Quando fai parlare il cuore…
Quando fai parlare il cuore…
Ringraziamo il dirigente scolastico Alfonso D'Ambrosio per due motivi: uno per aver fatto l'aula Gaia e due per averci ricordato la parabola del grande burrone
Ringraziamo il direttore scolastico D'Ambrosio per aver messo in luce molto bene che non ci servono i furbetti che si lodano e s'imbrodano
In 8 date, a partire dal 7 maggio 2026, il Collettivo 7 off Sotto 30, sarà in scena con lo spettacolo teatrale HIKIKOMARIO
Supervisiona Adriano Bennicelli, regia di Andrea Martella
Mario è un adolescente, sua madre è ansiosa, apprensiva, iperprotettiva, come tutte le mamme dei ragazzi adolescenti ma lei di più, mentre suo padre gioca a curling e forse quella è l’unica cosa che fa coscientemente perché sembra che tutto gli accada davanti senza che lui se ne accorga.
La sua psicologa è bravissima a fare una cosa, in seduta: scopre tutte le sue paure, le fa emergere e… le amplifica sbattendogliele in faccia fino all’ossessione.
Poi c’è una ragazza dolce e gentile che lui ama segretamente e da cui è ignorato palesemente perché sembra che lei sia in realtà innamorata di un suo compagno di classe, un bullo che fa quello che fanno i bulli ovvero lo bullizza.
Ma Mario ha un supereroe preferito e personale che poi è una supereroina che picchia i bulli o almeno dovrebbe.
Ora però c’è un caso strano: tutte queste persone hanno più o meno la sua stessa età e la cosa non è proprio possibile, a meno che non siano tutte proiezioni della sua testa.
Mario, comunque, ha anche una cameretta tutta sua e una playstation per sopravvivere un intero inverno... Mario, insomma, ha tutto quello che gli serve.
Per questo Mario nella cameretta ci si è chiuso e non esce più.
Mario è un Hikikomori.
Mario è HikikoMario.
Il tema lanciato per questo progetto di debutto del Collettivo 7 Off/Sotto30 è di scottante attualità, il fenomeno degli Hikikomori, ragazzi in massima parte adolescenti maschi che si auto-recludono in casa per lunghi periodi, spesso mesi o anni, isolandosi, attraverso la porta di una camera, dalla propria famiglia, evitando scuola, lavoro e interazioni sociali.
Questo comportamento, osservato per la prima volta in Giappone, si sta diffondendo in altre parti del mondo, compresa l'Italia ed è lo specchio di un disagio giovanile su cui molteplici ricerche psicologiche e cliniche indagano.
L’idea è quella di trattare un argomento così complesso, serio e controverso, con ironia e leggerezza, grazie alla ricchezza di possibilità narrative che emergono dall’interazione tra personaggi grotteschi e bizzarri, perché attraverso la comicità possono passare concetti profondi e il teatro può essere un ottimo veicolo di diffusione e comunicazione di tematiche importanti e spesso poco conosciute.
Aver scoperto da poco il termine "multipod" non lo ha aiutato, per ora, a mettere ordine nelle sue svariate attività. Regista teatrale, direttore artistico dei laboratori del Teatro 7 Off di Roma e della sua compagnia Hangar Duchamp, ex batterista, appassionato di arte contemporanea, piccolo collezionista di grafica, in passato anche social media manager, accumulatore di dischi in vinile, temerario nottambulo durante le domeniche del football americano e molto altro. Per Huffpost Italia sceglie di scrivere di arte contemporanea, perché fa molto persona di cultura e gli permette di poter andare alle mostre col maglione in collo alto senza sembrare un intruso
Ringraziamo Samanta Zulle e la Echos edizioni per aver pubblicato nel libro di Claudio Roberto Palmeri HIKIKOMORI le due paginette scritte da Fabio Busetti con il titolo LETTERA APERTA DI UN PADRE
Ma non è per questi ringraziamenti che facciamo questo post, bensì per dire una cosa che ci viene davvero difficile comunicare .. ma ci proviamo
Ora ti succede che sfruculiando on line ti vedi un post sul ritiro sociale e guardi chi lo ha scritto. Anvedi un po' .. lo ha scritto uno che in politica ha le tue esatte idee opposte e vedi un po' .. vorresti abbandonare quel profilo.. ma no.. la curiosità è massima. Il giorno dopo un altro post e il giorno dopo ancora un altro.
Stabilita l'amicizia che barcolla a ogni discussione politica, parliamo di ritiro sociale
Un giorno Claudio mi ha detto: parlami di Teresa, di cosa provava e così è venuto fuori il capitolo 13, che non smette di farmi piangere
Devo dire che Claudio Palmeri scrive meglio di Leopardi
Grazie Claudio, non sai quanto ci sei di aiuto
Dopo aver letto un commento di una mamma che a 10 righe di presentazione di un'altra mamma ha detto: - per me tuo figlio è neuro divergente - il parere di uno specialista è una boccata di ossigeno
Spesso abbiamo la tendenza ad identificare le difficoltà dei nostri bambini e ragazzi in età evolutiva come disturbi, ovvero mettere quelle etichette che possono penalizzare i falsi positivi. Qual è il corretto approccio da adottare su questo aspetto?
Quale approccio adottare di fronte alle difficoltà dei bambini e dei ragazzi in età evolutiva è un dibattito acceso, perché la neurodivergenza ci interroga, per quanto riguarda noi neuropsichiatri, sul tema della diagnosi, ovvero quando possiamo dire che un comportamento atipico neurodivergente diventa un disturbo e quindi merita una diagnosi? Perché, l’abbiamo detto, la neurodivergenza non è una malattia, non sono una serie di malattie, ma sono modalità di funzionamento particolari. Dovremmo sempre ricordarci che un disturbo mentale per essere diagnosticato deve avere come caratteristica fondamentale la disfunzionalità, vuol dire fare fatica a avere una buona qualità di vita. Anche qui mi spiego meglio con un esempio: se io sono ansioso, nel senso che mi sveglio al mattino e penso agli impegni che devo affrontare nell’arco della giornata, però ciò nonostante poi l’ansia mi dà addirittura una carica in più per affrontare la mia giornata, non mi paralizza, non mi condiziona, ma addirittura diventa quasi un aiuto perché mi dà energia a sufficienza per svolgere i miei compiti, in questo caso non ho un disturbo; se invece ho un attacco di panico ogni ora, allora è chiaro che quell’ansia diventa per me disfunzionale, mi crea un problema importante. La stessa cosa si applica alla neurodivergenza, se io sono una persona che ama poco le relazioni, stare in relazione con gli altri, però ho il mio lavoro, ho la mia vita privata, svolgo le mie attività con un certo equilibrio, non devo essere classificato con una diagnosi, ma se ho una difficoltà nella relazione con gli altri a tal punto che questo mi logora e mi provoca una grave sofferenza, allora questo diventa un disturbo. Noi le diagnosi in psichiatria dovremmo limitarle, per rispondere alla sua domanda, alle situazioni in cui c’è una grave sofferenza, una grave disfunzionalità.
Intervista al prof. Stefano Vicari
Bè.. che dire .. devo ammettere che sono spiazzata
Non mi capita spesso di essere senza parole, ma Vito Alfarano in pochi minuti ha fatto una analisi del nostro problema in un modo talmente perfetto e come mai prima avevo sentito
Otto mesi di preparazione dello spettacolo e prima del covid, quando di ritiro sociale volontario se ne parlava ancora pochissimo
Immaginate le doti di questo ragazzo che ha capito tutto con pochissime informazioni, mentre la stragrande parte delle nostre famiglie sono state distrutte da professionisti incompetenti
Io non vi anticipo nulla, ascoltate la puntata .. credo che diventerà la nostra bibbia
Solo un accenno ad un altro mito: Fabio Busetti .. il nostro BUS
Oramai mi contattano i giornalisti per le interviste e io li dirotto a lui.. e loro.. ah si .. ne abbiamo già sentito parlare più volte
Un ringraziamento grandissimo va anche a Gianluca Gobbi che si prepara ogni puntata con una professionalità incredibile
L'incanto lo trovate cliccando Qui dal minuto 17° circa
ALPHAZTL compagnia di arte dinamica
HIKIKOMORI - AlphaZTL Compagnia d’Arte Dinamica
Commento
Wow che meraviglia!! Il rispetto dello "stare fuori" come scelta e non come patologia, riconoscere la stanza come specchio dell'intimità e non come asfittica prigione, la libertà di illuminare autonomamente chi, cosa e quando lo si desidera senza che da fuori qualcuno accenda dei fari forzatamente per squarciare un buio che non è assenza ma presenza che chiede di essere vista e ascoltata. Grande Vito e grazie Gianluca
Certo non avrei mai e poi mai pensato in questo maggio 2026 di litigare col C.A.F. - Se suo figlio ingegnere sono 10 anni che non lavora ha ...