Da un articolo di Roberta Bruzzone, psicologa e criminologa
Quando parliamo di una donna con tratti narcisistici patologici, la prima cosa da chiarire è che non siamo davanti a una persona “innamorata di sé”. Quella è una caricatura. In realtà siamo davanti a un soggetto strutturalmente fragile, che vive con una sensazione costante di vuoto, di inferiorità e di confronto permanente con gli altri. Un confronto che perde sempre.
Il punto centrale non è l’autostima. È l’invidia.
Ma non l’invidia sana, quella che ti fa dire: “Lei ha qualcosa che io vorrei, provo a lavorare su di me per avvicinarmi”. No. Qui parliamo di un’invidia corrosiva, tossica, distruttiva. Malata.
Per una narcisista patologica, l’esistenza di qualcuno che ha fama, credibilità, successo, riconoscimento sociale o denaro non è uno stimolo, è una ferita narcisistica aperta. È una minaccia intollerabile.
Perché quella persona dimostra, con la sua sola esistenza, ciò che lei sente di non essere e di non poter raggiungere.
E da lì parte il meccanismo patologico.
Non potendo reggere il confronto sul piano reale, sposta la partita sul piano manipolatorio.
Non cerca di costruire, cerca di demolire.
All’inizio lo fa in modo sottile:
• svalutazioni mascherate da preoccupazione,
• allusioni,
• mezze frasi,
• dubbi gettati come semi velenosi.
Poi, quando questo non basta, alza il livello:
• menzogne costruite ad arte,
• narrazioni false ripetute ossessivamente,
• manipolazione di terzi,
• uso strumentale di vittimismo, indignazione morale, accuse ribaltate.
La verità non ha alcuna importanza. Conta solo una cosa ossia distruggere l’immagine dell’altro.
E allora scatta nella mente questo scenario:
“se non posso essere come te, allora devo fare in modo che tu non sia più tu”
E attenzione a un passaggio fondamentale:
la narcisista patologica non vive questo comportamento come scorretto.
Nella sua mente è giustificato. Anzi, è necessario. Si convince di essere stata danneggiata, oscurata, derubata di qualcosa che “le spettava”.
La menzogna diventa uno strumento legittimo. La manipolazione, una forma di “difesa” ossessiva.
Ecco perché queste persone possono arrivare a:
• falsificare eventi,
• riscrivere la realtà,
• costruire accuse gravissime senza alcun fondamento,
• perseverare anche di fronte a smentite evidenti.
Non si fermano perché non cercano la verità, cercano la distruzione simbolica dell’altro.
Fama, reputazione, successo: sono questi gli obiettivi da colpire. Non per ottenerli, ma per annullarli in chi li ha raggiunti.
E l’ultima cosa importante da capire è questa:
non c’è dialogo possibile su questo piano.
Perché non stai parlando con qualcuno che vuole chiarire, ma con qualcuno che ha bisogno che tu cada per sentirsi, anche solo per un attimo, meno vuota, meno fallita, meno inadeguata.
Capire questo non serve a giustificare.
Serve a smettere di illudersi che bastino i fatti, la correttezza o la buona fede.
Con questi soggetti, il problema non è quello che fai.
È ciò che rappresenti. E ciò che rappresenti e’ come sale su una ferita narcisistica che non si potrà mai rimarginare.
Roberta Bruzzone
