domenica 27 settembre 2026

Basta con gli screening a tappeto a scuola

 



Basta con gli screening a tappeto a scuola, impariamo ad ascoltare i bambini valorizzando le loro capacità

A proposito dell'eccesso di diagnosi, il neuropsichiatra infantile Michele Zappella interviene sulla rivista Conflitti: "bisogna trovare un’altra strada con obiettivi alter­nativi: per una scuola che metta da par­te gli screening e riprenda l’ascolto del bambino e della sua realtà, che sappia riproporre un’alleanza educativa tra in­segnanti e genitori per permettere a bambini e ragazzi di crescere insieme come compagni e amici, e a sviluppare al tempo stesso le loro capacità qualun­que siano le loro carenze e difficoltà. Senza timore di mettere in discussione le attuali strutture di gestione e un’or­ganizzazione troppo spesso basata so­lamente sulle classi"

Nella giornata mondiale della salute mentale, voglio rilanciare il manifesto "Ripensare l’autismo" firmato insieme a Michele Zappella, Gianmaria Benedetti, Roberto Carlo Russo, Emidio Tribulato, Valeria Mazza e Marco Macciò.
Tutelare la salute mentale è fondamentale per i bambini e le bambine ma è anche importantissimo sintonizzarsi con la loro naturale immaturità. Bisogna evitare il dilagante fenomeno della psichiatrizzazione infantile che porta a cercare spasmodicamente, con screening basati quasi unicamente su test, presunti disturbi mentali.
I dati sono estremamente allarmanti. Ogni anno nelle scuole aumentano gli alunni con diagnosi neuropsichiatriche e certificazioni della legge 104. Le disabilità però non sono più solo motorie o fisiche ma attinenti l'area cognitiva, emotiva, psicologica. È illegittimo ed un grave danno nei confronti dei più piccoli trasformarli in pazienti psichiatrici quando, troppo spesso, hanno solo bisogno di tempo, di attenzione e specialmente di una buona educazione.
II genitori vanno aiutati, non certo colpevolizzati, e sostenuti nel fare le mosse giuste. Alcuni esempi: dormire il tempo giusto, evitare l'eccesso di videoschermi e sviluppare tutte le autonomie in relazione alla fasi di crescita, in modo da attivare quella sicurezza di base che permette di vivere adeguatamente tutte le fasi di crescita senza bisogno di diagnosi neuropsichiatriche.

Il Manifesto "Ripensare l'autismo" chiede urgentemente di riconsiderare l'enfasi che viene data alle diagnosi sempre più precoci: ogni bambino che presenta delle difficoltà evolutive, che potrebbero essere transitorie se affrontate con opportuni interventi sul bambino stesso e sul suo contesto famigliare, viene subito segnalato dalle scuole come sospetto di autismo e la famiglia invitata, talora con forti pressioni, a rivolgersi a centri specializzati per avviare le cure necessarie.
Cure che non sempre tengono in considerazione il mondo affettivo-relazionale del bambino e i suoi bisogni più veri e profondi. Gli effetti di tutto ciò, insieme alle informazioni a senso unico che dilagano sulla stampa e su internet, stanno creando gravi disagi ai bambini e alle famiglie fra le quali si diffonde la fobia dell’autismo che spesso porta a sovvertire l’ambiente familiare e talora può giungere a gravi estremi.



PER FAVORE, NON METTETE L’ETICHETTA SUI BAMBINI
L'allarme del neuropsichiatra infantile Michele Zappella.
Negli ultimi vent’anni il numero di bambini italiani colpiti da una neurodiagnosi è cresciuto in modo abnorme.
I dati riportati dall’Istat sono impressionanti: le certificazioni di dislessia, per esempio, sono passate in cinque anni da 94 mila a 188 mila, con un tasso di crescita del cento per cento; quelle di disgrafia sono aumentate addirittura del 192 per cento; i casi di autismo nei bambini, in vent’anni, sono passati dallo 0,3 all’1,5 per cento: il quintuplo.
Qualcuno sostiene che le diagnosi siano troppe.
Lo pensa Michele Zappella, già docente di Neuropsichiatria infantile all’Università di Siena, con un’esperienza clinica di oltre cinquant’anni nel campo dei neurodisturbi, in particolare dello spettro autistico: il suo libro "Bambini con l’etichetta", appena pubblicato da Feltrinelli è un duro attacco alla «strategia di definizione precoce della diversità promossa dal sistema scolastico, sanitario e culturale».
"Il bambino che disturba non esiste più: esiste il bambino con un disturbo. Ma quel marchio lo accompagnerà per tutto il percorso scolastico, e prefigura la sua collocazione lavorativa". (Daniele Novara)
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Breve estratto dall'articolo di Giulia Villoresi, pubblicato sull'inserto Il Venerdì di Repubblica, dedicato al nuovo libro di Michele Zappella "Bambini con l'etichetta" edito da Giangiacomo Feltrinelli Editore.



CI HANNO SCRITTO...

 



Voi del gruppo avete tutti i motivi e tutte le ragioni per accampare pretese. 

E lo dovete fare; indipendentemente da qualunque equilibrio. 

State difendendo la vostra vita da qualcosa che vi impedisce di viverla. 

La passeggiata che ho avuto l'onore di fare tra le vostre vite quotidiane, mi ha aperto un mondo di cui ne ignoravo l'esistenza; e questo mondo, in quanto a difficoltà sociali ed esistenziali, non e' secondo a nessuno. 

Quando ero balbuziente, la mia famiglia, di volta in volta mi affidava a qualche "esperto", con la speranza e certe volte anche con la convinzione, che mi aiutasse a venirne fuori...

Alla fine, furono aiutate solo le finanze degli "esperti".

Io ho smesso di balbettare per PAURA!

Ebbi paura di rimanere ultimo a vita!

Mi sottostimavo in una maniera vergognosa.

Ero convinto che pure se avessi partecipato ad una maratona da solo, sarei comunque arrivato secondo...anche senza avversari, sarei arrivato secondo...

Non fate compromessi con nessuno e non abbiate fede incondizionata in nessuno... se non in voi stessi.

Innamoratevi della vita e della PAURA.

Tenetevi per mano gli uni con gli altri, ma non perdete mai di vista la libertà di pensare autonomamente...voi siete fragili e prede...altro che!

Questo gruppo ha tutte le potenzialità e le ragioni di esigere normalità.

Se veramente riuscirete ad avere PAURA di non uscirne più...solo allora comincerete a prenderete a cornate il mondo...ma sul serio.

Voi avete il diritto di essere felici e non solo quello di elemosinare la felicità.

Non fatevi vendere chiacchiere da chi promette e cerca equilibri utili solo a se stesso.

Vi voglio davvero bene a tutti e darei qualsiasi cosa per vedervi sorridere per davvero e non ironicamente o per rassegnazione.

Al momento siete  ultimi...quindi peggio di così non può andare.

Ed e' da qui che dovete ripartire.

Non avete un xxx da perdere e allora fate la guerra contro tutti...

Ve lo dice uno che ha raschiato al di sotto del fondo del barile.

Scusatemi ma e' ciò che penso.

Penso male o penso bene...mi e' piaciuto dirvelo.

Poi fate come vi pare.

Vi voglio bene 

...

Grazie infinite V.

Le tue parole non possono che darci coraggio, e alimentano il motore del cuore, con il carburante che non ha prezzo, quello della nostra anima!

La strada che abbiamo davanti è incerta, a tratti nebbiosa, ma se hai il coraggio di percorrerla, ti accorgi che più vai avanti e più si schiarisce, proprio per merito di quella piccola luce che ognuno di noi ha nel proprio cuore e, all’improvviso, alzi gli occhi e non sei più solo!

Anche noi ti vogliamo bene

...

Buona domenica carissimo V, capisco quello che hai scritto e ti ringrazio per la sincerità. Hai ragione,alla fine la guerra la dobbiamo fare noi e nessuno può farla al posto nostro. Volevo solo aggiungere una cosa, con rispetto, fidarsi di un professionista a volte non é sbagliato, non tutti sono uguali. Io ho incontrato anche chi mi ha teso una mano senza vendermi chiacchiere e mi ha aiutata a non rimanere sola con la mia paura. Credo che la forza sia proprio questa: temere gli occhi aperti come dici tu, non avere fede cieca in nessuno, ma quando troviamo una persona valida permetterci di fidarci. Da soli si é fragili, insieme e con l'aiuto giusto si può sperare in quella normalità di cui parli.  Anche questo gruppo serve a questo. Grazie per quello che hai scritto,si sente il tuo immenso affetto. 

....

Buongiorno V , sono la mamma di Monica . Volevo dirti che quello che dici è giustissimo, ma ci vorrebbe tanto coraggio, a volte si ci prova a essere forti, ma poi, se la tua indole non è quella, si torna al punto di partenza, con un altra sconfitta in più da aggiungere. I ragazzi di oggi non sono come quelli di ieri, allora la vita scorreva più lenta e non si avevano tutti queste aspettative e pregiudizi che ci sono oggi, in questo mondo che non e più a misura del uomo, oggi non si corre più, ma si vola e tanti hanno la paura di volare e si chiudono per non affrontare tutto ciò....sarebbe bello chiudere gli occhi e svegliarsi in un mondo più giusto dove non si debba dimostrare più niente a nessuno e ognuno con le sue capacità svolga lo studio, lo sport o il lavoro per il quale è portato senza la paura di essere segnalato come il diverso,  perchè non si è andati all' università o non si fa un lavoro di prestigio..i nostri ragazzi di oggi è quello che temono. Io mi auguro che tutti questi giovani abbiano il coraggio che hai avuto tu, me lo auguro con tutto il cuore.....ciao V e grazie 



venerdì 18 settembre 2026

Gallarate: 250 km in bicicletta contro il disagio giovanile

 




La benzina è alle stelle, non riusciamo più a fare la spesa, ci vogliono a tutti i costi tirare dentro in più guerre ed è normale che arriva lo sconforto 

Poi apri il web .. quello che vogliono vietare ai ragazzi.. quello usato dai politici per fare una cattiva politica e che ti trovi: UNA MERAVIGLIA 

Gallarate: 250 km in bicicletta contro il disagio giovanile

MANUEL VOLPI

Da Degioz a Gallarate, 250 chilometri in bicicletta  




martedì 15 settembre 2026

"Codice umano" di Matteo Zicca

 



Esistono persone che non ti daranno mai alcuna soddisfazione, nemmeno quando farai tutto nel migliore dei modi.

Persone indifferenti, egoiste, manipolatrici, aride, invidiose e distruttive.
Quando mi è capitato di avere a che fare con personalità del genere, ho riconosciuto subito che si trattava di persone frustrate, insicure, aride, nevrotiche e insoddisfatte.
Avendo una solida autostima, competenza e sicurezza in me stesso, l'effetto su di me è stato pressoché nullo: provavo quasi compassione perché riuscivo a vedere la loro miseria oltre le maschere che indossavano.
Ma cosa succede se questi personaggi incontrano persone più fragili e sensibili? Rischiano letteralmente di distruggerle psicologicamente.
Può trattarsi di un capo sfruttatore, di un genitore controllante, possessivo e autoritario, di un’insegnante frustrata, di un parente pettegolo e giudicante, di un partner svalutante e bugiardo... Può essere chiunque.
Più c'è coinvolgimento emotivo — o peggio, se si tratta di una figura di riferimento — più il dolore inflitto alla vittima può diventare profondo.
Se ti trovi a vivere una situazione simile, ci sono tre consigli fondamentali che mi sento di darti:
In primis prendi atto che il problema non sei tu. Non devi compiere sforzi epici o snaturarti solo per sentirti apprezzato o amata.
Poi impara a riconoscere i segnali.
Chi non ti fa mai un complimento, non riconosce il tuo valore o, peggio, ti svaluta e ti rema contro, semplicemente non ti merita.
Con ogni probabilità manifesta comportamenti disfunzionali e nevrosi che spettano al lavoro di uno psicologo, non al tuo.
Infine lavora sulla tua autostima.
Circondati di persone capaci di apprezzarti e di riconoscere chi sei, senza che tu debba fare salti mortali per lasciarti amare.
Lascia perdere e togli importanza a chi sa solo manipolare e distruggere.
Non consumare le tue energie per farti accettare da chi ha fatto della svalutazione la propria casa; usale per fiorire dove c'è luce.




lunedì 7 settembre 2026

LA PANCHINA DELL'AMICIZIA DI GIÒ

 





Ieri, 6 settembre, si è finalmente coronato un sogno che era nel cassetto da almeno tre mesi

Noi genitori hikiki in cammino, abbiamo incontrato Lara e Francesco di Gallarate niente meno che a Tortona
Diciamo che non è mia consuetudine non trovare le parole, anzi, di solito ne trovo anche troppe, ma davvero non so descrivervi la magia di questo incontro
Quello che ci ha colpito tanto è che Lara Brufatto usa le stesse parole di Marco Termenana.. non mi posso fermare .. senno' penso
E si perchè noi siamo genitori in difficoltà ma i nostri figli sono vivi
Comunque non riesco a mettere in parole certe emozioni.. solo vi dico che metteremo panchine ovunque
Ecco
Grazie a tutti




Ieri, insieme ad alcuni di noi genitori in cammino, ho avuto la gioia di incontrare, finalmente di persona , una coppia di genitori, Lara Brufatto e Francesco, persone tanto meravigliose quanto oneste e sincere e solo il cielo sa quanto i nostri ragazzi abbiano bisogno di questi valori morali che ultimamente, ahimè, sono sempre più rari.
Naturalmente è stato come se ci conoscessimo da sempre, perché chi attraversa un immenso dolore lo capisci subito, senti proprio un qualcosa che non vedi, ma percepisci.
Ma ciò che più mi ha lasciato senza parole è stato un evento, anzi una mia frase, che ha aperto la porta del dolore di Lara, si, perché si è emozionata.
Le ho detto, congedandomi e complimentandomi con lei, per tutte le loro iniziative umanitarie, questa frase:
“Non dimenticare mai che, anche se riesci ad aiutare una sola persona, non avrai vissuto invano”
Quello che non sapevo però, è che lei scriveva la stessa cosa nel suo libro, dal titolo “Dietro un sorriso”, perché non lo avevo ancora letto, e che consiglio a tutti di leggere, e che ho appena iniziato, perché davvero è come avere un amico silenzioso che è lì, pronto a farti compagnia, nei momenti bui.
Dal suo libro…
“Molti pensano di non farcela, si isolano e si lasciano sopraffare dal buio. Ma la luce c'è, e va fatta entrare. Va cercata.
E se anche solo una di queste persone, leggendo queste pagine, troverà la forza, nel suo silenzio, nel suo vuoto, di vedere uno spiraglio di luce e di speranza, allora sarà valsa la pena.”
Beh ragazzi non so voi, ma io sono certo che le nostre strade non si sono incontrate per caso, ma era destino che ci conoscessimo, con Lara e Francesco!
Grazie di cuore, ragazzi, siete angeli sulla terra voi
Fabio






Penso che gli incontri siano segnati nelle nostre vite,penso che le sofferenze uniscono perché rendono le persone vere e perche le sofferenze aprono il cuore verso che soffre. Non ci sente soli camminando insieme. Per noi è stato un regalo conoscervi e incontrarvi e davvero sembra che ci conosciamo da sempre.
Io credo molto nella bellezza degli incontri e hanno sempre un suo perché.
Le emozioni di domenica sono state tante e siamo stati colpiti dalla vostra incredibile energia Unione e coraggio pieno di speranza. Una resilienza che poche persone hanno.
Vivere famiglie e figli come i vostri è una salita che solo chi la vive sa quanto sia ripida. Ma voi siete in cordata stretti mano nella mano e non mollate e vi impegnate e insieme siete fortissimi. Per noi un grande immenso e speciale esempio da seguire. Grazie per le tue bellissime parole. Un abbraccio
Lara

Grazie per come ci avete visti, con occhi così pieni d'amore. Le tue parole mi hanno scaldato l'anima. A volte la salita é ripida, é vero, ma sapere di non essere soli e di incrociare famiglie come la tua rende il cammino più leggero. Anche per noi conoscervi é stato un dono immenso. Portiamo con noi l'emozione di domenica e la vostra energia bellissima. Rimaniamo vicini, un abbraccio da me e dalla mia mamma❤️ 

Persone meravigliose che mi sono entrate nel cuore in un nano secondo,perché quando uno ci mette il cuore si sente, si percepisce non c'è niente da fare. ❤️ grazie Lina per averci dato l'opportunità di conoscerli 


giovedì 3 settembre 2026

LA MALATTIA DEL POTERE

 




Per ridere parlavamo in chat della malattia del potere .. e invece esiste addirittura il libro 

Alcuni commenti 

Ma certo! Da Google…
La "malattia del potere" si chiama scientificamente Sindrome di Hubris ed è quella condizione in cui un leader, ottenuta l'autorità, si crede infallibile e superiore.La parola deriva dal greco antico hybris, che significa "arroganza" o "senza misura".
Segni principali
Perdita dei limiti: Il capo ignora i consigli degli altri.
Arroganza: Prende decisioni d'impulso e rifiuta le critiche.
Isolamento: Si circonda solo di persone che lo lodano.

Mi associo 😅 una malattia vera e propria poco diagnosticata è la psicopatia.
La definizione è questa: "La psicopatia è un disturbo di personalità caratterizzato da meschinità d'animo e una marcata mancanza di empatia e rimorso, che include immunità allo stress, audacia, disinibizione ed egocentrismo, spesso mascherati da un fascino superficiale e un'apparente normalità.
Può includere segni secondari quali narcisismo, resilienza emotiva, impulsività, ipocrisia, sadismo, capacità intellettuale particolarmente elevata o scarsa, uso deliberato e malevolo di seduzione, manipolazione e utilizzo di altre persone per i propri scopi personali."
In realtà è pieno di psicopatici, ma considerando che i loro comportamenti sono ritenuti abbastanza "normali" Non vengono riconosciuti.
Purtroppo molte persone si ammalano proprio a causa degli psicopatici.


mercoledì 2 settembre 2026

IL PARERE DI MATTEO ZICCA. B





Possiamo immaginare la fobia sociale e il senso di inadeguatezza come un fondamentale errore di valutazione e di percezione.

Senza entrare in contesti clinici, è interessante fare una riflessione sul rapporto che lega l'individuo al mondo.
Perché così tante persone soffrono sentendosi costantemente inadeguate, "sbagliate" o non all'altezza? Perché un semplice giudizio, una critica o un pettegolezzo riescono a incrinare l'autostima, e perché un'assenza, una brutta parola o un determinato comportamento possono ferire così profondamente?
È un tema vastissimo che può essere utile approfondire con uno psicologo.
Ad ogni modo vale la pena focalizzarsi su tre aspetti fondamentali.
Il primo è la valutazione.
Tendenzialmente si tende a farsi un'idea di una persona o di un comportamento molto rapidamente, lasciandosi guidare dall'emotività. Da un lato si sopravvalutano gli altri, convincendosi che siano tutti migliori, più bravi e perfetti; dall'altro si finisce per vedere solo i lati negativi, i difetti e le mancanze. Ne consegue una distorsione che fa percepire realtà che di fatto non esistono. Chiunque indossi una maschera mostra solo la parte migliore di sé e nasconde ciò che non gli piace: è un semplice meccanismo di sopravvivenza. La verità è che non esistono persone perfette, sempre nel giusto o costantemente al top, così come non esistono individui totalmente malvagi, opportunisti o egoisti. Gli esseri umani sono estremamente più complessi e ricchi di sfumature.
Il secondo aspetto riguarda la percezione e la proiezione.
Le persone tendono a vedere negli altri ciò che si aspettano di vedere in base al proprio modello del mondo, ai propri bisogni e alla propria emotività.
Di fatto si perde di vista la totalità dell'altro e del suo comportamento, distorcendo la realtà e creando continui giudizi e incomprensioni.
Infine, occorre considerare il locus of control.
Chi possiede un locus of control interno si assume la piena responsabilità della propria vita, delle proprie azioni e del proprio destino. Chi ne ha uno esterno tende invece a credere che gli eventi dipendano esclusivamente dagli altri e da fattori fuori dal proprio controllo.
Un eccesso in entrambe le direzioni risulta dannoso: un locus interno rigido genera ansia da prestazione e un forte senso di colpa di fronte al fallimento, mentre un locus totalmente esterno porta alla passività, spingendo a colpevolizzare sempre gli altri o gli eventi e a delegare all'esterno il proprio benessere.
Da queste considerazioni emergono insegnamenti preziosi per la vita di tutti i giorni.
Si comprende che non ha senso confrontare se stessi con la maschera pubblica degli altri, né permettere ai giudizi altrui di definirci, perché la critica parla quasi sempre di chi la pronuncia, dei suoi limiti e delle sue proiezioni.
Una parola ferisce davvero solo quando trova all'interno un dubbio preesistente a cui agganciarsi, così come l'illusione di poter controllare tutto o, al contrario, la rinuncia a ogni responsabilità privano della propria vera forza e autonomia.
In definitiva, gli altri pensano a chi si ha di fronte molto meno di quanto si immagini, poiché ognuno è impegnato a gestire la propria vita.
Smettere di idealizzare o demonizzare chi ci circonda restituisce la libertà di interagire con esseri umani reali e imperfetti, ricordando che la vera autostima fiorisce proprio quando si comprende che la fobia sociale non è una condanna strutturale, ma solo un errore di valutazione da cui ci si può liberare.
Quando inizi a volerti bene, gli altri ti incuriosiscono e non fanno più paura, e diventi finalmente libero/a.


lunedì 31 agosto 2026

Perchè ci serve una legge nazionale che ci tuteli

 




Per una serie di incomprensioni, perchè è mancato il dialogo, un uomo di 34 anni o ragazzo di 34 anni, le interpretazioni sono personali, è sotto processo per stolking al condominio. Sui giornali è apparsa la notizia che è un hikikomori, ma la maggior parte delle persone non sa cos'è e ancor peggio il giudice puo' dire che a livello legale gli hikikomori non esistono 

Siamo venuti in contatto, per vie traverse, con un hikikomori di 39 anni, con tre bambini. Un uomo che ha subito gravi problematiche sul lavoro

C'è una madre di un hikikomori di 37 anni che chiede al padre del ragazzo aiuti finanziari poichè lei è povera e il padre è ricco. La risposta è stata: mi sono informato, gli hikikomori sono adolescenti attaccati al pc, nostro figlio è adulto, non è hikikomori 

E poi tante altre storie di insegnanti chiuse in camera dal tempo del covid, nonostante avessero risolto molti problemi dei loro alunni, uomini diventati hikiki a 52 anni e ci hanno anche lasciato l'intervista 

Purtroppo facendo solo indagini tra gli studenti e non tra i NEET c'è una percezione sbagliata del problema che ci farà finire dritti come il Giappone, ovvero a un milione o forse un milione e mezzo di ritirati sociali 

Vi lasciamo il link della petizione pro legge Ruffino, aiutateci per favore 

LEGGE SUGLI HIKIKOMORI. IL PARLAMENTO LA DISCUTA SUBITO.

L'intervista a Francesco 


PARLIAMO DI NEURODIVERGENZE

 




Ricordo che la mia maestra delle elementari, già più di mezzo secolo fa, diceva che certe difficoltà dei bambini un domani avranno un nome

Ed ecco il nome: neurodivergenza, ovvero un funzionamento neurologico e cognitivo che si discosta dalla media della popolazione definita neurotopica 

Ora.. è qui che si aprono gli scenari più impensati 

Quando prendi la patente e guidi la tua macchinina hai due possibilità molto chiare: o porti un anziano a fare una visita medica o ti scagli sulla folla per fare del male 

Fino a qui tutto chiaro, ma che dire se finisci sulla folla per un malore, ma poi sai.. forse un po' di tasso alcolico nel sangue c'era, e si che comunque quella patologia cardiaca non era ben curata .. e quindi si apre il romanzo infinito 

Così è stato per le neurodivergenze finchè il dott Galimberti non ha preso una posizione chiara 

“La scuola è diventata una clinica psichiatrica”
Queste le parole dello psicoanalista Umberto Galimberti.


"La scuola elementare sembra che sia diventata una clinica psichiatrica, sono tutti discalculici, disgrafici, dislessici, asperger, autistici, ma chi l’ha detto? Ai tempi miei non c’erano queste condizioni, c’era uno che era più bravo e quell’altro un po’ meno bravo che poi si esercitava e diventava bravo. Perché patologizzare tutte le insufficienze?"
Umberto Galimberti







Il prof Galimberti è supportato dai più grandi studiosi


In più si aggiunge la pretesa psichiatrica di voler etichettare massicciamente questa generazione. L’Adhd, il cosiddetto ipercinetismo, lo spettro autistico, il Dop, disturbo oppositivo provocatorio, e quant’altro sono sempre più presenti nelle nostre vite. Un aumento totalmente privo di evidenze scientifiche.

Cioè che ne risulta è un quadro drammatico ed etichettante, con lo scopo di dichiarare malati questi ragazzi e ragazze. Considerando i loro stati ansiogeni appartenenti alle condizioni tipiche della loro età e alle situazioni che ho precedentemente descritto come problemi della singola persona. Portando così il singolo ragazzo a essere un problema per la società.




La logopedista Ludovica Isotta Turchetti, nella rubrica I Protagonisti, condotta da Francesco Bunetto, ha denunciato una tendenza diffusa tra genitori e insegnanti a cercare diagnosi e certificazioni per i bambini come strumento per rassicurare sé stessi.



Dopo il dott. Galimberti, il dott. Novara, il dott. Tonioni, la dott.ssa Vincenza Palmieri, abbiamo trovato un'altra professionista che parla di diagnosi affrettate 
Complimenti dott.ssa Ludovica Isotta Turchetti 

domenica 30 agosto 2026

BRAVO LEONARDO LEONE!





 Oggi appena un ragazzo incontra una fatica, troppo spesso gli viene appiccicata un’etichetta.

E da lì il rischio è enorme: che non lavori più sulla crescita né la scuola, né la famiglia, né lui stesso.
In questo video ti dico perché, secondo me, così non stiamo aiutando i ragazzi. Li stiamo indebolendo.
Guardalo fino alla fine e poi dimmi la tua nei commenti.

Il mio viaggio in Giappone, di Elina e Marzia

 




Molto bello questo post di IL MIO VIAGGIO IN GIAPPONE, un sito di due ragazze italiane che fanno le guide turistiche in Giappone 

In Giappone ci sono insegnanti che ogni mattina preparano una lezione per bambini che forse non riusciranno nemmeno a varcare il cancello della scuola.
Non perché non vogliano imparare. Non perché siano pigri.
A volte semplicemente non ce la fanno.
In Giappone esiste una parola:
不登校 - futōkō.
Indica quei bambini e ragazzi che per periodi prolungati, smettono di frequentare la scuola. Un fenomeno gravissimo di dispersione scolastica.
Dietro possono esserci, fattori come: ansia, difficoltà nelle relazioni, bullismo, pressione scolastica, disagio familiare.
Ma soprattutto ci sono ragazzi che a un certo punto, guardano la porta di casa e sentono che uscire è diventato troppo difficile.
A Miyagi, alcuni insegnanti stanno cercando un modo diverso per raggiungerli.
Non sempre dicendo:
“Domani devi tornare a scuola.”
A volte partono da molto meno.
Un giovane insegnante racconta di proporre obiettivi minuscoli:
“Oggi proviamo ad arrivare fino a quel palo?”
E magari il giorno dopo:
“Proviamo fino al cancello della scuola?”
Un palo. Un cancello. Pochi metri.
Per qualcuno possono sembrare niente.
Per un ragazzo che da settimane non riesce a uscire di casa possono essere enormi.
Ed è forse questa la parte che fa più male.
Perché mentre gli altri entrano in classe, aprono i quaderni, ridono durante l’intervallo e tornano a casa lamentandosi dei compiti…c’è qualcuno che vorrebbe semplicemente riuscire a fare quello che per gli altri è normale.
Arrivare fino alla strada.
Fino al cancello.
Magari, un giorno, fino alla propria sedia.
In Giappone il fenomeno continua a crescere nonostante diminuisca il numero complessivo dei bambini.
A Miyagi, secondo un reportage del Kahoku Shimpo ripreso dal The Japan Times, in una classe elementare possono esserci in media uno o due alunni che non frequentano regolarmente; alle medie il numero può salire a due o tre.
E anche gli insegnanti raccontano la propria impotenza.
Vorrebbero aiutare, telefonano e provano a parlare con le famiglie. Cercano una porta che non faccia paura. Ma non sempre vengono accolti.
Forse è facile chiedere:
“Perché quel ragazzo non va a scuola?”
È molto più difficile chiedersi:
“Quanto deve stare male un ragazzo perché anche attraversare un cancello diventi una montagna?”
E forse, qualche volta, aiutare non significa trascinarlo dall’altra parte.
Significa semplicemente camminare accanto a lui.
Prima fino al palo. Poi, se ce la farà, fino al cancello.






sabato 29 agosto 2026

DIETRO UN SORRISO

 




Con molta, moltissima fatica ho letto il meraviglioso libro di Lara Brufatto

Il libro ha sempre stazionato li, vicino al mio pc, ma alcuni giorni dicevo: oggi ce la faccio, oggi non ce la faccio 

E' la storia di Giorgio, un bambino che ha incontrato molte poche persone oneste, pulite ed empatiche e tante persone invidiose, perchè si sa che il male si accanisce sul bene, dai tempi di Caino e Abele 

Ma è la storia anche di Lara, una madre coraggio che ha spostato le montagne nel nome di un figlio meraviglioso 

Non riesco a raccontarvi la storia.. davvero troppo dolore e poi quel capitolo in cui si narra dell'insegnante che in terza elementare ha trattato molto male Giorgio.. davvero li la mia lettura ha avuto uno stop di molti giorni 

Vorrei pero' dirvi della conclusione del libro, di come Lara si batte perchè non venga infangato il nome del figlio, perchè ci sia giustizia, la stessa giustizia che Giorgio ha sempre inseguito, di come Lara si batte perchè ci siano famiglie che non abbiano a patire cio' che ha patito lei, suo marito e il loro cucciolo 

Eggià.. è quello che dico sempre io, non toccate i cuccioli che le madri vi rivoltano come un pedalino 

Vi consiglio caldamente la lettura di questo manuale di bontà, vi farà diventare genitori migliori 

Dietro un sorriso. Lara Brufatto

La panchina dell'amicizia di Gio'  

Gallarate: Panchina di Gio, l'amicizia contro la depressione  


venerdì 28 agosto 2026

CONSIDERAZIONI DI UNA MADRE




 Viste le assurde sterili polemiche degli ultimi giorni, ci tengo a fare una precisazione 

Quando tu hai la glicemia alta, sopra un certo valore standard, sei malato, hai il diabete 

La malattia mentale non ha confini precisi, ma nel caso del ritiro sociale volontario, se capita in obbligo scolastico, ti succede quanto segue

Fino a che non passa la legge Ruffino, le nostre famiglie, sono costrette a portare i figli dal neuro psichiatra per la deroga delle assenze 

Dato che il neuro psichiatra è un medico e non puo' certificare un disagio, deve dire che c'è una fobia scolare, che è una malattia e quindi giù farmaci, secondo il prontuario medico. E' vero che c'è anche il medico che capisce l'assurdità della situazione e non da farmaci, ma c'è anche chi non appoggia la legge Ruffino e quindi questa situazione disastrosa per le nostre famiglie potrebbe andare avanti all'infinito 

Per quello che riguarda le neurodivergenze è chiaro che oggi c'è un abuso diagnostico. Non lo dico io, lo dicono Galimberti, Novara, Turchetti, Palmieri, Tonioni ed altri 

La mia maestra delle elementari, grande persona, ogni tanto faceva fare i lavori di gruppo con i banchi a cerchio e in quei giorni i più bravi aiutavano i meno bravi. Lei diceva che non gli interessava che chi faceva più fatica fosse uguale agli altri e valutava l'impegno. Se un bambino migliorava lei dava comunque la sufficienza perchè valutava l'impegno 

D'altra parte il compagno delle elementari di mio figlio che non capiva le cose più semplici a scuola, adesso è fabbro, con dei dipendenti, una moglie e due bambini ed è felice. Mio figlio laureato in ingegneria a pieni voti con tre anni di dottorato non ha trovato il suo posto nel mondo 

Quindi è inutile che i genitori si affannano a etichettare i figli nella speranza di dargli un futuro o anche gridare alle dipendenze da internet senza voler minimamente mettersi in gioco 

In 10 anni ho visto ben pochi genitori voler fare auto critica. C'è chi si è scagliato contro tutti pur di non ammettere il benchè minimo errore 


Basta con gli screening a tappeto a scuola

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