venerdì 9 gennaio 2026

Intervista al prof. Federico Tonioni. Febbraio 2022

 




Una bellissima intervista al dott. Federico Tonioni dell'ospedale Gemelli di Roma 

Si apre con le differenze tra la cultura giapponese e quella occidentale 

Differenza tra la generazione nata senza computer e i nativi digitali con le immagini che hanno più spazio delle parole 

Si parla di disturbo solo quando c'è dolore mentale e non sono le ore di connessione a essere significative, ma la condizione di ragazzi che arrivano all'adolescenza e si trovano una montagna da scalare con tanta energia dentro che pero' non diventa esperienza adolescenziale 

Questa energia, che i ragazzi non riescono a tramutare in crescita, si trattiene dentro e diventa rabbia che detonano con i giochi on line 

Per questo spesso si confonde il ritiro sociale con la dipendenza da internet 

Per quanto riguarda le cause immaginiamo un bambino che gattona per la prima volta e il genitore che vede che potrà esplorare il mondo, mentre un altro genitore apprensivo che lo ferma perchè vede solo il pericolo 

Ognuno di noi è esistito prima nella mente del genitore ed è stato immaginato in un modo che non è la realtà, perchè la realtà la scopri man mano che tuo figlio cresce 

I bambini trattenuti nelle loro esperienze hanno una bassa stima di se e arrivano alle soglie dell'adolescenza spaventati dall'aggressività che c'è nel gruppo dei pari 

I figli hanno più identità quando deludono le nostre aspettative e l'autostima non viene dalle performance scolastiche o sportive, ma viene al sentimento di sentirsi amati quando si fallisce 

Gli adolescenti sono le persone più serie e l'azione terapeutica è quella di indurre il genitore a cambiare la distanza tra l'adulto e l'adolescente con la fiducia, mai usare il controllo. Il controllo non serve a conoscere meglio un figlio, serve a impazzire 

Mai cercare di vincere su un figlio, ma sempre innescare trattative. Quando siamo stati ridotti all'obbedienza abbiamo solo accumulato rabbia, una rabbia che il figlio ci proietta e che il professionista tira fuori per toglierla al ragazzo 

Intervista al prof. Federico Tonioni. Febbraio 2022 

Mai sentita una così alta professionalità. Complimenti!

policlinicogemelli.it/news-eventi/la-sindrome-di-hikikomori/  

Gli adolescenti nell'era digitale 

Hikikomori, la sindrome allarmante dei ragazzi nell’era di Internet 

Psicopatologie da web, a Roma l'unico centro dove si cura chi abusa di internet 

Gli hikikomori di casa nostra. Intervista a Federico Tonioni, psichiatra e psicoterapeuta 

Hikikomori, dal 2009 al Gemelli in carico 1500 famiglie 

Quando internet diventa una droga. Ciò che i genitori devono sapere 

Lo psichiatra: Hikikomori ridono, loro gia' abituati 

La sindrome degli hikikomori 

Supereroi fragili: adolescenti a scuola tra vecchi e nuovi disagi 

Iperconnessione: dipendenza o diritto? Ecco quando diventa un problema (e quando no) 

Sfida Tik Tok, Federico Tonioni: attenzione a bimbi con bassa autostima 


giovedì 8 gennaio 2026

Live gratuita per le persone interessate al ritiro sociale volontario




Siamo lieti di annunciare che l'associazione Associazione AMA Auto Mutuo Aiuto Trento in collaborazione con Alla Ribalta promuovono una live gratuita il 13 gennaio 2026 alle ore 20.30 

Oltre alla live ci sono diverse altre opportunità e un bellissimo spettacolo teatrale che debutterà il 16 gennaio 

Grazie di vero cuore 

...e non scordate le preziose pillole del martedì 

Prima pillola del martedì

Seconda pillola del martedì 

Terza pillola del martedì 

Quarta pillola del martedì

Soli. Storia di una madre e del figlio hikikomori


Soli. Storia di una madre e del figlio Hikikomori






Un encomio particolare a questa compagnia teatrale che debutterà il 16 gennaio al Teatro San Marco di Trento 

Un grazie infinito e di cuore da parte delle famiglie hikikomori 

La storia intensa di un adolescente in ritiro sociale e di una madre che non smette di cercarlo. Un viaggio emotivo che parla a tutti.

Alla Ribalta 


Cogliamo l'occasione per segnalare le LE PILLOLE DEL MARTEDI'  con la bravissima Giulia Tomasi

Ecco il quarto appuntamento delle Pillole del martedì 💊
" Quando si torna a vivere FUORI: storie positive di ragazzi usciti dal ritiro."

Questa pillola è dedicata alle storie vere che ragazze e ragazzi ci hanno raccontato, direttamente o tramite i genitori.
Sfide, ostacoli ma anche possibilità che si sono incontrati sul proprio cammino di ritorno al mondo esterno.
🫲
Questo format fa parte del percorso che accompagna “Soli. Storia di una madre e di suo figlio Hikikomori”, lo spettacolo di Alla Ribalta che unisce teatro, psicologia e scuola per dare voce a una realtà sempre più presente tra adolescenti e famiglie.
🎭
Autrici: Stefania Scartezzini (testo), Jennifer Miller (regia)
Mission: Alla Ribalta – Il teatro per il sociale
Partner: Associazione AMA Auto Mutuo Aiuto Trento
Sponsor: Cassa Rurale Alta Valsugana
Con il contributo della Fondazione Caritro




Ottime entrate a questo post. Grazie 



ISOLAMENTO SOCIALE O SOLITUDINE?

 



Un bellissimo post di Matteo Zicca 

ISOLAMENTO SOCIALE O SOLITUDINE?
IL LATO NASCOSTO DEL SENTIRSI SOLI
Il tema dell’isolamento sociale è sempre più diffuso.
Dipendenza da smartphone, single che non vogliono una relazione, hikikomori, ritiro sociale mascherato da “smart working”, amicizie esclusivamente virtuali, vite piene di contatti ma vuote di connessioni autentiche.
E non perché siamo “più fragili” di una volta, ma perché viviamo in un mondo che ci espone continuamente alla pressione, al confronto, alla paura di non essere abbastanza.
Parliamo di cause psicologiche: mancanza di autostima, senso di inadeguatezza, difficoltà a tollerare frustrazione e rifiuto, identità fragili che tremano al primo giudizio.
E di cause ambientali: ambienti ostili, competizione sociale, precarietà, assenza di punti di riferimento, culture individualiste, relazioni poco affidabili in cui faticare a fidarsi diventa quasi normale.
Dinamiche complesse che non si risolvono con una pillola per l'ansia o con la solita frase “dai, esci e passa tutto”.
Serve un lavoro personale, costante, profondo.
E serve un ambiente capace di ascoltare.
Da qui nascono le domande:
perché vediamo l’altro come un nemico?
Perché facciamo così fatica a essere noi stessi?
Da cosa ci difendiamo?
Perché ci vergogniamo delle nostre fragilità?
Perché temiamo l’intimità emotiva?
Perché preferiamo rifugiarci nel digitale, dove possiamo controllare l’immagine di noi, invece di affrontare il reale?
Perché crediamo che “fare i furbi” migliori le relazioni, quando in realtà le distrugge?
A volte il primo passo per uscire dalla solitudine è smettere di misurare la nostra vita con quella degli altri: il confronto costante logora l’identità.
Un altro passo, è dare un nome preciso alle emozioni che senti, perché quando non le riconosci diventano più minacciose.
E poi c’è il lavoro sulla frustrazione: non è un difetto da eliminare, è una competenza da allenare.
Di solito qui si tirano fuori i consigli “classici”: dormi meglio, usa meno lo smartphone, esci dalla zona di comfort, fai attività fisica.
Scientificamente è tutto corretto.
Ma psicodinamicamente, se li interpreti come “devo essere perfetto, devo fare tutto giusto”, diventano un boomerang: aumentano la colpa, non la guarigione.
Il punto non è fare tutto impeccabilmente: è non vivere la tua vita come un curriculum da ottimizzare, ma come un processo umano, vulnerabile e reale.
E quando senti che non basta più, chiedere aiuto ad uno psicologo prima di arrivare al crollo è un atto di maturità, non di debolezza.
Creare relazioni vere significa scegliere una relazione alla volta e curarla davvero, perché non servono cinquanta persone: ne bastano due che ti vedono, che ci sono, che sono dalla tua parte.
Significa costruire ambienti che ti somigliano, concederti il diritto di ricominciare senza vergogna, e soprattutto smettere di aspettare che siano gli altri a venire verso di te: a volte il primo movimento deve essere tuo, anche minimo.
c’è anche da considerare una parte fondamentale: perdonarsi.
Perdonarsi quando sbagli, quando reagisci male, quando hai paura.
Perdonarsi perché non sei perfetto e non devi esserlo.
E perdonare gli altri non per giustificarli, ma per non restare imprigionato in ferite che avvelenano la tua vita.
Le relazioni sane nascono là dove smettiamo di pretendere perfezione e iniziamo a concederci la possibilità di essere umani.
ci sono anche delle verità scomode.
Viviamo in un’epoca di individualismo travestito da libertà: “pensa solo a te stesso”, “non devi niente a nessuno”.
Ma questo mito ci ha reso più soli, più diffidenti, più incapaci di costruire legami profondi.
Il narcisismo quotidiano non è quello da manuale: è l’incapacità di vedere il proprio contributo ai problemi.
È credere che le nostre emozioni vengano prima di tutto e di tutti, che se una relazione non funziona la colpa sia dell’altro, che essere furbi sia un vantaggio.
In realtà, è la scorciatoia più veloce verso la solitudine.
Otre questi non possiamo ignorare neanche i dati scientifici: lo studio di Harvard, la ricerca longitudinale più lunga mai condotta sulla felicità, arriva a una conclusione netta dopo più di 80 anni di dati:
le relazioni di qualità sono il fattore più potente per la salute mentale, fisica ed emotiva.
Più forte del reddito, dello status sociale, del successo, persino delle abitudini di vita.
Ma per avere relazioni sane devi saper stare bene anche con te stesso, altrimenti cercherai negli altri ciò che non riesci a trovare dentro.
Puoi avere soldi, successo, un fisico da urlo, una carriera brillante, una salute di ferro e una vita “perfetta” sui social: ma se il rapporto con te stesso è fragile e quello con gli altri è povero, tutto il resto perde significato.
Perché siamo fatti per connetterci, non per competere.
Per vivere, non per performare.
Per ascoltare, non per impressionare.
La solitudine non è sempre un nemico: a volte è un messaggio.
Ti dice che c’è qualcosa da guardare, qualcosa da sistemare, qualcosa da cambiare.
E quel cambiamento arriva nel momento esatto in cui inizi a riconoscere le tue ombre, nel modo in cui impari a perdonarti, nelle scelte quotidiane che fai per avvicinarti invece che allontanarti.
Perché alla fine la verità è semplice: il cervello umano si sviluppa e guarisce attraverso le relazioni, non attraverso l’isolamento; ma richiede il coraggio di guardare le proprie ombre per costruire legami che valgano davvero.
E se vuoi cambiare la tua vita, non iniziare da ciò che ti manca: inizia da come scegli di incontrare l’altro, e da come scegli ogni giorno di incontrare te stesso.



martedì 30 dicembre 2025

Intervento dell'On. Daniela Ruffino in Parlamento

 




Durante la travagliata votazione della Legge di Bilancio alla quale come Azione abbiamo votato contro, è stato approvato il mio ordine del giorno per impegnare il governo sul tema degli hikikomori. Parliamo di una vera e propria bomba sociale che coinvolge oltre 60 mila giovani e che non possiamo più ignorare.

Dal 2023, nonostante gli impegni presi, nulla è stato fatto e il disagio delle famiglie è continuato a crescere. Con questo atto chiediamo risorse concrete, un piano nazionale e l’inserimento di psicologi e personale specializzato. L’accoglimento del governo è un segnale positivo, ma ora è necessario passare dai proclami ai fatti: non c’è più tempo da perdere per contrastare il ritiro sociale.
On. Daniela Ruffino

Davvero non ci sono parole sufficientemente belle per ringraziare colei che con tanto amore e dedizione porta avanti nel migliore dei modi la nostra causa . Purtroppo i numeri delle indagini non sono veritieri poichè comprendono solo una fascia di età, quella dai 15 ai 19 ma a noi genitori non interessa tanto il numero quanto che passi il messaggio che chi si ritira è una persona completamente SANA che si ritira da una SOCIETA' MALATA . Purtroppo stiamo assistendo a depistaggi che, alle volte, fanno passare i nostri figli per sbagliati. Niente di più falso. Ancora grazie on Ruffino e davvero tanti complimenti e ringraziamenti






lunedì 29 dicembre 2025

LA TRIADE OSCURA: NARCISISMO, MACCHIAVELLISMO, PSICOPATIA






 Un post di Matteo Zicca 


LA TRIADE OSCURA: NARCISISMO, MACCHIAVELLISMO, PSICOPATIA
È complesso parlare di questi argomenti in un singolo post.
Ma ne parlo perché c’è tantissima gente che soffre dentro relazioni che la consumano lentamente. Persone che arrivano stanche, confuse, svuotate, convinte di essere loro il problema.
Non perché siano fragili, ma perché sono state esposte a dinamiche relazionali distorte.
Per questo motivo dare un nome a certi funzionamenti serve a smettere di colpevolizzarsi e, soprattutto, a smettere di dare importanza a chi costruisce potere sul disagio altrui.
- Che cos’è la triade oscura -
La triade oscura è un modello psicologico della personalità (pubblicato la prima volta da Delroy L. Paulhus e Kevin M. Williams nel 2002) che descrive la coesistenza di tre tratti: narcisismo, machiavellismo e psicopatia.
Sono tratti distinti ma frequentemente sovrapposti e accomunati da uno stile relazionale freddo, manipolativo e scarsamente empatico.
Di base, non indicano forza psicologica, ma strategie difensive disfunzionali.
Il narcisismo è caratterizzato da grandiosità, bisogno costante di ammirazione e ipersensibilità alla critica. Dietro l’immagine di sicurezza si nasconde un Sé fragile, instabile, che ha bisogno di conferme continue.
L’altro viene usato come specchio: se riflette grandezza va bene, se mostra autonomia o limiti diventa una minaccia da svalutare.
Il machiavellismo è caratterizzato da cinismo, manipolazione e uso strumentale delle relazioni.
Le persone non sono viste come soggetti, ma come mezzi.
La morale è flessibile, adattabile agli interessi personali.
È una modalità relazionale basata sul controllo e sulla diffidenza, non sull’intelligenza emotiva.
La psicopatia subclinica si esprime soprattutto nella mancanza di empatia, rimorso e responsabilità emotiva.
Non è “freddezza razionale”, ma povertà affettiva. Il danno arrecato agli altri viene minimizzato, negato o ribaltato perché riconoscerlo significherebbe entrare in contatto con un senso di colpa che non si è in grado di reggere.
- Comportamenti tipici nel quotidiano -
Nel quotidiano queste persone sono spesso bravi retori.
Parlano molto, parlano con "sicurezza", usano parole complesse, argomentazioni "convincenti".
Ma la retorica serve a coprire il vuoto.
Se si va a fondo, il contenuto è povero, ripetitivo, incoerente.
Molta sicurezza esibita, poca competenza reale. Dicono un sacco di sciocchezze, ma con convinzione.
Alzano la voce, giudicano, etichettano, ribaltano le responsabilità.
Confondono l’altro, spostano continuamente il focus, evitano il confronto reale.
Non cercano verità o dialogo, cercano controllo.
Il loro comportamento non nasce da sicurezza, ma da una profonda insicurezza e inferiorità psichica e spesso anche sociale.
Dominare l’altro serve a non sentire il proprio vuoto, la propria fragilità, il proprio senso di inadeguatezza.
- Effetti sulle vittime -
Le vittime sviluppano confusione, senso di colpa, iperanalisi, perdita di fiducia nel proprio giudizio. Iniziano a pensare di essere troppo sensibili, esagerate, sbagliate.
È l’effetto tipico delle dinamiche manipolative: più l’altro è aggressivo e sicuro, più tu dubiti di te.
- Consigli pratici per chi ne è vittima -
La prima cosa è "svegliarsi".
Chi alza la voce, manipola, giudica, svaluta e ha sempre bisogno di avere ragione non è sicuro di sé.
È una persona psicologicamente problematica.
Smetti di giustificare.
Il passato difficile, il presunto vittimismo, l’intelligenza, il carisma non giustificano il danno che provocano.
Non cercare di farti capire.
Non è incomprensione, è funzionamento.
Spiegare di più non chiarisce, ti espone solo a nuova manipolazione.
Riduci drasticamente il peso che dai alle loro parole. La loro arma principale è il linguaggio: quando smetti di reagire, perdono potere.
Evita il confronto emotivo diretto.
Non portano a soluzioni, ma a confusione.
Mantieni comunicazioni brevi, concrete, essenziali.
Stabilisci confini netti, anche se non vengono rispettati.
Il confine serve a te, non a convincere loro.
Osserva i fatti, non le parole.
Queste persone parlano molto e promettono tanto. Valuta solo ciò che fanno nel tempo, non ciò che dicono in modo "brillante".
Riconosci la falsa autorevolezza.
Chi si auto-proclama esperto, superiore o illuminato spesso sta compensando un senso di inferiorità. L’autorevolezza vera non ha bisogno di imporsi.
Ricorda che il rispetto non si negozia.
Se per essere rispettato devi dimostrare qualcosa, quella non è una relazione, è una gerarchia.
Non reagire di pancia.
Provocano per ottenere una reazione emotiva. Più resti calmo e neutro, meno materiale offri alla manipolazione.
Smetti di difenderti continuamente.
Se ti giustifichi sempre, stai accettando implicitamente l’idea di essere in torto. Non tutto va spiegato o chiarito.
Se puoi, allontanati.
Se non puoi, distanziati emotivamente.
La distanza è spesso l’unica forma reale di protezione.
Costruisci potere personale reale.
Fatti una cultura, fai esperienze, frequenta ambienti diversi, conosci persone nuove.
Quando allarghi il tuo mondo ti accorgi che esistono persone davvero forti, belle, competenti e vincenti senza manipolare o schiacciare nessuno.
Le dinamiche della triade oscura funzionano soprattutto su chi ha pochi riferimenti, poche esperienze, poca cultura e una rete sociale limitata.
Espandi il confronto sociale.
Più persone sane conosci, più certi comportamenti ti sembrano strani, non normali.
L’isolamento è il terreno ideale della manipolazione.
Cerca uno sguardo esterno.
Parlare con qualcuno di competente (possibilmente uno psicologo) rompe l’isolamento e restituisce realtà.
Riconosci i pattern, non il singolo episodio.
Un errore può capitare a chiunque.
Un comportamento ripetuto, spesso antipatico e negativo, è una dinamica.
E soprattutto: fidati di ciò che senti.
Se una relazione ti svuota, ti confonde e ti fa sentire costantemente in difetto, non è crescita, è logoramento.
La tua pace viene prima di tutto.
Il concetto fondamentale da comprendere è che queste persone non sono forti, brillanti o superiori. Sono individui che non hanno costruito una sicurezza interna stabile e la sostituiscono con controllo, retorica e dominio.
La loro apparente sicurezza è una corazza fragile che ha bisogno di essere continuamente rinforzata schiacciando qualcuno.
Capirlo serve a una cosa sola: non dargli importanza!
Perché il loro potere esiste solo finché qualcuno li prende sul serio.
La vera sicurezza non ha bisogno di urlare, manipolare o convincere.
Chi lo fa, sta solo cercando di non crollare.



domenica 21 dicembre 2025

A Roma se dice: de coccio

 




Ieri ero parecchio giù di morale

Sono andata a portare i cioccolatini per Natale al mio XXXXX che considero come un fratello e che vuole tanto bene a me, a Fabio e a tutti i genitori hikiki
Lui vuole essere sempre informato su tutto e quando è partito il Tommy per l'Australia sono scese le lacrime anche a lui
Ieri mi fa: "Ma quando passerà la legge Ruffino saranno finalmente considerati malati?"
Ma non sono malati XXXXXX
Come fai a dirmi che una persona che si rinchiude per anni o per sempre in una stanza non è malato
Perchè è una persona molto sensibile e molto intelligente e ha sofferto tanto, ma si mette in pausa, non lo vuole fare per sempre, solo che la vita alle volte non lo fa rientrare
Ma per me è una malattia ereditaria
Ah dallisì. Non è una malattia e non c'è ereditarietà, ma solo familiarità
Mica l'ho convinto oh! Vacca boja


OLTRE IL DANNO LA BEFFA

Certo non avrei mai e poi mai pensato in questo maggio 2026 di litigare col C.A.F. - Se suo figlio ingegnere sono 10 anni che non lavora ha ...