domenica 18 gennaio 2026

STEFANO ROSSI E GLI HIKIKOMORI

 



Non erano anni e anni che si occupava di ritiro sociale volontario, ha fatto un breve accenno, ma ha detto tutto giusto e non ha preso 70 like, ne 700, ne ha presi 7227 e 456 commenti

La gente onesta ama le persone di cuore 

Stefano Rossi e gli hikikomori 



venerdì 9 gennaio 2026

Intervista al prof. Federico Tonioni. Febbraio 2022

 




Una bellissima intervista al dott. Federico Tonioni dell'ospedale Gemelli di Roma 

Si apre con le differenze tra la cultura giapponese e quella occidentale 

Differenza tra la generazione nata senza computer e i nativi digitali con le immagini che hanno più spazio delle parole 

Si parla di disturbo solo quando c'è dolore mentale e non sono le ore di connessione a essere significative, ma la condizione di ragazzi che arrivano all'adolescenza e si trovano una montagna da scalare con tanta energia dentro che pero' non diventa esperienza adolescenziale 

Questa energia, che i ragazzi non riescono a tramutare in crescita, si trattiene dentro e diventa rabbia che detonano con i giochi on line 

Per questo spesso si confonde il ritiro sociale con la dipendenza da internet 

Per quanto riguarda le cause immaginiamo un bambino che gattona per la prima volta e il genitore che vede che potrà esplorare il mondo, mentre un altro genitore apprensivo che lo ferma perchè vede solo il pericolo 

Ognuno di noi è esistito prima nella mente del genitore ed è stato immaginato in un modo che non è la realtà, perchè la realtà la scopri man mano che tuo figlio cresce 

I bambini trattenuti nelle loro esperienze hanno una bassa stima di se e arrivano alle soglie dell'adolescenza spaventati dall'aggressività che c'è nel gruppo dei pari 

I figli hanno più identità quando deludono le nostre aspettative e l'autostima non viene dalle performance scolastiche o sportive, ma viene al sentimento di sentirsi amati quando si fallisce 

Gli adolescenti sono le persone più serie e l'azione terapeutica è quella di indurre il genitore a cambiare la distanza tra l'adulto e l'adolescente con la fiducia, mai usare il controllo. Il controllo non serve a conoscere meglio un figlio, serve a impazzire 

Mai cercare di vincere su un figlio, ma sempre innescare trattative. Quando siamo stati ridotti all'obbedienza abbiamo solo accumulato rabbia, una rabbia che il figlio ci proietta e che il professionista tira fuori per toglierla al ragazzo 

Intervista al prof. Federico Tonioni. Febbraio 2022 

Mai sentita una così alta professionalità. Complimenti!

policlinicogemelli.it/news-eventi/la-sindrome-di-hikikomori/  

Gli adolescenti nell'era digitale 

Hikikomori, la sindrome allarmante dei ragazzi nell’era di Internet 

Psicopatologie da web, a Roma l'unico centro dove si cura chi abusa di internet 

Gli hikikomori di casa nostra. Intervista a Federico Tonioni, psichiatra e psicoterapeuta 

Hikikomori, dal 2009 al Gemelli in carico 1500 famiglie 

Quando internet diventa una droga. Ciò che i genitori devono sapere 

Lo psichiatra: Hikikomori ridono, loro gia' abituati 

La sindrome degli hikikomori 

Supereroi fragili: adolescenti a scuola tra vecchi e nuovi disagi 

Iperconnessione: dipendenza o diritto? Ecco quando diventa un problema (e quando no) 

Sfida Tik Tok, Federico Tonioni: attenzione a bimbi con bassa autostima 


giovedì 8 gennaio 2026

Live gratuita per le persone interessate al ritiro sociale volontario




Siamo lieti di annunciare che l'associazione Associazione AMA Auto Mutuo Aiuto Trento in collaborazione con Alla Ribalta promuovono una live gratuita il 13 gennaio 2026 alle ore 20.30 

Oltre alla live ci sono diverse altre opportunità e un bellissimo spettacolo teatrale che debutterà il 16 gennaio 

Grazie di vero cuore 

...e non scordate le preziose pillole del martedì 

Prima pillola del martedì

Seconda pillola del martedì 

Terza pillola del martedì 

Quarta pillola del martedì

Soli. Storia di una madre e del figlio hikikomori


Soli. Storia di una madre e del figlio Hikikomori






Un encomio particolare a questa compagnia teatrale che debutterà il 16 gennaio al Teatro San Marco di Trento 

Un grazie infinito e di cuore da parte delle famiglie hikikomori 

La storia intensa di un adolescente in ritiro sociale e di una madre che non smette di cercarlo. Un viaggio emotivo che parla a tutti.

Alla Ribalta 


Cogliamo l'occasione per segnalare le LE PILLOLE DEL MARTEDI'  con la bravissima Giulia Tomasi

Ecco il quarto appuntamento delle Pillole del martedì 💊
" Quando si torna a vivere FUORI: storie positive di ragazzi usciti dal ritiro."

Questa pillola è dedicata alle storie vere che ragazze e ragazzi ci hanno raccontato, direttamente o tramite i genitori.
Sfide, ostacoli ma anche possibilità che si sono incontrati sul proprio cammino di ritorno al mondo esterno.
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Questo format fa parte del percorso che accompagna “Soli. Storia di una madre e di suo figlio Hikikomori”, lo spettacolo di Alla Ribalta che unisce teatro, psicologia e scuola per dare voce a una realtà sempre più presente tra adolescenti e famiglie.
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Autrici: Stefania Scartezzini (testo), Jennifer Miller (regia)
Mission: Alla Ribalta – Il teatro per il sociale
Partner: Associazione AMA Auto Mutuo Aiuto Trento
Sponsor: Cassa Rurale Alta Valsugana
Con il contributo della Fondazione Caritro




Ottime entrate a questo post. Grazie 



ISOLAMENTO SOCIALE O SOLITUDINE?

 



Un bellissimo post di Matteo Zicca 

ISOLAMENTO SOCIALE O SOLITUDINE?
IL LATO NASCOSTO DEL SENTIRSI SOLI
Il tema dell’isolamento sociale è sempre più diffuso.
Dipendenza da smartphone, single che non vogliono una relazione, hikikomori, ritiro sociale mascherato da “smart working”, amicizie esclusivamente virtuali, vite piene di contatti ma vuote di connessioni autentiche.
E non perché siamo “più fragili” di una volta, ma perché viviamo in un mondo che ci espone continuamente alla pressione, al confronto, alla paura di non essere abbastanza.
Parliamo di cause psicologiche: mancanza di autostima, senso di inadeguatezza, difficoltà a tollerare frustrazione e rifiuto, identità fragili che tremano al primo giudizio.
E di cause ambientali: ambienti ostili, competizione sociale, precarietà, assenza di punti di riferimento, culture individualiste, relazioni poco affidabili in cui faticare a fidarsi diventa quasi normale.
Dinamiche complesse che non si risolvono con una pillola per l'ansia o con la solita frase “dai, esci e passa tutto”.
Serve un lavoro personale, costante, profondo.
E serve un ambiente capace di ascoltare.
Da qui nascono le domande:
perché vediamo l’altro come un nemico?
Perché facciamo così fatica a essere noi stessi?
Da cosa ci difendiamo?
Perché ci vergogniamo delle nostre fragilità?
Perché temiamo l’intimità emotiva?
Perché preferiamo rifugiarci nel digitale, dove possiamo controllare l’immagine di noi, invece di affrontare il reale?
Perché crediamo che “fare i furbi” migliori le relazioni, quando in realtà le distrugge?
A volte il primo passo per uscire dalla solitudine è smettere di misurare la nostra vita con quella degli altri: il confronto costante logora l’identità.
Un altro passo, è dare un nome preciso alle emozioni che senti, perché quando non le riconosci diventano più minacciose.
E poi c’è il lavoro sulla frustrazione: non è un difetto da eliminare, è una competenza da allenare.
Di solito qui si tirano fuori i consigli “classici”: dormi meglio, usa meno lo smartphone, esci dalla zona di comfort, fai attività fisica.
Scientificamente è tutto corretto.
Ma psicodinamicamente, se li interpreti come “devo essere perfetto, devo fare tutto giusto”, diventano un boomerang: aumentano la colpa, non la guarigione.
Il punto non è fare tutto impeccabilmente: è non vivere la tua vita come un curriculum da ottimizzare, ma come un processo umano, vulnerabile e reale.
E quando senti che non basta più, chiedere aiuto ad uno psicologo prima di arrivare al crollo è un atto di maturità, non di debolezza.
Creare relazioni vere significa scegliere una relazione alla volta e curarla davvero, perché non servono cinquanta persone: ne bastano due che ti vedono, che ci sono, che sono dalla tua parte.
Significa costruire ambienti che ti somigliano, concederti il diritto di ricominciare senza vergogna, e soprattutto smettere di aspettare che siano gli altri a venire verso di te: a volte il primo movimento deve essere tuo, anche minimo.
c’è anche da considerare una parte fondamentale: perdonarsi.
Perdonarsi quando sbagli, quando reagisci male, quando hai paura.
Perdonarsi perché non sei perfetto e non devi esserlo.
E perdonare gli altri non per giustificarli, ma per non restare imprigionato in ferite che avvelenano la tua vita.
Le relazioni sane nascono là dove smettiamo di pretendere perfezione e iniziamo a concederci la possibilità di essere umani.
ci sono anche delle verità scomode.
Viviamo in un’epoca di individualismo travestito da libertà: “pensa solo a te stesso”, “non devi niente a nessuno”.
Ma questo mito ci ha reso più soli, più diffidenti, più incapaci di costruire legami profondi.
Il narcisismo quotidiano non è quello da manuale: è l’incapacità di vedere il proprio contributo ai problemi.
È credere che le nostre emozioni vengano prima di tutto e di tutti, che se una relazione non funziona la colpa sia dell’altro, che essere furbi sia un vantaggio.
In realtà, è la scorciatoia più veloce verso la solitudine.
Otre questi non possiamo ignorare neanche i dati scientifici: lo studio di Harvard, la ricerca longitudinale più lunga mai condotta sulla felicità, arriva a una conclusione netta dopo più di 80 anni di dati:
le relazioni di qualità sono il fattore più potente per la salute mentale, fisica ed emotiva.
Più forte del reddito, dello status sociale, del successo, persino delle abitudini di vita.
Ma per avere relazioni sane devi saper stare bene anche con te stesso, altrimenti cercherai negli altri ciò che non riesci a trovare dentro.
Puoi avere soldi, successo, un fisico da urlo, una carriera brillante, una salute di ferro e una vita “perfetta” sui social: ma se il rapporto con te stesso è fragile e quello con gli altri è povero, tutto il resto perde significato.
Perché siamo fatti per connetterci, non per competere.
Per vivere, non per performare.
Per ascoltare, non per impressionare.
La solitudine non è sempre un nemico: a volte è un messaggio.
Ti dice che c’è qualcosa da guardare, qualcosa da sistemare, qualcosa da cambiare.
E quel cambiamento arriva nel momento esatto in cui inizi a riconoscere le tue ombre, nel modo in cui impari a perdonarti, nelle scelte quotidiane che fai per avvicinarti invece che allontanarti.
Perché alla fine la verità è semplice: il cervello umano si sviluppa e guarisce attraverso le relazioni, non attraverso l’isolamento; ma richiede il coraggio di guardare le proprie ombre per costruire legami che valgano davvero.
E se vuoi cambiare la tua vita, non iniziare da ciò che ti manca: inizia da come scegli di incontrare l’altro, e da come scegli ogni giorno di incontrare te stesso.



OLTRE IL DANNO LA BEFFA

Certo non avrei mai e poi mai pensato in questo maggio 2026 di litigare col C.A.F. - Se suo figlio ingegnere sono 10 anni che non lavora ha ...