Grazie ai compagni di scuola che mi hanno sempre emarginato da piccolo.
Ricordo le risa tra i banchi di scuola e la solitudine totale a quel primo banco. Il segno bianco di gesso del cassino sopra il grembiule blu o sopra i vestiti
Grazie a tutti quelli che la vita aveva incaricato di darmi amore ma mi hanno dato solo risultati da raggiungere. E che poi non mi hanno mai detto «bravo» quando puntualmente li raggiungevo.
Grazie a chi mi ha affamato di carezze.
Grazie a tutti coloro che mi hanno sempre guardato come «quello strano».
Grazie a tutte le persone che mi hanno ingannato nel mondo del lavoro. Che mi hanno illuso, che mi hanno scoraggiato e fatto perdere la fiducia nell’umanità.
Grazie a chi mi ha mentito, a chi mi ha rubato.
Grazie a chi non ha mai trovato un minuto per leggere un mio racconto o una mia poesia quando, ancora adolescente, avevo scoperto la passione di scrivere.
Grazie a chi non mi ha detto grazie quando gli ho dato una mano.
Grazie per mille motivi che io stesso non capisco e per qualcuno che riesco a capire. Perché grazie a voi io ho scoperto di essere forte, ho scoperto che su di me la ruggine dello sconforto può attecchire solo un’ora, e dopo mi sputo nelle mani e ricomincio a fare e ad amare la vita.
Grazie perché adesso sulla mia pelle persino il vento che soffia mi riempie di gioia, e basta una carezza per colmare oceani di solitudine.
Grazie per tutto il male.
Non so come, ma sento che tutto questo ha una bellezza.