si finisce per vedere solo i lati negativi, i difetti e le mancanze. Ne consegue una distorsione che fa percepire realtà che di fatto non esistono. Chiunque indossi una maschera mostra solo la parte migliore di sé e nasconde ciò che non gli piace: è un semplice meccanismo di sopravvivenza. La verità è che non esistono persone perfette, sempre nel giusto o costantemente al top, così come non esistono individui totalmente malvagi, opportunisti o egoisti. Gli esseri umani sono estremamente più complessi e ricchi di sfumature.
Il secondo aspetto riguarda la percezione e la proiezione.
Le persone tendono a vedere negli altri ciò che si aspettano di vedere in base al proprio modello del mondo, ai propri bisogni e alla propria emotività.
Di fatto si perde di vista la totalità dell'altro e del suo comportamento, distorcendo la realtà e creando continui giudizi e incomprensioni.
Infine, occorre considerare il locus of control.
Chi possiede un locus of control interno si assume la piena responsabilità della propria vita, delle proprie azioni e del proprio destino. Chi ne ha uno esterno tende invece a credere che gli eventi dipendano esclusivamente dagli altri e da fattori fuori dal proprio controllo.
Un eccesso in entrambe le direzioni risulta dannoso: un locus interno rigido genera ansia da prestazione e un forte senso di colpa di fronte al fallimento, mentre un locus totalmente esterno porta alla passività, spingendo a colpevolizzare sempre gli altri o gli eventi e a delegare all'esterno il proprio benessere.
Da queste considerazioni emergono insegnamenti preziosi per la vita di tutti i giorni.
Si comprende che non ha senso confrontare se stessi con la maschera pubblica degli altri, né permettere ai giudizi altrui di definirci, perché la critica parla quasi sempre di chi la pronuncia, dei suoi limiti e delle sue proiezioni.
Una parola ferisce davvero solo quando trova all'interno un dubbio preesistente a cui agganciarsi, così come l'illusione di poter controllare tutto o, al contrario, la rinuncia a ogni responsabilità privano della propria vera forza e autonomia.
In definitiva, gli altri pensano a chi si ha di fronte molto meno di quanto si immagini, poiché ognuno è impegnato a gestire la propria vita.
Smettere di idealizzare o demonizzare chi ci circonda restituisce la libertà di interagire con esseri umani reali e imperfetti, ricordando che la vera autostima fiorisce proprio quando si comprende che la fobia sociale non è una condanna strutturale, ma solo un errore di valutazione da cui ci si può liberare.
Quando inizi a volerti bene, gli altri ti incuriosiscono e non fanno più paura, e diventi finalmente libero/a.


lunedì 31 agosto 2026

Perchè ci serve una legge nazionale che ci tuteli

 




Per una serie di incomprensioni, perchè è mancato il dialogo, un uomo di 34 anni o ragazzo di 34 anni, le interpretazioni sono personali, è sotto processo per stolking al condominio. Sui giornali è apparsa la notizia che è un hikikomori, ma la maggior parte delle persone non sa cos'è e ancor peggio il giudice puo' dire che a livello legale gli hikikomori non esistono 

Siamo venuti in contatto, per vie traverse, con un hikikomori di 39 anni, con tre bambini. Un uomo che ha subito gravi problematiche sul lavoro

C'è una madre di un hikikomori di 37 anni che chiede al padre del ragazzo aiuti finanziari poichè lei è povera e il padre è ricco. La risposta è stata: mi sono informato, gli hikikomori sono adolescenti attaccati al pc, nostro figlio è adulto, non è hikikomori 

E poi tante altre storie di insegnanti chiuse in camera dal tempo del covid, nonostante avessero risolto molti problemi dei loro alunni, uomini diventati hikiki a 52 anni e ci hanno anche lasciato l'intervista 

Purtroppo facendo solo indagini tra gli studenti e non tra i NEET c'è una percezione sbagliata del problema che ci farà finire dritti come il Giappone, ovvero a un milione o forse un milione e mezzo di ritirati sociali 

Vi lasciamo il link della petizione pro legge Ruffino, aiutateci per favore 

LEGGE SUGLI HIKIKOMORI. IL PARLAMENTO LA DISCUTA SUBITO.

L'intervista a Francesco 


PARLIAMO DI NEURODIVERGENZE

 




Ricordo che la mia maestra delle elementari, già più di mezzo secolo fa, diceva che certe difficoltà dei bambini un domani avranno un nome

Ed ecco il nome: neurodivergenza, ovvero un funzionamento neurologico e cognitivo che si discosta dalla media della popolazione definita neurotopica 

Ora.. è qui che si aprono gli scenari più impensati 

Quando prendi la patente e guidi la tua macchinina hai due possibilità molto chiare: o porti un anziano a fare una visita medica o ti scagli sulla folla per fare del male 

Fino a qui tutto chiaro, ma che dire se finisci sulla folla per un malore, ma poi sai.. forse un po' di tasso alcolico nel sangue c'era, e si che comunque quella patologia cardiaca non era ben curata .. e quindi si apre il romanzo infinito 

Così è stato per le neurodivergenze finchè il dott Galimberti non ha preso una posizione chiara 

“La scuola è diventata una clinica psichiatrica”
Queste le parole dello psicoanalista Umberto Galimberti.


"La scuola elementare sembra che sia diventata una clinica psichiatrica, sono tutti discalculici, disgrafici, dislessici, asperger, autistici, ma chi l’ha detto? Ai tempi miei non c’erano queste condizioni, c’era uno che era più bravo e quell’altro un po’ meno bravo che poi si esercitava e diventava bravo. Perché patologizzare tutte le insufficienze?"
Umberto Galimberti







Il prof Galimberti è supportato dai più grandi studiosi


In più si aggiunge la pretesa psichiatrica di voler etichettare massicciamente questa generazione. L’Adhd, il cosiddetto ipercinetismo, lo spettro autistico, il Dop, disturbo oppositivo provocatorio, e quant’altro sono sempre più presenti nelle nostre vite. Un aumento totalmente privo di evidenze scientifiche.

Cioè che ne risulta è un quadro drammatico ed etichettante, con lo scopo di dichiarare malati questi ragazzi e ragazze. Considerando i loro stati ansiogeni appartenenti alle condizioni tipiche della loro età e alle situazioni che ho precedentemente descritto come problemi della singola persona. Portando così il singolo ragazzo a essere un problema per la società.




La logopedista Ludovica Isotta Turchetti, nella rubrica I Protagonisti, condotta da Francesco Bunetto, ha denunciato una tendenza diffusa tra genitori e insegnanti a cercare diagnosi e certificazioni per i bambini come strumento per rassicurare sé stessi.



Dopo il dott. Galimberti, il dott. Novara, il dott. Tonioni, la dott.ssa Vincenza Palmieri, abbiamo trovato un'altra professionista che parla di diagnosi affrettate 
Complimenti dott.ssa Ludovica Isotta Turchetti 

domenica 30 agosto 2026

BRAVO LEONARDO LEONE!





 Oggi appena un ragazzo incontra una fatica, troppo spesso gli viene appiccicata un’etichetta.

E da lì il rischio è enorme: che non lavori più sulla crescita né la scuola, né la famiglia, né lui stesso.
In questo video ti dico perché, secondo me, così non stiamo aiutando i ragazzi. Li stiamo indebolendo.
Guardalo fino alla fine e poi dimmi la tua nei commenti.

Il mio viaggio in Giappone, di Elina e Marzia

 




Molto bello questo post di IL MIO VIAGGIO IN GIAPPONE, un sito di due ragazze italiane che fanno le guide turistiche in Giappone 

In Giappone ci sono insegnanti che ogni mattina preparano una lezione per bambini che forse non riusciranno nemmeno a varcare il cancello della scuola.
Non perché non vogliano imparare. Non perché siano pigri.
A volte semplicemente non ce la fanno.
In Giappone esiste una parola:
不登校 - futōkō.
Indica quei bambini e ragazzi che per periodi prolungati, smettono di frequentare la scuola. Un fenomeno gravissimo di dispersione scolastica.
Dietro possono esserci, fattori come: ansia, difficoltà nelle relazioni, bullismo, pressione scolastica, disagio familiare.
Ma soprattutto ci sono ragazzi che a un certo punto, guardano la porta di casa e sentono che uscire è diventato troppo difficile.
A Miyagi, alcuni insegnanti stanno cercando un modo diverso per raggiungerli.
Non sempre dicendo:
“Domani devi tornare a scuola.”
A volte partono da molto meno.
Un giovane insegnante racconta di proporre obiettivi minuscoli:
“Oggi proviamo ad arrivare fino a quel palo?”
E magari il giorno dopo:
“Proviamo fino al cancello della scuola?”
Un palo. Un cancello. Pochi metri.
Per qualcuno possono sembrare niente.
Per un ragazzo che da settimane non riesce a uscire di casa possono essere enormi.
Ed è forse questa la parte che fa più male.
Perché mentre gli altri entrano in classe, aprono i quaderni, ridono durante l’intervallo e tornano a casa lamentandosi dei compiti…c’è qualcuno che vorrebbe semplicemente riuscire a fare quello che per gli altri è normale.
Arrivare fino alla strada.
Fino al cancello.
Magari, un giorno, fino alla propria sedia.
In Giappone il fenomeno continua a crescere nonostante diminuisca il numero complessivo dei bambini.
A Miyagi, secondo un reportage del Kahoku Shimpo ripreso dal The Japan Times, in una classe elementare possono esserci in media uno o due alunni che non frequentano regolarmente; alle medie il numero può salire a due o tre.
E anche gli insegnanti raccontano la propria impotenza.
Vorrebbero aiutare, telefonano e provano a parlare con le famiglie. Cercano una porta che non faccia paura. Ma non sempre vengono accolti.
Forse è facile chiedere:
“Perché quel ragazzo non va a scuola?”
È molto più difficile chiedersi:
“Quanto deve stare male un ragazzo perché anche attraversare un cancello diventi una montagna?”
E forse, qualche volta, aiutare non significa trascinarlo dall’altra parte.
Significa semplicemente camminare accanto a lui.
Prima fino al palo. Poi, se ce la farà, fino al cancello.






sabato 29 agosto 2026

DIETRO UN SORRISO

 




Con molta, moltissima fatica ho letto il meraviglioso libro di Lara Brufatto

Il libro ha sempre stazionato li, vicino al mio pc, ma alcuni giorni dicevo: oggi ce la faccio, oggi non ce la faccio 

E' la storia di Giorgio, un bambino che ha incontrato molte poche persone oneste, pulite ed empatiche e tante persone invidiose, perchè si sa che il male si accanisce sul bene, dai tempi di Caino e Abele 

Ma è la storia anche di Lara, una madre coraggio che ha spostato le montagne nel nome di un figlio meraviglioso 

Non riesco a raccontarvi la storia.. davvero troppo dolore e poi quel capitolo in cui si narra dell'insegnante che in terza elementare ha trattato molto male Giorgio.. davvero li la mia lettura ha avuto uno stop di molti giorni 

Vorrei pero' dirvi della conclusione del libro, di come Lara si batte perchè non venga infangato il nome del figlio, perchè ci sia giustizia, la stessa giustizia che Giorgio ha sempre inseguito, di come Lara si batte perchè ci siano famiglie che non abbiano a patire cio' che ha patito lei, suo marito e il loro cucciolo 

Eggià.. è quello che dico sempre io, non toccate i cuccioli che le madri vi rivoltano come un pedalino 

Vi consiglio caldamente la lettura di questo manuale di bontà, vi farà diventare genitori migliori 

Dietro un sorriso. Lara Brufatto

La panchina dell'amicizia di Gio'  

Gallarate: Panchina di Gio, l'amicizia contro la depressione  


venerdì 28 agosto 2026

CONSIDERAZIONI DI UNA MADRE




 Viste le assurde sterili polemiche degli ultimi giorni, ci tengo a fare una precisazione 

Quando tu hai la glicemia alta, sopra un certo valore standard, sei malato, hai il diabete 

La malattia mentale non ha confini precisi, ma nel caso del ritiro sociale volontario, se capita in obbligo scolastico, ti succede quanto segue

Fino a che non passa la legge Ruffino, le nostre famiglie, sono costrette a portare i figli dal neuro psichiatra per la deroga delle assenze 

Dato che il neuro psichiatra è un medico e non puo' certificare un disagio, deve dire che c'è una fobia scolare, che è una malattia e quindi giù farmaci, secondo il prontuario medico. E' vero che c'è anche il medico che capisce l'assurdità della situazione e non da farmaci, ma c'è anche chi non appoggia la legge Ruffino e quindi questa situazione disastrosa per le nostre famiglie potrebbe andare avanti all'infinito 

Per quello che riguarda le neurodivergenze è chiaro che oggi c'è un abuso diagnostico. Non lo dico io, lo dicono Galimberti, Novara, Turchetti, Palmieri, Tonioni ed altri 

La mia maestra delle elementari, grande persona, ogni tanto faceva fare i lavori di gruppo con i banchi a cerchio e in quei giorni i più bravi aiutavano i meno bravi. Lei diceva che non gli interessava che chi faceva più fatica fosse uguale agli altri e valutava l'impegno. Se un bambino migliorava lei dava comunque la sufficienza perchè valutava l'impegno 

D'altra parte il compagno delle elementari di mio figlio che non capiva le cose più semplici a scuola, adesso è fabbro, con dei dipendenti, una moglie e due bambini ed è felice. Mio figlio laureato in ingegneria a pieni voti con tre anni di dottorato non ha trovato il suo posto nel mondo 

Quindi è inutile che i genitori si affannano a etichettare i figli nella speranza di dargli un futuro o anche gridare alle dipendenze da internet senza voler minimamente mettersi in gioco 

In 10 anni ho visto ben pochi genitori voler fare auto critica. C'è chi si è scagliato contro tutti pur di non ammettere il benchè minimo errore 


IL PARERE DI MATTEO ZICCA. B

Possiamo immaginare la fobia sociale e il senso di inadeguatezza come un fondamentale errore di valutazione e di percezione. Senza entrare i...