lunedì 16 febbraio 2026

87° puntata di INDACO di RADIO ERRE18






 La perfezione esiste?

Fino ad oggi mi hanno insegnato che la perfezione non esiste, ma dopo aver ascoltato l’ultima puntata della nostra rubrica INDACO, sulla nostra radio amica ERRE18: La Casa degli Artisti APS beh… mi sto ricredendo!
Sentir parlare di ritiro sociale dal nostro amico Francesco, che ha vissuto in prima persona questo dilagante disagio, mi sono detto… ma questo messaggio rasenta la perfezione!
Frasi tipo le istituzioni possono fare molti danni, questi ragazzi non sono ascoltati da nessuno, una società che alimenta il loro assordante silenzio, ecc… sono un messaggio davvero autentico e carico di speranza, per tutte quelle famiglie che ancora sono nel buio!
Non è vero che non c’è niente da fare, come vogliono farci credere anche chi butta l'argomento in neuro divergenza o di dipendenza da videogiochi o peggio ancora di disturbi mentali!
I nostri ragazzi non vanno assolutamente etichettati, marchiati a vita come un branco di pecore, ma vanno capiti ed ascoltati, perché loro hanno davvero gli strumenti per cambiare questa società attuale, che vuole solo schiacciarli e farli obbedire a dei dogmi sbagliati, che generano solo solitudine!
E se lo facciamo, saremo noi a cambiare, dobbiamo rimanere accanto a loro, né dietro per spingerli, né avanti per tirarli, ma accanto, offrendogli con sincerità e coerenza la nostra mano, ma solo quando la chiederanno!
Grazie Francesco, davvero sinceramente e con il cuore e grazie a te Gianluca Gobbi, perché hai creduto nei nostri ragazzi… queste sono le persone che davvero cambieranno il mondo!
Dal min 18°

Alle volte cadi nello sconforto perchè vedi arrivisti, persone false, veri e propri Giuda e chi ti dovrebbe aiutare è il primo che ti pugnala alle spalle e capisci molto bene i nostri figli
Per fortuna io e Fabio Busetti abbiamo il compito di cercare persone da intervistare per INDACO e ci si apre un mondo
Siamo così venuti a conoscere Francesco e oggi alle 15.18 è andata in onda la sua intervista
Io stavo guidando e mi sono dovuta fermare
Solo dopo un po' ho capito che uno mi stava bussando al vetro perchè non riusciva ad uscire dal portone
Ero estasiata, entusiasta, speranzosa che quanti più hikikomori possibile sentissero questa intervista
Non vi anticipo nulla, ascoltate e riascoltate dal 18° minuto e ringraziate questi arcobaleni dopo forti tempeste
Non è tutto brutto questo mondo
Dal min 18°



domenica 15 febbraio 2026

I GENITORI DI HIKIKOMORI INCONTRANO MARCO TERMENANA

 




Milano, 15 febbraio 2026

Abbracciare il dolore…
Oggi abbiamo passato una giornata difficile, ma nello stesso tempo carica di energia.
Nella gorgogliante Milano, ci siamo ritrovati tutti insieme, come spesso facciamo, per ascoltare il grande dolore di un papà meraviglioso, che ha perso il proprio figlio.
Non possiamo neanche immaginare cosa si prova in una situazione del genere, ma questo papà, che si chiama Marco Termenana, ha trovato la il coraggio di andare avanti, scrivendo il suo dolore in un bellissimo libro, dal titolo “mio figlio, l’amore che non ho fatto in tempo a dirgli” riuscendo non certo ad accettare una cosa tremenda come questa, ma sicuramente un modo per non impazzire, cercando di aiutare altre persone che si trovano nel buio.
Ma è solo quando ci siamo abbracciati che abbiamo davvero capito il difficile ostacolo che la vita gli ha messo sul cammino, e solo facendo rete, quella vera, quella del cuore, si riesce ad andare avanti, perché come diciamo sempre… insieme, mai soli!
Grazie infinite alla fiducia che questo papà ha riposto in noi!

tante emozioni affollano la mie mente e non so se dare retta a quelle che mi fanno più paura o a quelle che mi insegnano la giusta via da tenere con i nostri ragazzi
Certo il primo impatto con te è la percezione di quel dolore che esplode nel tuo sguardo disperato, ma poi, a ben guardare, c'è altro, molto altro
Ci sono tanti messaggi nelle tue parole ma cio' che colpisce di più è la tua impotenza nel non aver potuto fare di più, nel non aver potuto salvare quel figlio così caro che tanto amavi
E' per questo che mi sono permessa di dirti e perdonami se ho esagerato, che il mio desiderio, la mia speranza sarebbe vederti più sereno in questo immenso dolore perchè sono sicura che è il desiderio del tuo figliolo che ora è felice nella luce
Lo so, ognuno ha i suoi tempi ed è facile parlare, ma come ti ho detto in presenza, parla con Gian Pietro di Ema Pesciolinorosso e chiedi aiuto a lui
Per il resto ho solo da ringraziarti a mio nome e a nome di tutti gli altri genitori per la grande lezione di vita che ci hai dato
Sei un papà meraviglioso e spero che presto tu sia nonno in maniera da poter cominciare da capo quel messaggio meraviglioso che tutti noi cerchiamo di lasciare ai nostri cari
Grazie di cuore



martedì 10 febbraio 2026

LA STRAGE DI STOCCOLMA

 Quello che dicevamo oggi nelle nostre chat.. ma come cavolo fanno i nostri figli così sensibili e così onesti a vivere in questo mondo orribile ..se non ero madre ero hikikomori pure io




·LA STRAGE DI STOCCOLMA
Ieri a Stoccolma una bomba è esplosa nel quartiere residenziale di Östermalm, causando 30 morti e altrettanti feriti. Östermalm è la zona più elegante e lussuosa della città, spesso paragonata all'Upper East Side di New York per lo stile sofisticato, gli edifici classici di fine '800, le boutique di lusso della Strandvägen, i ristoranti di alto livello e l'atmosfera raffinata ma discreta, tipica svedese.
Per ora non si conosce ancora l’identità degli attentatori, ma si sospetta la matrice islamica.
Fra i 30 morti ci sono padri e madri di famiglia, tre anziani, di cui uno sulla sedia a rotelle, e una donna incinta. Ci sono anche 7 bambini, che stavano giocando nel piccolo parco dell’Humlegården, accanto al luogo dell’esplosione. Si sta ancora scavando fra le macerie, per trovare eventuali sopravvissuti.
Di fronte a questa tragica notizia, voi vi domanderete come mai non ne abbiate sentito parlare in tutti i telegiornali.
Non ne avete sentito parlare per un semplice motivo: perchè la notizia è vera, ma non è avvenuta nel lussuoso quartiere di Stoccolma, è avvenuta fra le rovine fumanti di Gaza.
Non ne avete sentito parlare perchè i morti non sono svedesi, ma sono palestinesi.
Non ne avete sentito parlare perchè i terroristi non sono “di matrice islamica”, ma sono gli stessi soldati dell’IDF, che con la solita scusa di “eliminare uomini di Hamas” hanno ammazzato trenta civili innocenti, fra cui sette bambini.
Non ne avete sentito parlare perchè questi sette bambini non sono piccole meraviglie bionde con gli occhi azzurri, ma sono sette puzzolenti e inutili marmocchi con la pelle scura, di cui non frega niente a nessuno.
Non ne avete sentito parlare perchè il dolore delle madri palestinesi non è minimamente paragonabile al dolore di una madre europea che perda il proprio figlio in un attentato.
Non ne avete sentito parlare, più in generale, perchè di quello che gli israeliani fanno ai palestinesi noi in occidente non ne vogliamo più sapere. Abbiamo protestato, abbiamo denunciato, ci siamo indignati, abbiamo persino fatto le flotille; ma adesso basta. In fondo quella è roba loro, che se la vedano fra loro, noi abbiamo altro di cui preoccuparci. Lo spread, il mutuo da pagare, lo scandalo Signorini. E adesso arriva Sanremo, vuoi mettere?
Una volta chiesero a Ghandi: “Mahatma, cosa ne pensa della civilizzazione occidentale?” A Ghandi si illuminò per un attimo lo sguardo, e poi rispose: “Penso che sarebbe un’ottima idea”.
Massimo Mazzucco


lunedì 9 febbraio 2026

AMATI COSI' COME SEI







Il viaggio verso l'autenticità 
...
“Amati così come sei” — 150.000 volte grazie.
Non so chi siete, dove siete, ma so che in ognuno di voi c’è un pezzo di quella voce che mi ha sussurrato: ‘non smettere di crederci’.
Questa canzone è nata nei miei silenzi, nei giorni storti, nelle notti in cui non sapevo più chi fossi.
Oggi vola tra le vostre mani, e sapere che vi arriva… è la mia vittoria più grande.
Non cerco numeri. Cerco anime che sentono.
E voi, 150.000 cuori, lo avete fatto.
Veronica Crotti

Mi guardo allo specchio e non so chi vedoUna donna stanca con gli occhi di vetroHanno detto che valgo pocoChe rido troppo, che parlo stortoE ogni parola è una goccia di saleSulla pelle già fragileVorrei solo spegnere il rumoreMa mi resta dentro come eco sottile"E sei sbagliata", mi dicono piano
Senza sapere quanto pesa davveroNon c'è difesa contro la cattiveriaQuando arriva vestita da veritàE allora mi chiudo, annego un po'Nelle parole che non so dimenticareMa tra le onde sento una voceChe sussurra piano, "Amati"
Amati così come sei, cazzoAnche quando tremi e non ce la faiQuando ti senti troppo, troppo pocoQuando ti spogli dell'anima e resti cosìAmati come nessuno ha mai saputoAnche se il mondo ti guarda stortoPerché la forza non è non cadereÈ rialzarsi con il cuore ancora rotto
Mi hanno chiamata esagerataFragile e diversa, sbagliataMa ogni cicatrice raccontaChe almeno ho provato a sentire davveroE anche se a volte mi mancoSo che dentro di me c'è ancora vitaUn battito stanco ma veroChe non smette di chiedere amore
Amati così come sei, cazzoAnche quando ti fanno maleQuando ti giudicano senza sapereQuando sorridi e vorresti urlareAmati come chi ha perso tuttoMa ancora crede nel domaniPerché sei luce anche se tremiSei tempesta, ma resti umana
E se domani avrò ancora pauraMi terrò stretta la mia fragilitàPerché è da lì che nasce il coraggioDa quella parte che fa più male
Amati così come sei, cazzoAnche se non ci riesci semprePerché sei più vera quando cadiE ti rialzi piano con le lacrime addossoE il cuore che batte ancora



domenica 8 febbraio 2026

Eva, ex hikikomori | Avevo vergogna di esistere

 







Hikikomori, cosa è e come uscirne




Per spiegare il ritiro sociale volontario abbiamo scelto questo articolo di Vanessa Pellegrino che ci sembra ben fatto 

Consapevolmente connessi



IL NARCISISMO PATOLOGICO

 




Da un articolo di Roberta Bruzzone, psicologa e criminologa 

Quando parliamo di una donna con tratti narcisistici patologici, la prima cosa da chiarire è che non siamo davanti a una persona “innamorata di sé”. Quella è una caricatura. In realtà siamo davanti a un soggetto strutturalmente fragile, che vive con una sensazione costante di vuoto, di inferiorità e di confronto permanente con gli altri. Un confronto che perde sempre.
Il punto centrale non è l’autostima. È l’invidia.
Ma non l’invidia sana, quella che ti fa dire: “Lei ha qualcosa che io vorrei, provo a lavorare su di me per avvicinarmi”. No. Qui parliamo di un’invidia corrosiva, tossica, distruttiva. Malata.
Per una narcisista patologica, l’esistenza di qualcuno che ha fama, credibilità, successo, riconoscimento sociale o denaro non è uno stimolo, è una ferita narcisistica aperta. È una minaccia intollerabile.
Perché quella persona dimostra, con la sua sola esistenza, ciò che lei sente di non essere e di non poter raggiungere.
E da lì parte il meccanismo patologico.
Non potendo reggere il confronto sul piano reale, sposta la partita sul piano manipolatorio.
Non cerca di costruire, cerca di demolire.
All’inizio lo fa in modo sottile:
• svalutazioni mascherate da preoccupazione,
• allusioni,
• mezze frasi,
• dubbi gettati come semi velenosi.
Poi, quando questo non basta, alza il livello:
• menzogne costruite ad arte,
• narrazioni false ripetute ossessivamente,
• manipolazione di terzi,
• uso strumentale di vittimismo, indignazione morale, accuse ribaltate.
La verità non ha alcuna importanza. Conta solo una cosa ossia distruggere l’immagine dell’altro.
E allora scatta nella mente questo scenario:
“se non posso essere come te, allora devo fare in modo che tu non sia più tu”
E attenzione a un passaggio fondamentale:
la narcisista patologica non vive questo comportamento come scorretto.
Nella sua mente è giustificato. Anzi, è necessario. Si convince di essere stata danneggiata, oscurata, derubata di qualcosa che “le spettava”.
La menzogna diventa uno strumento legittimo. La manipolazione, una forma di “difesa” ossessiva.
Ecco perché queste persone possono arrivare a:
• falsificare eventi,
• riscrivere la realtà,
• costruire accuse gravissime senza alcun fondamento,
• perseverare anche di fronte a smentite evidenti.
Non si fermano perché non cercano la verità, cercano la distruzione simbolica dell’altro.
Fama, reputazione, successo: sono questi gli obiettivi da colpire. Non per ottenerli, ma per annullarli in chi li ha raggiunti.
E l’ultima cosa importante da capire è questa:
non c’è dialogo possibile su questo piano.
Perché non stai parlando con qualcuno che vuole chiarire, ma con qualcuno che ha bisogno che tu cada per sentirsi, anche solo per un attimo, meno vuota, meno fallita, meno inadeguata.
Capire questo non serve a giustificare.
Serve a smettere di illudersi che bastino i fatti, la correttezza o la buona fede.
Con questi soggetti, il problema non è quello che fai.
È ciò che rappresenti. E ciò che rappresenti e’ come sale su una ferita narcisistica che non si potrà mai rimarginare.
Roberta Bruzzone


OLTRE IL DANNO LA BEFFA

Certo non avrei mai e poi mai pensato in questo maggio 2026 di litigare col C.A.F. - Se suo figlio ingegnere sono 10 anni che non lavora ha ...