mercoledì 6 maggio 2026

IL PARERE DEL PROF STEFANO VICARI





Dopo aver letto un commento di una mamma che a 10 righe di presentazione di un'altra mamma ha detto: - per me tuo figlio è neuro divergente - il parere di uno specialista è una boccata di ossigeno 

Spesso abbiamo la tendenza ad identificare le difficoltà dei nostri bambini e ragazzi in età evolutiva come disturbi, ovvero mettere quelle etichette che possono penalizzare i falsi positivi. Qual è il corretto approccio da adottare su questo aspetto?

Quale approccio adottare di fronte alle difficoltà dei bambini e dei ragazzi in età evolutiva è un dibattito acceso, perché la neurodivergenza ci interroga, per quanto riguarda noi neuropsichiatri, sul tema della diagnosi, ovvero quando possiamo dire che un comportamento atipico neurodivergente diventa un disturbo e quindi merita una diagnosi? Perché, l’abbiamo detto, la neurodivergenza non è una malattia, non sono una serie di malattie, ma sono modalità di funzionamento particolari. Dovremmo sempre ricordarci che un disturbo mentale per essere diagnosticato deve avere come caratteristica fondamentale la disfunzionalità, vuol dire fare fatica a avere una buona qualità di vita. Anche qui mi spiego meglio con un esempio: se io sono ansioso, nel senso che mi sveglio al mattino e penso agli impegni che devo affrontare nell’arco della giornata, però ciò nonostante poi l’ansia mi dà addirittura una carica in più per affrontare la mia giornata, non mi paralizza, non mi condiziona, ma addirittura diventa quasi un aiuto perché mi dà energia a sufficienza per svolgere i miei compiti, in questo caso non ho un disturbo; se invece ho un attacco di panico ogni ora, allora è chiaro che quell’ansia diventa per me disfunzionale, mi crea un problema importante. La stessa cosa si applica alla neurodivergenza, se io sono una persona che ama poco le relazioni, stare in relazione con gli altri, però ho il mio lavoro, ho la mia vita privata, svolgo le mie attività con un certo equilibrio, non devo essere classificato con una diagnosi, ma se ho una difficoltà nella relazione con gli altri a tal punto che questo mi logora e mi provoca una grave sofferenza, allora questo diventa un disturbo. Noi le diagnosi in psichiatria dovremmo limitarle, per rispondere alla sua domanda, alle situazioni in cui c’è una grave sofferenza, una grave disfunzionalità.

Intervista al prof. Stefano Vicari 



Complimenti dott.Roberto Coni! B

  A volte guardiamo i ragazzi chiudersi in camera e la nostra prima reazione è l’allarme. Temiamo che si stiano isolando, che stiano perdend...