domenica 27 settembre 2026

Basta con gli screening a tappeto a scuola

 



Basta con gli screening a tappeto a scuola, impariamo ad ascoltare i bambini valorizzando le loro capacità

A proposito dell'eccesso di diagnosi, il neuropsichiatra infantile Michele Zappella interviene sulla rivista Conflitti: "bisogna trovare un’altra strada con obiettivi alter­nativi: per una scuola che metta da par­te gli screening e riprenda l’ascolto del bambino e della sua realtà, che sappia riproporre un’alleanza educativa tra in­segnanti e genitori per permettere a bambini e ragazzi di crescere insieme come compagni e amici, e a sviluppare al tempo stesso le loro capacità qualun­que siano le loro carenze e difficoltà. Senza timore di mettere in discussione le attuali strutture di gestione e un’or­ganizzazione troppo spesso basata so­lamente sulle classi"

Nella giornata mondiale della salute mentale, voglio rilanciare il manifesto "Ripensare l’autismo" firmato insieme a Michele Zappella, Gianmaria Benedetti, Roberto Carlo Russo, Emidio Tribulato, Valeria Mazza e Marco Macciò.
Tutelare la salute mentale è fondamentale per i bambini e le bambine ma è anche importantissimo sintonizzarsi con la loro naturale immaturità. Bisogna evitare il dilagante fenomeno della psichiatrizzazione infantile che porta a cercare spasmodicamente, con screening basati quasi unicamente su test, presunti disturbi mentali.
I dati sono estremamente allarmanti. Ogni anno nelle scuole aumentano gli alunni con diagnosi neuropsichiatriche e certificazioni della legge 104. Le disabilità però non sono più solo motorie o fisiche ma attinenti l'area cognitiva, emotiva, psicologica. È illegittimo ed un grave danno nei confronti dei più piccoli trasformarli in pazienti psichiatrici quando, troppo spesso, hanno solo bisogno di tempo, di attenzione e specialmente di una buona educazione.
II genitori vanno aiutati, non certo colpevolizzati, e sostenuti nel fare le mosse giuste. Alcuni esempi: dormire il tempo giusto, evitare l'eccesso di videoschermi e sviluppare tutte le autonomie in relazione alla fasi di crescita, in modo da attivare quella sicurezza di base che permette di vivere adeguatamente tutte le fasi di crescita senza bisogno di diagnosi neuropsichiatriche.

Il Manifesto "Ripensare l'autismo" chiede urgentemente di riconsiderare l'enfasi che viene data alle diagnosi sempre più precoci: ogni bambino che presenta delle difficoltà evolutive, che potrebbero essere transitorie se affrontate con opportuni interventi sul bambino stesso e sul suo contesto famigliare, viene subito segnalato dalle scuole come sospetto di autismo e la famiglia invitata, talora con forti pressioni, a rivolgersi a centri specializzati per avviare le cure necessarie.
Cure che non sempre tengono in considerazione il mondo affettivo-relazionale del bambino e i suoi bisogni più veri e profondi. Gli effetti di tutto ciò, insieme alle informazioni a senso unico che dilagano sulla stampa e su internet, stanno creando gravi disagi ai bambini e alle famiglie fra le quali si diffonde la fobia dell’autismo che spesso porta a sovvertire l’ambiente familiare e talora può giungere a gravi estremi.



PER FAVORE, NON METTETE L’ETICHETTA SUI BAMBINI
L'allarme del neuropsichiatra infantile Michele Zappella.
Negli ultimi vent’anni il numero di bambini italiani colpiti da una neurodiagnosi è cresciuto in modo abnorme.
I dati riportati dall’Istat sono impressionanti: le certificazioni di dislessia, per esempio, sono passate in cinque anni da 94 mila a 188 mila, con un tasso di crescita del cento per cento; quelle di disgrafia sono aumentate addirittura del 192 per cento; i casi di autismo nei bambini, in vent’anni, sono passati dallo 0,3 all’1,5 per cento: il quintuplo.
Qualcuno sostiene che le diagnosi siano troppe.
Lo pensa Michele Zappella, già docente di Neuropsichiatria infantile all’Università di Siena, con un’esperienza clinica di oltre cinquant’anni nel campo dei neurodisturbi, in particolare dello spettro autistico: il suo libro "Bambini con l’etichetta", appena pubblicato da Feltrinelli è un duro attacco alla «strategia di definizione precoce della diversità promossa dal sistema scolastico, sanitario e culturale».
"Il bambino che disturba non esiste più: esiste il bambino con un disturbo. Ma quel marchio lo accompagnerà per tutto il percorso scolastico, e prefigura la sua collocazione lavorativa". (Daniele Novara)
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Breve estratto dall'articolo di Giulia Villoresi, pubblicato sull'inserto Il Venerdì di Repubblica, dedicato al nuovo libro di Michele Zappella "Bambini con l'etichetta" edito da Giangiacomo Feltrinelli Editore.



Basta con gli screening a tappeto a scuola

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