sabato 28 febbraio 2026

Troppi alunni con diagnosi, la scuola sembra una clinica psichiatrica




 
Le sue parole sono ritornate in auge nelle ultime ore tramite X. “La scuola elementare sembra diventata una clinica psichiatrica”, ha affermato Galimberti. “Tutti discalculici, discrafici, dislessici, asperger, autistici…ma chi l’ha detto? Ai miei tempi non c’erano queste condizioni. C’era uno più bravo e uno meno bravo, che poi si esercitava e diventava bravo”. Il filosofo ha poi criticato la tendenza a “patologizzare tutte le insufficienze”, sottolineando come l’aumento delle diagnosi sia dovuto, a suo avviso, alla richiesta da parte dei genitori di percorsi facilitati per i propri figli. “È la strada dell’ignoranza, purché siano promossi”, ha concluso, “perché ai genitori interessa questo, non la formazione“. Parole che, come prevedibile, hanno acceso un vivace dibattito online.

Non sono mancate, tuttavia, voci a sostegno della tesi di Galimberti, che hanno puntato il dito contro un presunto abuso delle diagnosi per ottenere agevolazioni.

Boom di alunni con DSA a scuola, Novara: “I disturbi specifici colpiscono al massimo il 3% dei bimbi, a scuola le rilevazioni sono 4-5 volte superiori, c’è qualcosa che non va”

Il pedagogista Daniele Novara segnala un boom di certificazioni DSA a scuola (aumento del 39% in alcuni dati), arrivando a sostenere che i casi reali siano molto inferiori (1,5-3%) rispetto alle diagnosi attuali, parlando di "eccesso diagnostico" e pressioni per ottenere PDP. I dati evidenziano fino a 2 alunni DSA per classe, con crescita in tutti i cicli scolastici.

“Tante diagnosi sbagliate”
Come già scritto sulla Tecnica della Scuola, per il pedagogista Daniele Novara, pedagogista che dirige il Centro Psicopedagogico per l’Educazione e la Gestione dei Conflitti, “non vi sarebbe un corrispettivo aumento di tali disturbi negli altri paesi europei”.
“Siamo di fronte alle cosiddette false diagnosi. Si fa confusione tra la difficoltà di apprendimento e il disturbo conclamato. Spesso c’è un business dietro queste etichette date ai bambini. Il rischio, afferma il pedagogista, è di essere in realtà di fronte a eccessi diagnostici, legati alla tendenza crescente di scuole e famiglie a scegliere la via dell’analisi della salute neuropsichiatrica del bambino, piuttosto che andare a indagarne la gestione educativa in famiglia e supportare quest’ultima in modo adeguato”.

4 o 5 volte superiori le certificazioni 

Il parere del Prof. Umberto Galimberti 

"La scuola non è una clinica psichiatrica!”. Parole forti, chiare e scomode quelle del filosofo Umberto Galimberti, idolo della sinistra nostrana, che rompe il silenzio sull’aumento incontrollato delle diagnosi di DSA tra i bambini delle elementari. Secondo Galimberti, patologizzare ogni difficoltà scolastica sta creando una generazione di alunni fragili, etichettati troppo in fretta e senza veri motivi clinici."I genitori vogliono solo percorsi facilitati, non la formazione!”. Un’accusa diretta a chi usa le certificazioni come scorciatoie, svuotando la scuola della sua funzione educativa. Insegnanti impotenti, certificazioni inflazionate, sostegno assegnato a chi non ne ha davvero bisogno: è questa la direzione che vogliamo per la scuola? Galimberti lancia un allarme che non possiamo ignorare: serve più serietà, meno etichette, più fiducia nelle capacità dei ragazzi.

Perchè patologizzare tutti? 

SIAMO RAGAZZI, NON SIAMO DIAGNOSI 

I social sono pozzi avvelenati ma negarli ai ragazzi è inutile.



VINCENZO SCHETTINI.. UN MITO






 

venerdì 27 febbraio 2026

SIAMO RAGAZZI, NON SIAMO DIAGNOSI





Molto interessante questo libro e capita a fagiolo perchè molti vogliono far passare il ritiro sociale volontario per patologia, etichettare e riempire di farmaci i nostri ragazzi 

Massima attenzione! 

STOP ALLA DIAGNOSI FACILE: LA PROF.SSA PALMIERI LANCIA LA CAMPAGNA "SIAMO RAGAZZI, NON SIAMO DIAGNOSI"
Presentato nella Sala Stampa della Camera il volume che chiede un cambiamento normativo in materia e promuove una metodologia non medicalizzata basata sull'«Osservazione della Performance»
ROMA, 18 novembre 2025 – La Sala Stampa della Camera dei Deputati è stata la cornice di un evento cruciale: non una semplice presentazione editoriale del libro “Siamo ragazzi, non siamo diagnosi” della Prof.ssa Vincenza Palmieri, ma l'avvio ufficiale di una Campagna con un profondo respiro nazionale e internazionale.
L'incontro, tenutosi su iniziativa dell'On. Deborah Bergamini, ha visto la partecipazione dell’On. Manuel Vescovi che ha dichiarato: “Questi argomenti andrebbero spiegati a reti unificate in tutta Italia.”. L'avv. Emanuela Fancelli, moderatrice della conferenza, ha evidenziato quanto segue: “La mia personale riflessione è che la forza di questo lavoro sta nella sua estrema attualità. Viviamo in un tempo in cui la diagnosi rischia di diventare scorciatoia e, sempre più spesso, sembra perfino la normalità.”. L’autrice ha sottolineato la necessità di un'azione forte e concreta. La scelta della prestigiosa sede istituzionale invia un chiaro messaggio: l'obiettivo primario della Campagna è innescare un cambiamento normativo in ambito scolastico, al fine di prevenire il ricorso alla diagnosi.
Dopo un tour che ha attraversato l’Europa e non solo, il volume ha saputo unire diverse realtà sotto un unico intento: contrastare il "meccanismo trans-nazionale" che rischia di etichettare i giovani. Per far fronte a questo, la Prof.ssa Palmieri non si limita alla critica, ma propone elementi concreti di riforma del sistema.




Il cuore della Campagna è l'Osservazione della Performance: un approccio totalmente alternativo alla standardizzazione diagnostica che riprende le tecniche didattiche tradizionali della scuola migliore del mondo, la scuola italiana. Questo metodo si focalizza sull'osservazione diretta del ragazzo, senza il pregiudizio diagnostico, per esaltare le competenze presenti ed intervenire in maniera mirata su ciò che deve essere risolto o corretto, evitandone l'etichettatura diagnostica e le sue conseguenze.
Ci si è soffermati sul valore della abilitazione degli insegnanti che acquisiscono tale titolo. L’abilitazione dichiara che si è abile all’insegnamento appunto, non alla delega al sistema sanitario!
Un tema scottante sollevato è il ruolo dei Social Media, ai quali il libro dedica ben due capitoli. L'autrice li accusa di sdoganare l'uso degli psicofarmaci tra i giovani e di incentivare il ricorso alla diagnosi. Durante la conferenza, la proiezione di un video ha sollevato un interrogativo forte: "C'è una sorta di vero e proprio attacco mediatico ai nostri ragazzi?".
I successivi passi della Campagna mirano a diffondere l'Osservazione della Performance in tutta Italia, mantenendo alta l'attenzione sul dibattito legislativo. L'obiettivo finale è chiaro: suggerire un'alternativa concreta per vedere i ragazzi come cittadini in crescita e non come diagnosi su cui lucrare.
Vincenza Palmieri






ALTISSIMI RISCHI PER LE FAMIGLIE HIKIKOMORI

 




Da almeno un anno o forse più, mi scrivono centinaia di genitori preoccupati, poichè le scuole se ne lavano le mani dei nostri figli e dei nostri problemi, chiedono la 104 marchiando un ragazzo per tutta la sua vita, quando abbiamo una marea .. anzi no.. molti pochi professionisti preparati, che con una pazienza certosina, aiutando tutta la famiglia, riportano alla gioia di vivere i nostri ragazzi

Attenzione che è un piano ben prestabilito per farci finire come il Giappone perchè i nostri ragazzi fanno paura
Sono ragazzi super intelligenti, super sensibili, non si piegano ne a scuola ne nel mondo del lavoro
Mi è arrivato questo da un professionista serio: - Quando vedo i miei ragazzi rifiorire e ritornare fuori con le loro forze e potenzialità, penso che se ce l' hanno fatta loro, ce la possono fare anche gli altri ma lavorando sulle risorse di questi ragazzi "non etichettandoli" Lavorerò per questo fino alla morte -
Io ne so qualcosa.. mi sono opposta a chi voleva fare un T.S.O a mio figlio e ci sono riuscita solo perchè ho una marea di santi in paradiso che mi aiutano
Un'altra mamma mi ha scritto: ci stavo cadendo anche io nella trappola della neuro divergenza, ma per fortuna ho trovato un professionista che mi ha detto che se etichettavo mio figlio non avrebbe mai cercato le possibilità in lui e si sarebbe seduto e lo avrei perso. Per fortuna non l'ho etichettato ed è rifiorito
Un'altra mamma mi ha detto: ma sicuramente mio figlio se lo faccio analizzare risulta neuro divergente ma cosa ne ho? Mica ci sono cure. Magari trovi pure quello che te lo riempie di farmaci. Mio figlio è o non è neuro divergente, ma è una favola di ragazzo e delle sue debolezze ne deve fare una forza con le sue stesse potenzialità. Mai e poi mai lo etichetterò












LA SCUOLA VISTA DAI RAGAZZI

 


Da piccola io non ero per niente brava in matematica... Nemmeno ora lo sono! Conto con le dita e non so fare molto bene le moltiplicazioni, sinceramente non me ne vergogno.. non ho una mente matematica 

I miei genitori vedendo ovviamente che avevo difficoltà, mi hanno portata dal logopedista per capire se ero discalcula

 Lui disse loro di no, disse solo che ero più lenta, che avevo bisogno di maggiore tempo e soprattutto che le cose che non mi piacevano fare ( tipo i calcoli) le facevo con meno impegno e motivazione

Il fatto é che la scuola ti porta a dire a te stesso: devi raggiungere quello standard di velocità se no non va bene e resti indietro 

E ti porta a dover essere bravo in tutto

Ma chi l ha detto che dobbiamo essere bravi in tutto? 

Io venivo sempre rimandata di matematica 

Avevo sempre cinque in matematica

Oltre che di XXXXXX che va beh.. ora faccio questo all università e ho tutti bei voti ( il problema non ero io) 

Comunque per dirti che io venivo sempre rimandata di matematica, di una materia 

Era uno stress enorme 

Che io dico 

Non ho sotto cinque materie 

Ne ho una 

Posso avere difficoltà in una cosa nella vita ? 

Tanto non farò la matematica non vi preoccupate ( pensavo sempre)

Per non parlare del fatto che la scuola (ai miei tempi, ma penso sia rimasta uguale) 

Stava diventando una cavolo di fabbrica 

Con badge da timbrare alle otto! Ma scherziamo?! 

Mica siamo numeri, mica siamo dipendenti 

O la cosa dei crediti sufficienti (anche all università é così)

Ma per me è stata fonte di molto stress sai.. 

Io purtroppo ho scelto di fare questa tesi perché anche io in passato ho avuto SERI problemi ad andare a scuola... 

Dalla terza alla quinta ho proprio avuto un down enorme alle superiori 

La notte non dormivo perché ero angosciata che il giorno dopo dovevo andare a scuola 

Mi svegliavo 

La mattina mi preparavo anche 

Non facevo colazione per lo stress (quella in realtà mai fatta fin da bambina per lo stesso motivo) 

Mia mamma mi intimava di andare a scuola, lei mi incoraggiava e a volte uscivano insieme 

Guarda se non avessi avuto degli amici, a volte non sarei proprio andata 

Partivo da casa 

Mi sembrava di partire quasi per la guerra talmente ero in ansia e spaventata 

Non sai quante volte partivo, per poi tornare indietro a casa sempre a piedi 

A volte incontravo due miei amici o due mie amiche e andavo con loro e così riuscivo ad andare a scuola 

Ma nell' ultimo periodo dicevo direttamente a loro che stavo male e me ne restavo a casa 

Manco provavo ad alzarmi dal letto 

In più avevo delle reazioni psicosomatiche 

Mal di testa, male alla pancia, ma soprattutto vomito 

In quello stesso periodo ho anche sviluppato un intolleranza (non ho mai capito se possa essere correlata allo stress, ma penso che non mi sia venuta a caso in quel periodo proprio) 

Molti pensavano che saltassi la scuola in modo strategico, per verifiche e interrogazioni 

Per prepararmi meglio 

Ma non sapevano che per me già stare seduta in classe in un modulo che durava cinquanta minuti era uno stress 

E passavo il tempo a guardare l' orologio 

In più c'era proprio una materia che saltavo e che spesso era al rientro perché il professore aveva dei modi incompatibili con il mio carattere 

Che mi portavano a chiudermi e a sentirmi giudicata e sotto pressione

Le continue assenze avevano fatto credere che avrei perso l anno 

Poi non so cosa sia successo in me (ma menomale che è successo) 

Ho avuto la fortuna di riprendermi e di terminare! 

Pensa che il primo anno in cui sono stata bocciata una professoressa mi disse che non ero in grado di fare il liceo, che dovevo andare a lavorare o fare una scuola serale o altro.. una scuola di grado inferiore 

Menomale che non ho mollato, menomale che non le ho dato ascolto 

Avevo 14 anni 

Ora mi laureo in magistrale 

Non lo dico per vanto o per ripicca 

Ma per fare capire che davvero le parole degli adulti su ragazzi ancora non formati, possono davvero incidere sul futuro e su ciò che diventeranno.. ma soprattutto sull idea delle possibilità che hanno!

E ti dirò di più 

Puoi scrivere anche questo! 

Se mi chiedessero quale momento della tua carriera scolastica vuoi rivivere ? Io NON direi mai il liceo. 

L' unica cosa che mi ha dato sono stati gli amici di una vita, che avrei potuto anche incontrare al di fuori. Forse sarebbe stato meglio sia per me, che probabilmente anche per loro (non so come l' abbiano vissuta loro) 

Sceglierei di tornare al liceo solo se fossi obbligata e solo per la loro compagnia! Ma alla fine vedendoli comunque sempre ad un bar, va bene così. 

Risceglierei tutta la vita l università, perché in lei ho rivisto la mia rinascita e il mio riscatto. 

Perché oramai alle superiori non ne avevi possibilità. Avevo quel prof che non ti sopportava perché non bravo nella sua materia, che se anche ti impegnavi, prendevi mille lezioni, per lui restavi un incapace nella sua materia. Quindi fioccavano magari non i due, ma arrivavi a cinque. Quindi alla fine l unica soluzione era copiare, anche per una persona onesta come me.

Puoi anche aggiungere che ancora ad oggi se percorro quella strada per andare a scuola che magari sto andando in un altra destinazione, comunque mi sento angosciata e che non ho mai voluto andare a salutari i prof come di solito molti studenti fanno per raccontare cosa fanno nella vita dopo il liceo 

Io sarei andata solo per una professoressa e basta, perché lei é stata l unico raggio di sole (oltre agli amici) in quella scuola

L'Opinione di Emanuela Fancelli con Vincenza Palmieri  


mercoledì 25 febbraio 2026

BRAVISSIMO PROF FEDERICO TONIONI






 L'eterna lotta delle famiglie hikikomori è la spasmodica ricerca di un aiuto adeguato

Ci sono anche quelli che vogliono far passare i nostri figli per malati e quelli che li vogliono riempire di psicofarmaci 

Ci sono poi quelli che non hanno interesse a far emergere non la punta dell'iceberg, ma tutto l'iceberg, che è il numero enorme di hikikomori adulti diventati ritirati sociali in età avanzata 

Nel Lazio c'è molto poco, ma per fortuna c'è il magnifico prof Federico Tonioni che segue i giovani e segue molto bene anche il problema del ritiro sociale volontario

Federico TONIONI prima parte 

Federico Tonioni seconda parte 

Federico Tonioni terza parte 

Federico Tonioni quarta parte 

Federico Tonioni | Salute preconcezionale e benessere psicofisico 

SOUL - Federico Tonioni, psichiatra e psicoterapeuta 

#360GRADI FEDERICO TONIONI 

FEDERICO TONIONI: Le dipendenze da Internet nei bambini e negli adolescenti 

La dipendenza da Internet: che cos'è, chi colpisce, come si cura - Prima Parte  

Dott. Federico Tonioni - ADOLESCENTI DIGITALI E CRISI GENITORIALE 

Cyberbullismo - Gli adolescenti e i social network - Come aiutare le vittime ma anche i bulli 

Nella Rete i genitori siano il faro, i figli i pescatori 

Intervista a Federico Tonioni - Psicologia della realtà virtuale 

Federico Tonioni - We free 

MAGGIE S. LORELLI INTERVISTA LO PSICHIATRA FEDERICO TONIONI PER "LA VOCE DI NEW YORK" 

Estratto dalla video intervista con Federico Tonioni 

Federico Tonioni: Gaming e Digitale, quando è dipendenza patologica? 

L'abuso dei farmaci 


martedì 24 febbraio 2026

I social sono pozzi avvelenati ma negarli ai ragazzi è inutile.




 L'importante parere di Daniela Lucangeli 

La psicologa Daniela Lucangeli: «I social sono pozzi avvelenati ma negarli ai ragazzi è inutile. Gli adulti li accompagnino» di Pamela Ferlin

Docente di Psicologia dello Sviluppo e dell’Educazione all’Università di Padova, la professoressa Lucangeli raggiunge milioni di persone tramite la sua pagina Facebook: «I ragazzi vogliono la verità. Chiedono risposte sincere perché sono al buio e non sanno dove trovare la luce»

I social sono pozzi avvelenati ma negarli ai ragazzi è inutile. Gli adulti li accompagnino 


lunedì 23 febbraio 2026

88° PUNTATA DI INDACO

 



dal min 17° circa 


La 88° puntata di INDACO di erre18.com è dedicata a Marco Termenana e al suo libro: Mio figlio, l'amore che non ho fatto in tempo a dirgli 

Complimenti vivissimi 

88° puntata di INDACO 

I GENITORI DI HIKIKOMORI INCONTRANO MARCO TERMENANA  

Arriva tutta la forza di questo papà e la rabbia x non aver capito..se riuscite non mancate di ascoltarlo.❤️

Troppo commovente... 

Ho ascoltato l'intervista molto toccante, un papà che sta attraversando una sofferenza  atroce, non essere riuscito a capire suo figlio gli ha lasciato una ferita enorme nell'anima.  chi più, chi meno, ha commesso errori, per fortuna noi ci siamo trovati ed aiutati per evitare l'inevitabile. Spero un giorno che nessuno debba commettere gli stessi sbagli e che possa evitare il ritiro sul nascere. Questo deve essere il nostro obiettivo,  nessuna famiglia deve provare lo stesso dolore di Marco e di suo figlio.

Arrivata dritto al cuore la testimonianza di Marco. E sono riaffiorati i ricordi dei momenti bui fortunatamente superati.
E poi devolve e questo da onore . Giuseppe vive ancora tra noi 

 Sempre vivo il ricordo di Giuseppe, grazie al suo splendido papà rimarrà indelebile nei nostri cuori. Sia da monito perché non succeda più a nessuna famiglia 

La lettera del figlio di Marco colpisce come un pugno in faccia. Pensa che solitudine doveva vivere

Accidenti è tosta

Credo che sia l'incubo di tutti noi

Io di notte mi sveglio spesso e qualche notte fa sul telefono c'era un messaggio di X

Io ho letto "ti voglio bene mamma"

Mi è preso un colpo, sono corsa in camera e dormiva placidamente 

Rileggo il messaggio e c'era altro ..mi sto per addormentare adesso, domattina ricordati di prendermi i XXXXX...e poi ti voglio bene mamma...

Una lettera di una lucidità disarmante

Una vita che aveva perso il valore ...ai suoi occhi

Mah... Allora di cosa parla nelle scuole? l'accoglienza e l'ascolto dovrebbero essere la prima cosa.. mi dispiace, non ho letto il suo libro...


domenica 22 febbraio 2026

IL RITIRO SOCIALE NEL MONDO DEGLI ADULTI




Facciamo questo post per l'insistenza degli studenti che devono approfondire questa età adulta nel ritiro sociale e non c'è nulla di nulla nel web 

Noi da anni siamo contattati anche da adulti ritirati che hanno pero' il terrore di essere riconosciuti e ci pregano di non essere citati da nessuna parte 

Possiamo parlare della maestra che ha rifiutato il vaccino, è stata messa in croce dai colleghi e non ha più voluto andare al lavoro, oppure del papà di 39 anni con tre bambini piccoli che ha subito mobbing e non ha più voluto andare al lavoro, oppure del ragazzo sopra i 30 anni che è uscito dopo 12 anni di ritiro perchè ha trovato un bravo chitarrista che gli ha proposto di suonare con lui ... 

Di testimonianze ne abbiamo una sola, quella di Francesco ed è nella 87° puntata di INDACO di Radio ERRE18 dal min 18° circa 

erre18.com/programmi/indaco/ 



FANTASTICA SOFIA D'AGOSTINO

 




 Questa mattina pensavo di stare ancora sognando ed invece ero sveglia.. anche se ancora non credo ai miei occhi

Nei giorni scorsi ho parlato al telefono con una giornalista fantastica. Il suo nome è Sofia d'Agostino ed è la vice direttrice del'L'Eco del Chisone
L'avevo contattata perchè Fabio Busetti sta prendendo informazioni sui suoi nonni che erano di Luserna San Giovanni
In questa ricerca è aiutato dal nipote che insegna storia ed è venuto in possesso di importanti documenti che attestano che il bis nonno, Giuseppe Vigiani, era una gran brava persona
Tutto questo lavoro non è solo pura curiosità. Abbiamo dei figli in grave difficoltà, delusi da questa società competitiva che ti impone degli standard dai quali non puoi scappare. Far vedere ai nostri figli il coraggio e la voglia di vivere, che sono sempre esistiti e che nessuno puo' fermare, è importante
Al telefono, Sofia D'agostino, voleva capire e mi ricordo che in un certo momento mi ha anche detto: "Ma Lina, certo che esistono anche le brave persone, devi essere più positiva"
Insomma .. alla fine.. oggi siamo sul giornale.
Ringraziamo infinitamente L'Eco del Chisone , Sofia d'Agostino, i redattori, i giornalisti e tutte le persone buone di questo mondo. Se i nostri figli riprenderanno gusto a voler vivere la loro vita lo dobbiamo a voi
Grazie di cuore da parte di tutte le famiglie hikikomori









giovedì 19 febbraio 2026

Togliere forzatamente Internet a un hikikomori è generalmente sconsigliato




 Togliere forzatamente Internet a un hikikomori è generalmente sconsigliato e spesso dannoso. La rete rappresenta il loro unico ponte con il mondo esterno, uno strumento di difesa e, in molti casi, l'unico sollievo dalla sofferenza. Privarli del web può aggravare drasticamente la loro salute mentale, causando un isolamento ancora più profondo e violento.

Ecco i punti chiave da comprendere secondo gli esperti:
  • Internet non è la causa: Il fenomeno hikikomori nasce dal desiderio di fuggire da una società percepita come violenta o opprimente, non dalla tecnologia.
  • Ruolo del digitale: Per il ritirato sociale, il web è una "finestra" virtuale, utile a ridurre la rimuginazione di pensieri negativi, fungendo da effetto analgesico.
  • Rischi della privazione: Togliere Internet, specialmente in modo impositivo, può essere percepito come un attacco, portando ad un aggravamento della sintomatologia, inclusi ansia e depressione.
  • Approccio corretto: L'obiettivo non deve essere la rimozione forzata del digitale, ma piuttosto l'aiuto a padroneggiarlo in modo sano e l'incoraggiamento alla riapertura graduale verso l'esterno, attraverso il supporto di professionisti specializzati.
In sintesi, la rete è l'ancora di salvezza e non la causa del problema; forzare la disconnessione è spesso controproducente.
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Una cosa che ho apprezzato 7 anni fa quando mi hanno spiegato cos'è il ritiro sociale, è stata una mamma, seguita da altre centinaia di mamme, che per avere un rapporto col figlio si metteva a giocare al pc con lui a giochi in cui lei perdeva sempre e il figlio stravinceva, ma quanto si divertivano e ridevano assieme
Nelle giornate no i nostri figli non giocano coi genitori e spesso manco giocano, stanno con gli occhi sbarrati al soffitto e quando si avvicinano a un cellulare o a un computer noi andiamo ad accendere un cero
Altro che togliere i dispositivi.. Facciamo una statua a chi ha inventato la tecnologia

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Adesso non la trovo ma gira una foto nel web di un gruppo di studenti in visita a una mostra di quadri
Nella foto ci sono tanti ragazzi giovanissimi, tutti al cellulare e attorno a loro opere d'arte immense
Tutti a dire .. ecco.. son fancazzisti .. e invece i ragazzi si stanno documentando sulle opere di quella sala
Ricordo mia figlia in quarta superiore (epoca che fu) quando è andata a vedere una mostra meravigliosa e non ha comprato la guida perchè essendo studente e arrivando da una famiglia povera aveva i soldi solo per il biglietto, non è stata creduta dalla sua prof di arte che voleva la descrizione dettagliata delle opere
Sta demonizzazione dei cellulari deve finire perchè anche io sono sempre al cellulare ma questa cosa mi spinge a voler incontrare le persone in presenza e lo abbiamo sempre detto che da internet nascono amicizie infinite che salvano i nostri ragazzi
Sto seguendo una ragazza che fa la tesi che mi dice.. Lina ma tra i testi e cosa vedo in you tube e nei social c'è un abisso.. non so cosa scrivere sulla tesi, perfino la mia relatrice alle volte è allibita

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Educare non significa abolire
Come a un bambino dai una fetta di torta al cioccolato e non gli dai la seconda manco se tira giù l'universo, perchè la seconda gli farebbe molto male, così dai internet a un ragazzo che cresce, ma quanto sbagliano quelle nazioni che vietano internet fino ai 16 anni. E' una bomba che gli scoppierà in mano
E comunque quando togli internet devi sederti a giocare a risico eh .. non fare i cavoli tuoi

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Io mi metto nei panni di quel ragazzo emarginato che aspetta l'intervallo per aprire whats app e avere una bella frase di un amico che si dovrà guardare negli occhi i bulli che lo mettono in croce
Bella roba



Infiniti complimenti alla docente Alessandra Vaccari

  Ma davvero tanti tanti complimenti! Siamo commossi  Ritiro sociale adolescenziale: «Una realtà ormai concreta»