domenica 11 ottobre 2026

LA CORSA DELLE SEDIE A ROTELLE






Abbiamo convinto Vincenzo a pubblicare questo meraviglioso racconto 

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Alcuni anni fa, fui ricoverato in una clinica di riabilitazione vascolare...

Finora e' stata la mia unica e spero ultima esperienza ospedaliera, ma fu anche una grande esperienza umana. 

Appena varcai la soglia del reparto al quale ero stato assegnato, fui come investito da un onda di tristezza e di smarrimento...la respiravo nell'aria e la sentivo sulla pelle. 

Del resto, era più che normale...non stavo né al cinema e né in una balera...

Man mano che i giorni trascorrevano, quel luogo mi appariva sempre più insopportabile e le facce dei miei "colleghi" di  sventura, raccontavano solo rassegnazione. 

Fortunatamente, nella camera accanto alla mia, c'era un napoletano come me...uno che più o meno era serio per metà, come me. 

E allora avemmo la "splendida" idea di organizzare la "corsa delle sedie a rotelle".

Fuori ad ogni stanza c'era parcheggiata una sedia a rotelle pronta per essere usata all'occorrenza...e noi le usammo praticamente tutte. 

Lo ricordo come fosse successo un attimo fa...era di domenica. 

Il primario non c'era ed i controlli erano più blandi... 

Creammo anche una specie di premio per il primo arrivato..."la chiave dello spogliatoio delle infermiere"... 

Un premio chiaramente irrealizzabile ma che stimolava parecchio lo spirito.

Quando parti' quella gara, intorno a noi scomparve tutto...la malattia, la rassegnazione, il dolore, la solitudine...tutto.

Le urla degli infermieri e dei medici di turno, non scalfivano nemmeno la voglia di vivere che si era impossessata di ognuno di noi...

Stavamo correndo e stavamo ridendo...contava solo quello!!!

E' inutile raccontarvi le conseguenze e le sgridate "postume"...

Però dopo due giorni, io ed il mio compagno napoletano, fummo chiamati in presenza del primario, il quale, dopo aver provato più volte a non ridere, fini' col complimentarsi con noi due...

Disse..."vi cambio reparto a malincuore ma e' necessario per motivi di ordine sanitario...e allo stesso tempo vi ringrazio in maniera " assolutamente ufficiosa" per aver donato qualche ora di risate a tutti  gli ammalati della corsia...il giorno dopo li abbiamo trovati tutti più risollevati ed una cosa del genere non si era mai vista prima...ma al momento dovete scomparire da questo posto"...

Ovviamente, nessuno guari' grazie a quella corsa, ma sono sicuro che in quel momento, ero riuscito a farli felici...

E quella felicità per me, aveva un valore immenso...

In quell'attimo, eravamo tutti persone poco serie. 

Ed io vorrei rimanerlo il più a lungo possibile.

Vincenzo Garofalo  


venerdì 9 ottobre 2026

L'ARTICOLO DI ELENA GIAPPONE




In Giappone c'è chi, per lavoro, va a bussare ogni settimana alla porta di uno sconosciuto. Sapendo che, per mesi, quella porta non si aprirà.

La chiamano rental onee-san. "Sorella maggiore in affitto".
Il nome fa sorridere, ma il lavoro è serissimo. Dall'altra parte di quella porta c'è una persona che non esce dalla sua stanza da mesi. A volte da anni. Non va a scuola, non lavora, non vede gli amici. Esce dalla camera solo di notte, quando la casa dorme, per prendere qualcosa da mangiare. I genitori le lasciano il vassoio davanti alla porta e sentono la sua presenza solo dai rumori.
In Giappone, queste persone hanno un nome: hikikomori. Viene dal verbo hikikomoru, "ritirarsi", "chiudersi dentro". Il termine è diventato famoso alla fine degli anni Novanta, grazie a uno psichiatra, Tamaki Saitō, che ne aveva fatto il titolo di un libro. Il Ministero della Salute giapponese lo definisce così: una persona che per più di sei mesi resta quasi sempre in casa e non partecipa alla vita sociale.
Quante sono? Nel 2023 un'indagine del governo ha stimato circa un milione e quattrocentosessantamila persone tra i 15 e i 64 anni. Non solo ragazzi. Ci sono adulti chiusi in camera da vent'anni, con genitori ormai anziani che li accudiscono ancora. È un fenomeno così diffuso che in Giappone ha un nome anche quello: il "problema 8050", genitori di ottant'anni che si occupano di figli di cinquanta.
Ed è qui che entrano le sorelle in affitto.
Negli anni Novanta, nella prefettura di Chiba, vicino a Tokyo, un'associazione chiamata New Start comincia a fare una cosa che sembra quasi ingenua. Quando una famiglia chiede aiuto, non manda un medico. Non manda un assistente sociale con un modulo. Manda una persona giovane, gentile, che non ha nessun potere su chi sta in quella stanza. Una specie di sorella maggiore. O di fratello maggiore, perché ci sono anche quelli.
E quella persona comincia dalle lettere.
Scrive. Una lettera alla settimana, infilata sotto la porta o lasciata ai genitori. Lettere semplici: chi sono, cosa ho fatto oggi, ho visto questo e ho pensato a te. Nessuna domanda insistente. Nessuna richiesta di uscire. Spesso non arriva nessuna risposta. Per settimane. Per mesi.
Poi, un giorno, comincia a venire di persona. Si siede in corridoio, davanti alla porta chiusa, e parla. Del tempo, di un film, di niente. Dall'altra parte, silenzio. A volte un rumore. A volte, dopo molte visite, una voce che risponde una parola sola.
Ci vuole quasi sempre un tempo lunghissimo. Mesi, a volte un anno intero, prima che la porta si apra anche solo di qualche centimetro. E quando si apre, il lavoro vero comincia: un tè insieme, una passeggiata fino al konbini, il minimarket di quartiere, sotto casa, poi magari, piano piano, una giornata fuori.
Quello che colpisce, in questo metodo, non è la tecnica. È la pazienza.
Nessuno sfonda quella porta. Nessuno grida "adesso basta, esci". Nessuno la chiama pigrizia, capriccio, mancanza di volontà, come succede così spesso. La persona chiusa dentro decide lei quando aprire. Chi sta fuori fa solo una cosa, ma la fa per mesi: torna. Torna la settimana dopo, e quella dopo ancora, e anche quella in cui sembra inutile. Fa sapere, senza dirlo, che dall'altra parte della porta il mondo c'è ancora, e che non ha fretta.
Fermati un momento su questa immagine.
Una persona seduta in un corridoio, che parla a una porta chiusa. Senza sapere se qualcuno la sta ascoltando.
Perché quella stanza, in fondo, la conosciamo un po' tutti. Non per forza una stanza vera. A volte è un periodo. Un lutto, una delusione, una vergogna, una stanchezza così grande che a un certo punto chiudere la porta sembra l'unica cosa sensata. Non rispondere ai messaggi. Rimandare la telefonata. Dire "sto bene" per non dover spiegare. Restare dentro, perché fuori fa troppo rumore.
A me è capitato. Non per anni, ma per un periodo sì. Mi ricordo che le parole che mi hanno aiutata di più non erano quelle che mi chiedevano di uscire. Erano quelle che non mi chiedevano niente. Un messaggio arrivato senza bisogno di risposta. Qualcuno che diceva "ci sono" e poi lo dimostrava tornando, senza offendersi del mio silenzio.
E forse, se oggi c'è una porta chiusa nella tua vita, una persona che si è ritirata e che non sai più come raggiungere, questa storia dice anche qualcosa a te. Che non serve la frase perfetta. Che il tuo silenzio paziente dall'altra parte della porta non è tempo perso. Che chi sta dentro sente i passi, anche quando non risponde.
Certe porte non si aprono con la forza. Si aprono da dentro, quando chi sta dietro sente che fuori qualcuno sta ancora aspettando.
Ho scritto un libro con 19 storie sui concetti giapponesi più potenti e semplici, per portare l'antica saggezza della filosofia giapponese nella tua vita di tutti i giorni.
"LE CREPE SONO FATTE PER L'ORO", disponibile su Amazon e in libreria.
Non è un libro sul Giappone. È un libro per chi vuole vedere la vita in un altro modo.



mercoledì 7 ottobre 2026

TRA ME E IL MONDO

 




Il 23 ottobre 2026, alle ore 18.00, presso la Sala consigliare Luigi Cugno a Giaveno, si svolgerà il convegno TRA ME E IL MONDO, analisi ed evoluzione del fenomeno hikikomori e ritiro sociale post covid, tra minori e giovani adulti 

Siete tutti invitati 



lunedì 5 ottobre 2026

Indaco, puntata 105, intervista ad Antonio Piotti






Semplicemente divino, il dott. Antonio Piotti, ha fatto un quadro del ritiro sociale volontario perfetto 

Si occupa del fenomeno da circa 20 anni. Intorno al 2008 arrivavano i primi casi di ritiro sociale e in un primo tempo si pensava a delle patologie, ma "ci siamo subito accorti che erano ragazzi sanissimi". Poi ha letto un libro di Carla Ricci e ha capito tutto e ha pensato di scrivere "Il banco vuoto" per far capire anche in Italia la problematica del ritiro sociale 

Il libro è diventato anche uno spettacolo teatrale con la compagnia "Magnoli - Piotti"




Antonio Piotti e i suoi collaboratori sono molto interessati all'evoluzione del fenomeno e adesso si parla di diverse forme di ritiro. Vari ritiri sociali. Una volta quasi esclusivamente maschi, ora sono in aumento i casi femminili 

L'ASL di Benevento ha fatto una ricerca e stima 200 mila casi di ritiri giovani che sarebbero drammatici, perchè se aggiungiamo il ritiro in età adulta arriviamo a cifre paurose, ma questo ultimo pensiero è nostro, non del dott. Piotti 




E' importantissima la proposta di legge Ruffino, alla quale Piotti ha collaborato con il dott. Malfatti e la dott.ssa Sagliocco 

Adesso abbiamo strumenti di azione importanti: i laboratori, la video game terapy e uno degli obiettivi della legge è anche quello di monitorare il fenomeno 

Sempre basilare il lavoro coi genitori e della conoscenza delle tecnologie 

Le famiglie hikikomori ringraziano per la bellissima intervista 

Dal min 18° intervista a Piotti 



GRANDISSIMO UMBERTO GALIMBERTI

 










Galimberti denuncia la crisi dei giovani italiani: 3 milioni di anoressiche, 2 milioni di autolesionisti e 200mila hikikomori in una generazione senza futuro che si ‘anestetizza’ dall’angoscia


 


domenica 4 ottobre 2026

IL NUOVO SITO DI AGOSTINO BERGO





 C'è un ragazzo che abita in provincia di Torino, molto particolare 

Avete presente il vostro amico più empatico? bè.. moltiplicate per 100

Avete presente il vostro amico che disegna da dio? bè.. moltiplicate per 100 

Volete più indicazioni? nessun problema .. c'è il nuovo sito 

agostinobergo.art 



LARA BRUFATTO A INDACO DI RADIO ERRE 18

  Dal min 21° la magica  Lara Brufatto 106° puntata di INDACO . Min 21° Lara Brufatto lapanchinadellamiciziadigio.org/    A Lara, a Francesc...