Le sue parole sono ritornate in auge nelle ultime ore tramite X. “La scuola elementare sembra diventata una clinica psichiatrica”, ha affermato Galimberti. “Tutti discalculici, discrafici, dislessici, asperger, autistici…ma chi l’ha detto? Ai miei tempi non c’erano queste condizioni. C’era uno più bravo e uno meno bravo, che poi si esercitava e diventava bravo”. Il filosofo ha poi criticato la tendenza a “patologizzare tutte le insufficienze”, sottolineando come l’aumento delle diagnosi sia dovuto, a suo avviso, alla richiesta da parte dei genitori di percorsi facilitati per i propri figli. “È la strada dell’ignoranza, purché siano promossi”, ha concluso, “perché ai genitori interessa questo, non la formazione“. Parole che, come prevedibile, hanno acceso un vivace dibattito online.
Non sono mancate, tuttavia, voci a sostegno della tesi di Galimberti, che hanno puntato il dito contro un presunto abuso delle diagnosi per ottenere agevolazioni.
Il pedagogista Daniele Novara segnala un boom di certificazioni DSA a scuola (aumento del 39% in alcuni dati), arrivando a sostenere che i casi reali siano molto inferiori (1,5-3%) rispetto alle diagnosi attuali, parlando di "eccesso diagnostico" e pressioni per ottenere PDP. I dati evidenziano fino a 2 alunni DSA per classe, con crescita in tutti i cicli scolastici.
4 o 5 volte superiori le certificazioni
Il parere del Prof. Umberto Galimberti
"La scuola non è una clinica psichiatrica!”. Parole forti, chiare e scomode quelle del filosofo Umberto Galimberti, idolo della sinistra nostrana, che rompe il silenzio sull’aumento incontrollato delle diagnosi di DSA tra i bambini delle elementari. Secondo Galimberti, patologizzare ogni difficoltà scolastica sta creando una generazione di alunni fragili, etichettati troppo in fretta e senza veri motivi clinici."I genitori vogliono solo percorsi facilitati, non la formazione!”. Un’accusa diretta a chi usa le certificazioni come scorciatoie, svuotando la scuola della sua funzione educativa. Insegnanti impotenti, certificazioni inflazionate, sostegno assegnato a chi non ne ha davvero bisogno: è questa la direzione che vogliamo per la scuola? Galimberti lancia un allarme che non possiamo ignorare: serve più serietà, meno etichette, più fiducia nelle capacità dei ragazzi.
