Possiamo immaginare la fobia sociale e il senso di inadeguatezza come un fondamentale errore di valutazione e di percezione.
Senza entrare in contesti clinici, è interessante fare una riflessione sul rapporto che lega l'individuo al mondo.
Perché così tante persone soffrono sentendosi costantemente inadeguate, "sbagliate" o non all'altezza? Perché un semplice giudizio, una critica o un pettegolezzo riescono a incrinare l'autostima, e perché un'assenza, una brutta parola o un determinato comportamento possono ferire così profondamente?
È un tema vastissimo che può essere utile approfondire con uno psicologo.
Ad ogni modo vale la pena focalizzarsi su tre aspetti fondamentali.
Il primo è la valutazione.
Tendenzialmente si tende a farsi un'idea di una persona o di un comportamento molto rapidamente, lasciandosi guidare dall'emotività. Da un lato si sopravvalutano gli altri, convincendosi che siano tutti migliori, più bravi e perfetti; dall'altro si finisce per vedere solo i lati negativi, i difetti e le mancanze. Ne consegue una distorsione che fa percepire realtà che di fatto non esistono. Chiunque indossi una maschera mostra solo la parte migliore di sé e nasconde ciò che non gli piace: è un semplice meccanismo di sopravvivenza. La verità è che non esistono persone perfette, sempre nel giusto o costantemente al top, così come non esistono individui totalmente malvagi, opportunisti o egoisti. Gli esseri umani sono estremamente più complessi e ricchi di sfumature.
Il secondo aspetto riguarda la percezione e la proiezione.
Le persone tendono a vedere negli altri ciò che si aspettano di vedere in base al proprio modello del mondo, ai propri bisogni e alla propria emotività.
Di fatto si perde di vista la totalità dell'altro e del suo comportamento, distorcendo la realtà e creando continui giudizi e incomprensioni.
Infine, occorre considerare il locus of control.
Chi possiede un locus of control interno si assume la piena responsabilità della propria vita, delle proprie azioni e del proprio destino. Chi ne ha uno esterno tende invece a credere che gli eventi dipendano esclusivamente dagli altri e da fattori fuori dal proprio controllo.
Un eccesso in entrambe le direzioni risulta dannoso: un locus interno rigido genera ansia da prestazione e un forte senso di colpa di fronte al fallimento, mentre un locus totalmente esterno porta alla passività, spingendo a colpevolizzare sempre gli altri o gli eventi e a delegare all'esterno il proprio benessere.
Da queste considerazioni emergono insegnamenti preziosi per la vita di tutti i giorni.
Si comprende che non ha senso confrontare se stessi con la maschera pubblica degli altri, né permettere ai giudizi altrui di definirci, perché la critica parla quasi sempre di chi la pronuncia, dei suoi limiti e delle sue proiezioni.
Una parola ferisce davvero solo quando trova all'interno un dubbio preesistente a cui agganciarsi, così come l'illusione di poter controllare tutto o, al contrario, la rinuncia a ogni responsabilità privano della propria vera forza e autonomia.
In definitiva, gli altri pensano a chi si ha di fronte molto meno di quanto si immagini, poiché ognuno è impegnato a gestire la propria vita.
Smettere di idealizzare o demonizzare chi ci circonda restituisce la libertà di interagire con esseri umani reali e imperfetti, ricordando che la vera autostima fiorisce proprio quando si comprende che la fobia sociale non è una condanna strutturale, ma solo un errore di valutazione da cui ci si può liberare.
Quando inizi a volerti bene, gli altri ti incuriosiscono e non fanno più paura, e diventi finalmente libero/a.
