lunedì 31 agosto 2026

Perchè ci serve una legge nazionale che ci tuteli

 




Per una serie di incomprensioni, perchè è mancato il dialogo, un uomo di 34 anni o ragazzo di 34 anni, le interpretazioni sono personali, è sotto processo per stolking al condominio. Sui giornali è apparsa la notizia che è un hikikomori, ma la maggior parte delle persone non sa cos'è e ancor peggio il giudice puo' dire che a livello legale gli hikikomori non esistono 

Siamo venuti in contatto, per vie traverse, con un hikikomori di 39 anni, con tre bambini. Un uomo che ha subito gravi problematiche sul lavoro

C'è una madre di un hikikomori di 37 anni che chiede al padre del ragazzo aiuti finanziari poichè lei è povera e il padre è ricco. La risposta è stata: mi sono informato, gli hikikomori sono adolescenti attaccati al pc, nostro figlio è adulto, non è hikikomori 

E poi tante altre storie di insegnanti chiuse in camera dal tempo del covid, nonostante avessero risolto molti problemi dei loro alunni, uomini diventati hikiki a 52 anni e ci hanno anche lasciato l'intervista 

Purtroppo facendo solo indagini tra gli studenti e non tra i NEET c'è una percezione sbagliata del problema che ci farà finire dritti come il Giappone, ovvero a un milione o forse un milione e mezzo di ritirati sociali 

Vi lasciamo il link della petizione pro legge Ruffino, aiutateci per favore 

LEGGE SUGLI HIKIKOMORI. IL PARLAMENTO LA DISCUTA SUBITO.

L'intervista a Francesco 


PARLIAMO DI NEURODIVERGENZE

 




Ricordo che la mia maestra delle elementari, già più di mezzo secolo fa, diceva che certe difficoltà dei bambini un domani avranno un nome

Ed ecco il nome: neurodivergenza, ovvero un funzionamento neurologico e cognitivo che si discosta dalla media della popolazione definita neurotopica 

Ora.. è qui che si aprono gli scenari più impensati 

Quando prendi la patente e guidi la tua macchinina hai due possibilità molto chiare: o porti un anziano a fare una visita medica o ti scagli sulla folla per fare del male 

Fino a qui tutto chiaro, ma che dire se finisci sulla folla per un malore, ma poi sai.. forse un po' di tasso alcolico nel sangue c'era, e si che comunque quella patologia cardiaca non era ben curata .. e quindi si apre il romanzo infinito 

Così è stato per le neurodivergenze finchè il dott Galimberti non ha preso una posizione chiara 

“La scuola è diventata una clinica psichiatrica”
Queste le parole dello psicoanalista Umberto Galimberti.


"La scuola elementare sembra che sia diventata una clinica psichiatrica, sono tutti discalculici, disgrafici, dislessici, asperger, autistici, ma chi l’ha detto? Ai tempi miei non c’erano queste condizioni, c’era uno che era più bravo e quell’altro un po’ meno bravo che poi si esercitava e diventava bravo. Perché patologizzare tutte le insufficienze?"
Umberto Galimberti







Il prof Galimberti è supportato dai più grandi studiosi


In più si aggiunge la pretesa psichiatrica di voler etichettare massicciamente questa generazione. L’Adhd, il cosiddetto ipercinetismo, lo spettro autistico, il Dop, disturbo oppositivo provocatorio, e quant’altro sono sempre più presenti nelle nostre vite. Un aumento totalmente privo di evidenze scientifiche.

Cioè che ne risulta è un quadro drammatico ed etichettante, con lo scopo di dichiarare malati questi ragazzi e ragazze. Considerando i loro stati ansiogeni appartenenti alle condizioni tipiche della loro età e alle situazioni che ho precedentemente descritto come problemi della singola persona. Portando così il singolo ragazzo a essere un problema per la società.




La logopedista Ludovica Isotta Turchetti, nella rubrica I Protagonisti, condotta da Francesco Bunetto, ha denunciato una tendenza diffusa tra genitori e insegnanti a cercare diagnosi e certificazioni per i bambini come strumento per rassicurare sé stessi.



Dopo il dott. Galimberti, il dott. Novara, il dott. Tonioni, la dott.ssa Vincenza Palmieri, abbiamo trovato un'altra professionista che parla di diagnosi affrettate 
Complimenti dott.ssa Ludovica Isotta Turchetti 

domenica 30 agosto 2026

BRAVO LEONARDO LEONE!





 Oggi appena un ragazzo incontra una fatica, troppo spesso gli viene appiccicata un’etichetta.

E da lì il rischio è enorme: che non lavori più sulla crescita né la scuola, né la famiglia, né lui stesso.
In questo video ti dico perché, secondo me, così non stiamo aiutando i ragazzi. Li stiamo indebolendo.
Guardalo fino alla fine e poi dimmi la tua nei commenti.

Il mio viaggio in Giappone, di Elina e Marzia

 




Molto bello questo post di IL MIO VIAGGIO IN GIAPPONE, un sito di due ragazze italiane che fanno le guide turistiche in Giappone 

In Giappone ci sono insegnanti che ogni mattina preparano una lezione per bambini che forse non riusciranno nemmeno a varcare il cancello della scuola.
Non perché non vogliano imparare. Non perché siano pigri.
A volte semplicemente non ce la fanno.
In Giappone esiste una parola:
不登校 - futōkō.
Indica quei bambini e ragazzi che per periodi prolungati, smettono di frequentare la scuola. Un fenomeno gravissimo di dispersione scolastica.
Dietro possono esserci, fattori come: ansia, difficoltà nelle relazioni, bullismo, pressione scolastica, disagio familiare.
Ma soprattutto ci sono ragazzi che a un certo punto, guardano la porta di casa e sentono che uscire è diventato troppo difficile.
A Miyagi, alcuni insegnanti stanno cercando un modo diverso per raggiungerli.
Non sempre dicendo:
“Domani devi tornare a scuola.”
A volte partono da molto meno.
Un giovane insegnante racconta di proporre obiettivi minuscoli:
“Oggi proviamo ad arrivare fino a quel palo?”
E magari il giorno dopo:
“Proviamo fino al cancello della scuola?”
Un palo. Un cancello. Pochi metri.
Per qualcuno possono sembrare niente.
Per un ragazzo che da settimane non riesce a uscire di casa possono essere enormi.
Ed è forse questa la parte che fa più male.
Perché mentre gli altri entrano in classe, aprono i quaderni, ridono durante l’intervallo e tornano a casa lamentandosi dei compiti…c’è qualcuno che vorrebbe semplicemente riuscire a fare quello che per gli altri è normale.
Arrivare fino alla strada.
Fino al cancello.
Magari, un giorno, fino alla propria sedia.
In Giappone il fenomeno continua a crescere nonostante diminuisca il numero complessivo dei bambini.
A Miyagi, secondo un reportage del Kahoku Shimpo ripreso dal The Japan Times, in una classe elementare possono esserci in media uno o due alunni che non frequentano regolarmente; alle medie il numero può salire a due o tre.
E anche gli insegnanti raccontano la propria impotenza.
Vorrebbero aiutare, telefonano e provano a parlare con le famiglie. Cercano una porta che non faccia paura. Ma non sempre vengono accolti.
Forse è facile chiedere:
“Perché quel ragazzo non va a scuola?”
È molto più difficile chiedersi:
“Quanto deve stare male un ragazzo perché anche attraversare un cancello diventi una montagna?”
E forse, qualche volta, aiutare non significa trascinarlo dall’altra parte.
Significa semplicemente camminare accanto a lui.
Prima fino al palo. Poi, se ce la farà, fino al cancello.






sabato 29 agosto 2026

DIETRO UN SORRISO

 




Con molta, moltissima fatica ho letto il meraviglioso libro di Lara Brufatto

Il libro ha sempre stazionato li, vicino al mio pc, ma alcuni giorni dicevo: oggi ce la faccio, oggi non ce la faccio 

E' la storia di Giorgio, un bambino che ha incontrato molte poche persone oneste, pulite ed empatiche e tante persone invidiose, perchè si sa che il male si accanisce sul bene, dai tempi di Caino e Abele 

Ma è la storia anche di Lara, una madre coraggio che ha spostato le montagne nel nome di un figlio meraviglioso 

Non riesco a raccontarvi la storia.. davvero troppo dolore e poi quel capitolo in cui si narra dell'insegnante che in terza elementare ha trattato molto male Giorgio.. davvero li la mia lettura ha avuto uno stop di molti giorni 

Vorrei pero' dirvi della conclusione del libro, di come Lara si batte perchè non venga infangato il nome del figlio, perchè ci sia giustizia, la stessa giustizia che Giorgio ha sempre inseguito, di come Lara si batte perchè ci siano famiglie che non abbiano a patire cio' che ha patito lei, suo marito e il loro cucciolo 

Eggià.. è quello che dico sempre io, non toccate i cuccioli che le madri vi rivoltano come un pedalino 

Vi consiglio caldamente la lettura di questo manuale di bontà, vi farà diventare genitori migliori 

Dietro un sorriso. Lara Brufatto

La panchina dell'amicizia di Gio'  

Gallarate: Panchina di Gio, l'amicizia contro la depressione  


venerdì 28 agosto 2026

CONSIDERAZIONI DI UNA MADRE




 Viste le assurde sterili polemiche degli ultimi giorni, ci tengo a fare una precisazione 

Quando tu hai la glicemia alta, sopra un certo valore standard, sei malato, hai il diabete 

La malattia mentale non ha confini precisi, ma nel caso del ritiro sociale volontario, se capita in obbligo scolastico, ti succede quanto segue

Fino a che non passa la legge Ruffino, le nostre famiglie, sono costrette a portare i figli dal neuro psichiatra per la deroga delle assenze 

Dato che il neuro psichiatra è un medico e non puo' certificare un disagio, deve dire che c'è una fobia scolare, che è una malattia e quindi giù farmaci, secondo il prontuario medico. E' vero che c'è anche il medico che capisce l'assurdità della situazione e non da farmaci, ma c'è anche chi non appoggia la legge Ruffino e quindi questa situazione disastrosa per le nostre famiglie potrebbe andare avanti all'infinito 

Per quello che riguarda le neurodivergenze è chiaro che oggi c'è un abuso diagnostico. Non lo dico io, lo dicono Galimberti, Novara, Turchetti, Palmieri, Tonioni ed altri 

La mia maestra delle elementari, grande persona, ogni tanto faceva fare i lavori di gruppo con i banchi a cerchio e in quei giorni i più bravi aiutavano i meno bravi. Lei diceva che non gli interessava che chi faceva più fatica fosse uguale agli altri e valutava l'impegno. Se un bambino migliorava lei dava comunque la sufficienza perchè valutava l'impegno 

D'altra parte il compagno delle elementari di mio figlio che non capiva le cose più semplici a scuola, adesso è fabbro, con dei dipendenti, una moglie e due bambini ed è felice. Mio figlio laureato in ingegneria a pieni voti con tre anni di dottorato non ha trovato il suo posto nel mondo 

Quindi è inutile che i genitori si affannano a etichettare i figli nella speranza di dargli un futuro o anche gridare alle dipendenze da internet senza voler minimamente mettersi in gioco 

In 10 anni ho visto ben pochi genitori voler fare auto critica. C'è chi si è scagliato contro tutti pur di non ammettere il benchè minimo errore 


mercoledì 26 agosto 2026

GRANDE VINCENZO!

 Ora.. ti succede che per anni stai nel limbo, poi stai dove comandano i soldi, poi finalmente arrivi dove comanda il cuore e ti senti a casa







BRAVISSIMO DOTT. DANIELE NOVARA

 



In più si aggiunge la pretesa psichiatrica di voler etichettare massicciamente questa generazione. L’Adhd, il cosiddetto ipercinetismo, lo spettro autistico, il Dop, disturbo oppositivo provocatorio, e quant’altro sono sempre più presenti nelle nostre vite. Un aumento totalmente privo di evidenze scientifiche.

Cioè che ne risulta è un quadro drammatico ed etichettante, con lo scopo di dichiarare malati questi ragazzi e ragazze. Considerando i loro stati ansiogeni appartenenti alle condizioni tipiche della loro età e alle situazioni che ho precedentemente descritto come problemi della singola persona. Portando così il singolo ragazzo a essere un problema per la società.







martedì 25 agosto 2026

Hikikomori, un fenomeno che cresce anche in Italia

 







BRAVISSIMA DOTT.SSA TURCHETTI







Dopo il dott. Galimberti, il dott. Novara, il dott. Tonioni, la dott.ssa Vincenza Palmieri, abbiamo trovato un'altra professionista che parla di diagnosi affrettate 
Complimenti dott.ssa Ludovica Isotta Turchetti 

Da anni ascolto genitori sfibrati, stanchi, feriti da pressioni scolastiche che non dovrebbero esistere. Pianti, gastriti, alopecie. Corpi che raccontano ciò che la mente tenta di sopportare.
Eppure un limite c’è, è chiaro, è luminoso. E ha un nome preciso: Legge 219/2017, in vigore dal 31 gennaio 2018 (fonte: Gazzetta Ufficiale).
Questa legge tutela la libertà, la dignità, la salute e l’autodeterminazione della persona.
Stabilisce che nessun trattamento sanitario può essere iniziato o proseguito senza il consenso libero e informato dell’interessato.
Per i minori, il consenso spetta solo ai genitori.
Non alla scuola.
Non al singolo docente.
Non alla “prassi”.
Eppure, ogni giorno, famiglie vengono sollecitate o fermate sul portone:
«Lo faccia vedere.»
«Se gli volete bene, portatelo là.»
«Senza diagnosi non possiamo aiutarlo.»
Noi professionisti — clinici, specialisti, docenti — abbiamo il dovere di esporre ipotesi, letture, possibilità.
Il limite è lì: tra ciò che possiamo dire e ciò che una famiglia decide liberamente.
Oltre quel limite, iniziano le pressioni, gli allarmismi, il terrorismo psicologico.
E questo non è solo scorretto: è una violazione del diritto all’autodeterminazione.
Se l’insegnante suggerisce una strada, i genitori hanno pieno diritto di scegliere.
Esiste un obbligo?
No. Nessuno.
Non esiste alcuna norma che imponga una diagnosi o un trattamento per ricevere attenzione educativa ordinaria.
Il docente può comunicare il proprio limite professionale — “così faccio fatica a lavorare, mi astengo” — ma deve farlo con rispetto, misura e competenza.
Se un corpo docente sostiene che senza diagnosi non può prendersi cura del bambino, quella è una dichiarazione incompatibile con i doveri professionali.
In quel caso, il genitore ha pieno diritto di interrompere il rapporto: è un servizio retribuito, e se non è adeguato è legittimo sostituirlo.
Altrove, forse, troverà competenze diverse.
Le cose vanno dette una volta, con garbo.
Poi basta.
Non si sale in cattedra.
Quel limite è invalicabile, oltre, inizia la violenza psicologica.

sabato 15 agosto 2026

STUDI NAZIONALI SUL DISAGIO DEL RITIRO SOCIALE

 




Facciamo questo post spinti dalle migliaia di richieste che leggiamo nel web, che ci fanno di persona, per mail e tramite amici, di hikikomori adulti che non hanno voce e nemmeno sembra che gliela si voglia dare 

Esistono varie ricerche, fatte da vari enti, ma sono tutti riguardanti la fascia giovanile 

Addirittura nella ricerca dell'ISS (Istituto superiore di sanità) si legge

Per essere definita come Hikikomori la persona deve manifestare uno stato di completo ritiro sociale che persista per almeno sei mesi e abbia un esordio anteriore ai 30 anni di età. In media, il rifiuto di contatti sociali dura da uno a quattro anni e, in alcuni casi, si associa anche a rifiuto di andare a scuola, dipendenza da Internet e inversione del ritmo sonno-veglia.

Hikikomori. 20 gennaio 2020

Anteriore ai 30 anni???? Almeno l'80% degli hikiki ha più di 25 anni, anche se è un dato puramente teorico e quindi non si puo' dirlo in assoluto, ma altrettanto non si puo' dire quindi che sia un disagio giovanile 




Anche lo studio del CNR (Consiglio Nazionale delle ricerche) è svolto sui giovani come altrettanto lo è la relazione sulle dipendenze al Parlamento 

In tutte queste ricerche c'è un dato che ci pare strano: la forte componente femminile, quando invece il fenomeno è prettamente maschile, almeno da quello che ci risulta 

Queste ricerche hanno fatto si che nella popolazione italiana si sia instaurata l'idea che il problema sia giovanile, con conseguente panico di migliaia di famiglie che non vedono una sola attenzione al problema, che tutto è tranne che un fenomeno giovanile.. almeno da quello che ci risulta stando sul campo da più di 10 anni 



Questa mamma si riferisce a una legge regionale che parla di studenti 


Certo è più facile per una madre parlare del proprio figlio minore che è a casa, mentre l'insegnate che ha perso il lavoro e dice al Ministero che è hikikomori non viene creduta perchè a livello giuridico gli hikikiomori non esistono ancora. E' più facile spiegare a un insegnante che il figlio non va a scuola perchè ha mal di pancia, mentre un uomo di 34 anni è sotto processo per stolcheraggio al condominio. E' più facile per un giovane trovare la scusa del non trovo lavoro, mentre un uomo di 39 anni che diventa hikikomori con tre bambini, per la nostra società non ha giustificazioni 

Tutte queste realtà possono essere salvate solo dalla legge dell'on Daniela Ruffino, per ora ferma in Parlamento 

Questa legge potrebbe dare la possibilità agli hikiki adulti di presenziare in un tavolo tecnico, senza intermediari, perchè gli hikikomori adulti sono persone molto intelligenti e molto colte, che sanno parlare bene e questo farebbe si che molti riprenderebbero il loro ruolo sociale 

Invitiamo quindi TUTTI a firmare la petizione pro legge Ruffino in modo che se ne possa discutere al Parlamento 

C'è disponibilità della politica al dialogo, ma vi prego di partecipare con la vostra firma alla raccolta firme, perchè molto difficilmente avremo un'altra opportunità e se la politica ci vede divisi.. ciao Ninetta 

 Raccolta firme pro legge Ruffino  

Quello che alcuni orticelli non vogliono capire 


QUELLO CHE ALCUNI ORTICELLI NON VOGLIONO CAPIRE



Abbiamo il web tappezzato da questi commenti ma a qualcuno fa più comodo non vedere 


Quello che sto per raccontarvi è solo uno dei casi che potremmo prendere ad esempio per far capire che ci stiamo muovendo nella direzione sbagliata

Pochi anni fa ho cambiato C.A.F. e ho dovuto rispiegare tutta la nostra situazione familiare a un segretario incredulo
Ma come.. suo figlio.. una persona così di successo, con una laurea e un dottorato vive chiuso in una stanza da anni ...
L'anno dopo lo stesso addetto ha detto.. ho parlato troppo presto, la stessa cosa che succede a suo figlio sta succedendo al mio, con la differenza che il mio ha 39 anni e tre bambini
Capite? Tre bambini
E le leggi regionali si dovrebbero muovere per prevenire il disagio nelle scuole quando abbiamo dei figli che già sanno tutto e vivono un inferno?
Per carità.. tutto serve alla causa ma allora perchè non c'è una firma (da parte di alcuni) pro legge Ruffino se tutto serve????

D'altra parte non c'è volta che in TV, quando si sente parlare dei NEET, non c'è volta che non dicano: aumentano quelli che non cercano più ne scuola ne lavoro.. ecco.. quelli sono i nostri







Aiutaci anche tu firmando la petizione pro legge Ruffino




Torino, 13 ottobre, sala del Consiglio regionale del Piemonte.
Convegno organizzato dall'Associazione "Cultura Prossima" sul tema "Hikikomori e ritiro sociale".
L’evento si è aperto con un saluto istituzionale da parte della giovanissima Presidente Rebecca Musch, che ha sottolineato l’importanza di mettere al centro dell’agenda pubblica il tema del ritiro sociale volontario (hikikomori) come fenomeno emergente e poco compreso, ha richiamato l’urgenza di un approccio integrato tra istituzioni, scuola, servizi sanitari, associazioni e famiglie, per prevenire le ricadute nel disagio e ha evidenziato, anche in quanto neo-maggiorenne, il disagio odierno dei giovani in un mondo che corre troppo veloce e che non permette, specie ai più fragili e a coloro che non si conformano, di trovare un'adeguata collocazione nella famiglia e nella scuola.
Il moderatore dell'evento, Gianluca Gobbi, giornalista e conduttore di Radio Erre18, ha presentato Roberto Gasparro Regista con uno spezzone del film La Chiocciola, che ha offerto un’immagine narrativa potente e realistica del vissuto di chi si ritrae socialmente. Il film, già precedentemente citato come opera significativa che tratta il tema degli hikikomori, appare nelle iniziative nazionali promosse in Parlamento dalla Deputata Daniela Ruffino.
La sociologa Valentina Di Liberto ha offerto un quadro teorico e statistico del fenomeno, articolando aspetti chiave quali le radici del ritiro sociale, le dinamiche familiari, la fragilità emotiva, il timore del giudizio sociale, le difficoltà relazionali.
L'intervento di Fabio Busetti, come genitore di un giovane che vive l’esperienza del ritiro sociale, ha portato al convegno un contributo vissuto e urgente. Tra i punti salienti, la narrazione del percorso famigliare, le sfide pratiche, le richieste concrete, l'importanza del mutuo sostegno tra genitori e con la scuola.
L’Onorevole Daniela Ruffino ha presentato la sua proposta di legge sul ritiro sociale / hikikomori, in fase di promozione nel Parlamento italiano, sottolineando che Il disegno di legge mira a riconoscere formalmente il fenomeno del ritiro sociale come condizione specifica che richiede interventi strutturati, senza ridurlo a semplice patologia individuale, che prevede la creazione di strumenti territoriali e risorse dedicate (finanziamenti per progetti, percorsi educativi, reinserimento, supporto psicologico) e campagne di informazione e sensibilizzazione nazionale per scuole, famiglie e istituzioni, volte a superare lo stigma e riconoscere i segnali del disagio.
Al termine della parte programmatica sono seguiti gli interventi di alcuni Consiglieri regionali presenti, che hanno manifestato la volontà a livello regionale di intervenire attivamente, e le testimonianze dirette delle famiglie, di estremo impatto emotivo.




55° puntata di Indaco di Radio Erre 18

  Com'è come non è, ci eravamo persi, come post, l'intervista di  Gabriella D'Urso Allen Verso il minuto 21° Gabriella racconta ...